Cinema

The Whale

Gaia Apicella

Darren Aronofsky è finalmente tornato al cinema con The Whale – in sala dal 23 Febbraio 2023 – adattamento cinematografico dell’opera teatrale di Samuel D. Hunter, autore anche della sceneggiatura del film.
The Whale ha una grandissima particolarità, ovvero quella di riuscire a creare – facendoci commuovere fino ad arrivare alle lacrime, o facendoci provare empatia con il protagonista, o ancora entrare in ansia e avere dubbi – un vero e proprio mix tra emozioni e sensazioni opposte riuscitissimo e che rende l’opera qualcosa di necessario e meraviglioso, che scava nel profondo del nostro protagonista Charlie e al tempo stesso in noi.
Un film, che come spesso accade in Aronofsky, diventa esperienza fisica e spirituale, incrocio tra quello che c’è e quello che ci sarà, e che si svolge intriso di una visione pessimista e realista; un film che purtroppo da tanti non è stato capito nelle tematiche trattate di cui parleremo a breve.

Nei panni di Charlie troviamo un grandissimo Brendan Fraser, rilanciato sicuramente da questa interpretazione; per tutta la durata della pellicola non sparisce mai dalle inquadrature, ma è la figura intorno alla quale gira qualsiasi altra azione. Egli riesce ad interpretare meravigliosamente un professore di inglese obeso e solitario, una persona a cui non piace farsi vedere in queste condizioni, e di conseguenza tiene la webcam spenta ogni volta che svolge le lezioni del suo corso universitario di scrittura in videoconferenza.
È assistito da Liz (Hong Chau), la sua infermiera e unica amica, che insiste per convincerlo a farsi visitare in ospedale per un grave rischio di insufficienza cardiaca congestizia, ma Charlie rifiuta sempre perché non ha abbastanza soldi per potersi pagare le visite e le medicine, o almeno così ci vuole far credere.
Quando però Liz lo visita, dice che gli resta poco tempo da vivere; per questo motivo, l’uomo decide di riallacciare i rapporti con la figlia Ellie (Sadie Sink), un’adolescente che afferma di odiarlo in quanto è stata abbandonata da lui ad otto anni, poichè lui era innamorato di Alan, un suo studente, che poi si è suicidato per problemi legati ad una setta religiosa chiamata New Life Chruch, ed è proprio dalla sua morte che Charlie ha iniziato a stare male e a mangiare tanto.
Nel frattempo, nella sua vita entra anche Thomas (Ty Simpkins), un giovane missionario che tenta di evangelizzarlo e aiutarlo.
L’arrivo di nuove persone – e soprattutto di Ellie – nella vita di Charlie, che come dicevamo era isolato da tutto e da tutti, porterà l’uomo a rivivere i suoi ricordi e i traumi che l’hanno fatto diventare quello che è ora.

Partiamo subito dalla scelta stilistica di Aronofsky di girare il film nel formato 4:3, scelta che crea nello spettatore una sensazione contemporaneamente di claustrofobia, di intimità e di oppressione nell’unico ambiente rappresentato come luogo angusto: la casa di Charlie. La decisione di aver ambientato tutto in questo luogo ricorda un impianto teatrale – un unico spazio in cui si consuma qualsiasi atto – come a conferma di una certa fiducia all’originale da cui è tratto il film, e sicuramente in questo c’entra il discorso che a scrivere la sceneggiatura è stato proprio l’autore dell’opera teatrale; nonostante ci siano degli allontanamenti dal cinema di Aronofsky e quindi questo film non sia da questo punto di vista proprio audace o carico come altri suoi, non mancano alcune immagini disturbanti e tratti stilistici autoriali tipici del regista, e in generale rimane uno dei migliori film di questo periodo. Reputo che alcune volte una forma di sperimentazione come questa per un regista possa essere un modo per rendersi conto meglio ancora delle proprie potenzialità e per evolversi, così da capire la prossima volta cosa seguire e cosa no (e per questo motivo mi aspetto grandi cose dal prossimo film di Aronofsky.

Atro dettaglio da ricordare durante tutta la visione perché poi sarà sempre più chiaro il collegamento tra questo modo di impostare il film e la tematiche trattate, è il fatto che The Whale è scandito nell’arco della settimana, giorno dopo giorno.
Da questa struttura, che ci fa capire meglio i temi, possiamo analizzare più facilmente il film che non è facile e non è incentrato sull’obesità come tutti potrebbero pensare a primo impatto, seppure questo aspetto ha la sua importanza perché genera una sorta di depressione in Charlie – parliamo di un uomo che ha addosso 300 chili, resi in modo iper realistico attraverso l’uso di una fat suit e un trucco prostetico applicati a Fraser – e una difficoltà nel vivere con le due conseguenze che sono strettamente collegate e alla base dell’intera narrazione, ovvero il suicidio e l’elaborazione del lutto, che procedono proprio nell’arco della settimana in un crescendo continuo.
L’obesità è arrivata dopo la perdita di Alan, e ciò che ha più impatto durante tutta la visione è che quello che fa Charlie, fin dall’inquadratura iniziale, è proprio perdere la sua vita, perdere sé stesso, sacrificarsi per gli altri a cui tiene; lo fa scegliendo di non curarsi in ospedale e anzi in alcuni momenti di mangiare ancora di più come a sfidare la morte, esagerando anche quando Liz gli fa notare che sta arrivando la sua fine.
In seguito capiamo che egli rinuncia a spendere i suoi soldi per darli tutti alla figlia Ellie, della quale si è sempre informato quando sentiva la moglie e a cui tiene così tanto da voler stare tranquillo che avrà un buon futuro.

Questa ultima cosa mi fa venire in mente proprio una frase che dice Charlie all’improvviso (“Non hai mai la sensazione che le persone siano incapaci di non amare?”); ciò testimonia che lui è un personaggio complesso, che non riesce mai a vedere il lato cattivo nelle altre persone, ma che anzi dice solo che sono sincere e fa così anche con la figlia che invece fin dal loro primo incontro gli dimostra solo odio. Questo sentimento d’amore che caratterizza Charlie è qualcosa di positivo che viene poi compensato dal lato negativo che, come tutti noi, ha anche lui, e nel suo caso si tratta di un sottile egoismo.
Altra caratteristica importante del nostro protagonista è che lui è una persona costantemente alla ricerca del perdono e di una conferma da parte di chi lo circonda, soprattutto riguardo se ciò che sta facendo – morire per lasciare tutto alla figlia – sia la cosa giusta oppure no.

Il finale ha un impatto grandissimo, quasi a cannibalizzare tutto il film: vediamo infatti Ellie che torna da Charlie furiosa con suo padre per il brutto voto preso a causa del tema che le ha scritto (lei durante i loro incontri aveva chiesto al padre aiuto per fare un tema per la scuola). Charlie dice di aver sostituito il suo saggio con un saggio critico su Moby Dick che lei aveva scritto in terza media, poiché lo considerava il saggio più sincero che abbia mai letto. La figlia rimprovera il padre che invece è in lacrime mentre tenta di riconciliarsi un’ultima volta, poi però lui si sente male – siamo alla fine della settimana e contemporaneamente alla fine della sua vita in quanto quegli attimi segnano proprio il momento di morte che si sta avvicinando – e le chiede di leggergli per l’ultima volta quel saggio (vedremo infatti che la lettura di questo scritto della figlia ritorna durante il film) e mentre Ellie legge, Charlie finalmente riesce ad alzarsi e avvicinarsi a lei senza deambulatore (cosa che non era riuscito a fare durante il primo incontro). Lei finisce di leggere e sorride commossa a suo padre, mentre Charlie a fluttuare avvolto da una luce bianca brillante che lo riporta con un flashback della sua vita passata, quando era più magro e al mare con la sua famiglia; un ricordo felice come la tranquillità e la forza con il quale è andato via, il tutto a rappresentare quell’ignoto che ha aspettato e raggiunto, quella spinta nell’abisso, in un finale che non è facile definire né come positivo né come negativo ma che sicuramente è così potente da aprire a spunti e riflessioni anche post visione.

Non dobbiamo dimenticare quanto importante sia il collegamento con Moby Dick di Herman Melville, che non è solo nel titolo The Whale (ovvero la balena, elemento rimandante sia al romanzo che al protagonista per la sua mole), non è solo nel fatto che ritorna spesso nel film con il saggio diventando già di per sé un elemento disturbante, ma è presente soprattutto in Charlie che per il suo dilemma riguardo l’ignoto, per il senso di speranza, e la possibilità di riscattarsi – tutti aspetti che fanno parte di quel romanzo, che in un certo senso quindi lo rappresenta anche spiritualmente.

Un film che assolutamente non potete perdere in sala, e che vi piaccia o no Aronofsky recuperatelo!


  • Diretto da: Darren Aronofsky
  • Prodotto da: Jeremy Dawson, Ari Handel, Darren Aronofsky
  • Scritto da: Samuel D. Hunter
  • Tratto da: "The Whale" di Samuel D. Hunter
  • Protagonisti: Brendan Fraser, Sadie Sink, Hong Chau, Ty Simpkins, Samantha Morton
  • Musiche di: Rob Simonsen
  • Fotografia di: Matthew Libatique
  • Montato da: Andrew Weisblum
  • Distribuito da: A24 (Stati Uniti), I Wonder Pictures (Italia)
  • Casa di Produzione: Protozoa Pictures
  • Data di uscita: 04/09/2022 (Venezia), 09/12/2022 (Stati Uniti), 23/02/2023 (Italia)
  • Durata: 117 minuti
  • Paese: Stati Uniti
  • Lingua: Inglese
  • Budget: 3 milioni di dollari

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