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Una “dark” Giovanna D’Arco torna in scena a Roma. Intervista al regista Matteo Fasanella

Renata Savo

Nonostante i quasi sei secoli che ci separano dalla sua nascita (595 anni, per l’esattezza), Giovanna D’Arco, la “Pulzella d’Orlèans”, continua a far parlare di sé. A teatro succede dal 2019 che la compagnia romana DarkSide la riporti in vita raccontando il suo travaglio umano, il suo mistero e la forza della sua visione in un adattamento scritto e diretto da Matteo Fasanella. Adattamento perché il testo riprende diverse e numerose fonti, in particolare studi e dagli scritti di Andrew Birkin, Luc Besson e G. B. Shaw. In scena Sabrina Sacchelli, Pietro Bovi, Lorenzo Martinelli, Nicolò Berti, Diana Forlani, Matteo Fasanella e Guido Lomoro. Chi era davvero Giovanna D’Arco? Cosa muoveva la sua passione? Lo abbiamo chiesto a Matteo Fasanella, che fa ritorno in scena con Giovanna Dark da domani 16 a domenica 19 aprile al Teatrosophia di Roma.

Matteo Fasanella

Per la vostra compagnia, di nome Dark Side ETS, fare una Giovanna D’Arco “Dark” era quasi d’obbligo. È un caso oppure in qualche modo questo lavoro vuole essere una sorta di manifesto poetico?

Non è assolutamente un caso ma non è neanche un pretesto. Come direttore artistico della DarkSide mi interrogo da sempre sull’oscurità, mai intesa come malvagità, dei personaggi che vado a raccontare. I non detti, il mistero, i lati nascosti sono elementi narrativi che mi incuriosiscono e stimolano molto. Nel caso specifico di Giovanna Dark è proprio il contesto storico nel quale si svolgono i fatti ad essere completamente avvolto nell’oscurità. Il “caso Giovanna D’Arco” è tutt’ora un episodio irrisolto e pregno di mistero, pertanto era avvincente e stimolante raccontarlo in teatro con la nostra cifra.

Alla fonte della drammaturgia, Andrew Birkin, Luc Besson e G.B. Shaw: in che modo e in che misura la scrittura se n’è arricchita?

I tratti di Birkin e Besson sono stati spunti per la costruzione del binario drammaturgico. La scansione dei fatti e della temporalità della vicenda era molto efficace e mi sono fatto stimolare per costruire la drammaturgia. Invece la visione di Shaw mi ha permesso di portare avanti la storia oltre il secolo dei fatti.

Il fascino di una figura come Giovanna D’Arco attraversa letteratura, cinema, e anche teatro. Cosa ci affascina ancora di questa figura?

Il fortissimo impatto umano che ha avuto il suo passaggio sulla terra. Al netto di qualsiasi risposta (che mi sono guardato bene dal dare) all’interrogativo che accompagna la sua vicenda “strega o santa?”, Giovanna ha avuto su tutte le personalità che l’hanno accompagnata, sostenuta, foraggiata e poi tradita, un fortissimo impatto umano. Questo è l’elemento che lo rende ancora oggi, a mio avviso, un archetipo misterioso e al tempo stesso luminosissimo. E credo che abbiamo bisogno, oggi, di parlare di storie che ci ricordino quanto sia necessario riconoscerci in quanto esseri umani.

Foto di Manuela Giusto

Come hai lavorato con gli attori?

Questo spettacolo è alla settima edizione. Ha avuto vari cast e il lavoro con gli attori è sempre stato stimolante. Ci sono tutti personaggi molto definiti e funzionali, a sé stessi e alla vicenda. Tutti portano la loro storia, in parallelo a quella di Giovanna. Ho suggerito a tutti gli attori di vivere in maniera personale questa vicenda, aggiungendo così alla loro caratura attoriale quell’impatto umano di cui la vicenda necessita.

Dopo Roma ci saranno altre occasioni per vedere il lavoro?

È uno spettacolo, come gli altri che abbiamo in repertorio, che vorrebbe imporsi sul mercato nazionale come un’alternativa virtuosa al mero intrattenimento che troppo spesso vediamo nelle proposte dei cartelloni teatrali. Al tempo stesso è una macchina ingombrante da muovere, per numero di persone coinvolte e complessità allestitive. L’ambizione e la voglia di farlo vedere c’è, c’è dal 2019. La nostra ambizione sbatte purtroppo su alcune dinamiche da circolino che spero un giorno si riescano a scardinare e si possa ottenere maggiore ascolto e spazio, per noi come per altre realtà meritevoli che vivono le nostre stesse difficoltà.

[Immagine di copertina: foto di Manuela Giusto]



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