Arti Performative Dialoghi

Al via a San Gimignano il festival “Orizzonti Verticali”: “Non in mio nome”, la XIII edizione. Intervista a Tuccio Guicciardini

Renata Savo

Torna a San Gimignano da domani 31 luglio al 5 agosto “Orizzonti Verticali – Arti sceniche in cantiere”, la XIII edizione con il sottotitolo di “Non in mio nome”, diretta da Patrizia de Bari e Tuccio Guicciardini.

Torna a San Gimignano (Siena) da domani 31 luglio al 5 agosto Orizzonti Verticali Arti sceniche in cantiere, la XIII edizione con il sottotitolo di “Non in mio nome”. Il borgo turrito tra le mete più iconiche della Toscana, eletta Patrimonio dell’Unesco nel 1990, si animerà, con la direzione artistica di Patrizia de Bari e Tuccio Guicciardini, con 21 appuntamenti di danza, teatro, musica, performance tra cui 5 prime nazionali.
Orizzonti Verticali è un progetto di compagnia Giardino Chiuso, con il sostegno di Fondazione Fabbrica Europa nell’ambito del progetto regionale Ente di rilevanza dello spettacolo dal vivo della Regione Toscana, Regione Toscana, Amministrazione Comunale Città di San Gimignano_Assessorato alla Cultura e Banca Cambiano, in collaborazione con Fondazione Accademia Musicale Chigiana, Galleria Continua, Fondazione Musei Senesi/Opera Laboratori.
In dialogo con noi, Tuccio Guicciardini.

Partiamo dal titolo di questa 13ma edizione “Non in mio nome”.
È stata una combinazione di eventi che ci ha portato a sottotitolare il Festival con questa frase di immediata comprensione. A partire dai risultati ministeriali negativi che hanno scardinato un comparto, quello dello spettacolo dal vivo, già ampiamente in difficoltà, noi compresi; questo mestiere sembra diventato una lotta alla sopravvivenza, fatto di numeri e progetti nati e pensati per avvicinarsi a un sistema che valorizza sempre meno l’artista e l’opera d’arte a favore di dinamiche sterili commerciali, eludendo il rischio artistico e la ricerca.
Quindi in prima battuta nasce l’idea di un “funerale artistico”, quello del nostro progetto di festival, declinato attraverso l’immagine di quest’anno, un crisantemo. Che è direttamente collegato all’orrore che stiamo vivendo questi ultimi anni di guerre vicine, fino ad arrivare al massimo della violenza umana nella striscia di Gaza, della quale non possiamo tacere. Nel nostro piccolo vogliamo denunciare con un messaggio di forte disapprovazione e, nonostante l’impotenza che ci accomuna a molte persone, prendere pubblicamente posizione davanti a questa tragedia. Successivamente si è integrato il sottotitolo, che riassume in poche parole diversi significati: “Non in mio nome la guerra, il genocidio, la violenza in tutte le sue declinazioni, il sopruso alla dignità umana. E “non in mio nome” l’uccisione, perpetuata lentamente e scientemente, della cultura nella nostra povera Italia. Avvertiamo il dovere di dissentire, replicare, sussultare. Non rimanere inermi, succubi e vinti.” In conclusione del festival è prevista una azione poetica che si snoda dalla Piazza del Duomo alla Piazza Sant’Agostino. A partire dal primo pomeriggio sarà composto, al centro della piazza, esclusivamente con dei fiori bianchi, un disegno del Crisantemo, immagine scelta per Orizzonti Verticali 2025. Centinaia di fiori, raccolti e donati, deposti uno accanto all’altro a formare un disegno gigante del Fiore che, dopo il suo completamento, sarà smembrato e poi raccolto dalle persone presenti invitate a partecipare all’evento. Partirà così una processione laica e solenne, verso la Piazza Sant’Agostino, luogo dove OV25 si avvierà verso il suo epilogo. Il bianco sarà predominante e sconcertante, composizione e scomposizione necessarie al cambiamento, alla trasformazione.

Niente contributo del Mic. Per quale tipo di categoria avevate fatto domanda? Per il multidisciplinare? Quanto pesa in termini economici l’assenza di Mic, di quali cifre parliamo?

Non è il primo anno che vediamo il rifiuto da parte del Ministero e siamo stanchi. 28 anni di lavoro sul territorio e in ambito nazionale e internazionale, una vita dedicata all’arte del teatro e della danza che sembra non avere nessun valore. Il contributo del MiC era l’ultima occasione di tenere in vita un progetto di festival che è nato proprio per aprire uno spazio all’arte e allo spettacolo dal vivo; la nostra vocazione è la produzione, ma abbiamo investito risorse economiche ed umane per tenere viva un’idea di ospitalità in una città che di arte dovrebbe nutrirsi. Il Multidisciplinare è il nostro ambito, i numeri quest’anno erano alti e avevamo tutte le carte in regola. È evidente che per il Ministero questo non è stato sufficiente, abbiamo un punteggio della qualità artistica che rasenta il ridicolo, con in cartellone moltissime realtà nazionali finanziate dal MiC, che poi giudica di bassa qualità. Parliamo di 70.000 € per poter radicare definitivamente il nostro progetto di festival. Questa nuova classe dirigente con l’attuazione dell’ultimo decreto del FNSV, e conseguentemente con moltissime realtà italiane declassate o addirittura cancellate, dichiara, palesemente, una guerra che non lascerà feriti sul campo. Le regole definite dal Ministero della Cultura sono chiaramente a sostegno di attività che evitano il “rischio culturale” e avvantaggiano le dinamiche “commerciali”. Noi non vogliamo allinearci in nessun modo ad una cultura che preveda solamente l’intrattenimento e la logica del mercato.


E quanto costa un festival come Orizzonti Verticali, il cui programma quest’anno è comunque nutrito – 21 appuntamenti snodati nell’arco di 6 giornate?

Il programma era più corposo, per un totale di 30 lavori tra teatro, danza, performance, musica ed eventi paralleli come incontri, presentazione di libri, workshop e residenze. Abbiamo tagliato prima gli incontri e le presentazioni di libri e gli eventi più costosi. Poi le residenze e l’ospitalità dei più giovani puntando su spettacoli da palcoscenico che si svolgeranno alla Rocca di Montestaffoli che sarà Il nostro campo di azione come segno di “difesa delle nostre idee”, anche se non mancheranno alcune incursioni in altri luoghi della città. Un “arroccamento” intenzionale, una scelta artistica esplicita per riordinare le fila di pensiero e rilanciare gli orizzonti.” Il festival così composto nella sua versione definitiva costerebbe non meno di 100.000,00 € e lo lo realizziamo con la metà della cifra. Ma questo non è più sostenibile.

Riepiloghiamo la peculiarità di questo festival che sorge nel cuore pulsante di una cittadina molto particolare e del tipo di comunità che si crea intorno al festival.
Fin dalla sua nascita OV voleva essere un contenitore dove le varie generazioni del teatro e della danza potessero convivere nei programmi e alimentarsi a vicenda. La conformazione urbanistica di San Gimignano, con le sue mura medievali e i suoi giardini chiusi, esalta benissimo il concetto di dialogo e incontro forzato tra artisti, operatori culturali, pubblico. Una immersione nell’arte per una settimana senza soluzione di continuità. Orizzonti Verticali attrae, da ormai 13 anni, molte persone affezionate al format che arrivano da tutta Italia e non solo, ma la vera anima rimane il coinvolgimento dei cittadini sangimignanesi, i quali sono sempre disponibili alla collaborazione. Ci viene in mente, ad esempio, l’apertura dei giardini privati (veri e propri Hortus conclusus nel 2021) dove i proprietari hanno messo a disposizione i propri spazi senza chiedere niente in cambio. D’altronde tredici anni di festival hanno sensibilizzato notevolmente la nostra comunità.


Danza, fiabe, visioni. C’è anche un progetto molto particolare fruibile in Virtual Reality. Ce
ne può parlare?

Le proposte programmate sono sempre intrise di visioni artistiche. Speriamo vivamente che anche stavolta si riesca nell’intento di proporre lavori nuovi e interessanti. Ci saranno ben due prime nazionali e altrettante prime regionali. Quest’anno, per la prima volta, apriamo anche al teatro e danza per bambini con due titoli tratti dalle fiabe dei fratelli Grimm. Il Cappuccetto Rosso nel bosco di Zaches Teatro, che sarà rappresentato all’interno di un uliveto dove gli spettatori incontreranno i protagonisti della fiaba, e una installazione sonora e visiva su Biancaneve, con la splendida interpretazione di Carla Tatò, un’immersione dentro il mondo dei fratelli Grimm. Un assaggio dello spettacolo che andrà in scena questo inverno nei teatri italiani. Spettacoli che consigliamo anche agli adulti.
OV è, per tornare alla tua domanda, sempre stato attento ai nuovi linguaggi e alle nuove tecnologie in dialogo con la tradizione. Quest’anno sarà possibile fruire, con gli occhiali VR, il risultato finale del progetto PNRR – ideazione Margherita Landi e Agnese Lanza – vinto dalla Compagnia Giardino Chiuso sulla transizione tecnologica. Abbraccia un borgo – Embracing places ha visto tre comuni coinvolti: San Gimignano, Colle di Val d’Elsa e Calenzano, ed è risultato vincitore della Menzione Onoraria al CultTech per ArsElectronica Award 2024 – Vienna e finalista al Fedora Prize. Il progetto coinvolge attivamente i residenti e i paesaggi unici dei piccoli paesi, creando opere site-specific basate sulla comunità, che risuonano del significato emotivo di ogni luogo. Si costruisce così un archivio di abbracci diversi e una rete di borghi.

(Cappuccetto Rosso nel bosco di Zaches Teatro. Foto di Paolo Meneghetti)

E poi c’è anche spazio per la musica. Arriveranno ben 54 elementi a suonare nella Chiesa di Sant’Agostino. Immagino ci sia già fermento da parte del pubblico per questo tipo di iniziativa.
Sì, c’è una forte aspettativa per questo evento che si terrà nella Chiesa di Sant’Agostino. Da anni collaboriamo attivamente con l’Accademia Chigiana, e quest’anno ospiteremo un evento veramente eccezionale. Il programma vede la suite Nobilissima visione di Paul Hindemith e la Sinfonia n. 4 in mi min. op. 9 di Johannes Brahms, eseguita da una nuova formazione di 54 elementi composta da giovani provenienti dalle Regioni Toscana e Emilia Romagna, che ha appena ricevuto la denominazione di Orchestra Fondazione Luciano Pavarotti. Siccome il concerto è gratuito si consiglia la prenotazione. Questo evento chiuderà OV25, e non sappiamo se il destino ci porterà nelle catacombe e nell’oblio, ma noi siamo speranzosi di rivedere un orizzonte che sia il più verticale possibile.

[Immagine di copertina: “Abbraccia un borgo”. Foto di Sofia Giuntini]



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