Cinema Festival

Samp

Stefano Valva

Uno dei film più irriverenti del Trieste Film Festival è senza dubbio Samp, diretto dal duo Flavia Mastrella e Antonio Rezza. Samp oltre ad essere il titolo dell’opera, è anche il nome del protagonista, ossia di uno strambo sicario di una Puglia folkloristica, il quale dopo aver assassinato la madre, viene ingaggiato da un despota locale, per uccidere alcuni personaggi topici del territorio, ossia persone comuni che vengono ritenute inutili, proprio perché portatori di antichi valori o di normalità oramai ritenute insensate. 

Il tutto compone una particolare satira, con un humor che solo uno spettatore flessibile e senza pregiudizi può accettare: in primis, per una visione totalmente maschilista e primordiale dell’uomo in rapporto alla donna, la quale viene perennemente categorizzata come prodotto usa e getta, come femme fatale, come appagatrice di esigenze fisiche, quindi secondo tutte le varie tipizzazioni che ossessionano l’uomo medio nella rispettiva vita; poi, per una diretta critica sociale all’inclinazione intrinseca della società moderna di non volersi migliorare, poiché sempre pronta a frenare sia le vecchie generazioni portatori delle tradizioni, sia quelle più giovani creatori di inediti valori. Infine, per una disamina ironica sui temi dell’illusione, dell’idealizzazione e dell’apparenza, caratteristiche preoccupanti dell’attuale post-capitalismo, soprattutto in relazione al mondo digitale (anche se qui non vengono messi in risalto i social network e solo in parte i moderni sistemi dell’informazione). 

D’altronde, l’opera – rispecchiando lo stile dei registi – è altrettanto sensibile verso una rappresentazione teatrale, ossia verso il movimento e la resa della corporeità, perché durante le immagini-azione i personaggi si muovono quasi danzando in maniera scoordinata, mettendo in risalto le espressioni facciali ed ogni linguaggio del corpo, ripresi in maniera oculata da una camera sgranata, mobile e quasi sempre in grandangolo. 

Tornando alla questione dei generi (non cinematografici), vige qui una chiara incomunicabilità tra l’uomo e la donna – in alcune sequenze si utilizzano i sottotitoli come esteriorizzazione dei pensieri – con il primo attratto unicamente da una forma idealizzata, da un’estetica sulla perfezione che appaghi i suoi più irrefrenabili impulsi. La seconda, una sorta di musa ispiratrice, di figura ancestrale che non si concede e che non trasmette una spiccata sfera emotiva. La natura del rapporto contorto tra i sessi nel film, nasce – come accennato – da un peccato originale, ossia da un complesso di Edipo (curato come altri momenti con la musica, perché solo quando è col musicista, Samp assapora una serenità psicologica) che per il protagonista sfocia in rabbia, in oppressione, in liberarsi di una figura che ad una certa età diviene scomoda, e che va sostituita con un’altra, che in fondo è solamente il desiderio imperfetto verso un corpo, da utilizzare come giocattolo, e non verso il ricercare un’anima affine. 

Quello che più colpisce in toto di Samp, è il rapporto coordinato tra la camera e i personaggi, perché le inquadrature e la regia seguono costantemente il ritmo dei protagonisti, adeguandosi al loro movimento, modo di agire e compiere determinate azioni, quindi di spostarsi continuamente da una parte all’altra, come se la stessa camera fosse una ripresa amatoriale, filmata con un telefonino o con un dispositivo di seconda mano. 

Samp è un personaggio tout court di un microcosmo caotico, che da figura emarginata diviene sicario, da ossessionato diviene un eroe, da cinico diviene un sognatore romantico. Un protagonista poliedrico, rappresentante di varie sfaccettature sia positive, sia negative dell’umano. Tutto questo, all’interno di un film singolare, forte, sfacciato e spigliato, e che prende l’insensatezza e l’estremizzazione come pregi da consolidare. Una piccola società dell’assurdo, quasi distopica in certi versi, eppure in profondità non lontana dalle dinamiche entropiche dei contesti reali, oggi più inclini ad abbattere che a condividere, più maniaci del conformismo che dell’individualismo, più sostenitori dell’estetica che dei contenuti, ossia dei sentimenti e di conseguenza dei rapporti umani, qui ed ora deturpati della loro purezza. 


  • Diretto da: Antonio Rezza, Flavia Mastrella
  • Prodotto da: Antonio Rezza, Flavia Mastrella
  • Scritto da: Antonio Rezza, Flavia Mastrella
  • Protagonisti: Antonio Rezza, Patrizia Puddu, Silvana Cionfoli, Andrea De Santis, Armando Novara, Francesca Cogodda, Maurizio Catania, Francesco Artibani, Ferdinando Coco, Gamey Guilavogui, Flavia Mastrella
  • Montato da: Barbara Faonio, Eugenio Smith
  • Casa di Produzione: rezzamastrella
  • Durata: 78 minuti
  • Paese: Italia
  • Lingua: Italiano

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