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“Il cielo sopra Belluno”: al via il festival di teatro Under35. Intervista a Vassilij Gianmaria Mangheras

Renata Savo

Parte oggi 26 giugno a Belluno, e fino all’11 luglio, la sesta edizione de Il cielo sopra Belluno, diretto da Vassilij Gianmaria Mangheras e Daniela Nicosia, festival di teatro Under35 che porta sul territorio bellunese il meglio della scena emergente italiana, offrendo uno spazio di espressione a una generazione di artisti capace di scardinare i paradigmi tradizionali.

Non solo spettacoli, di cui alcuni in anteprima nazionale, ma anche talk e dj-set. L’apertura del festival è infatti affidata a un momento di riflessione teorica ideato da Mangheras dal titolo La fine dell’autofiction? Riflessioni sui limiti del racconto dell’io.

Foto: festival Il cielo sopra Belluno (2025)

Sede esclusiva del festival è la Casa delle Arti, presso lo Spazio EX di Belluno, un luogo simbolo di rigenerazione urbana, sottratto all’abbandono e restituito alla cittadinanza quasi una decina di anni fa per diventare palcoscenico di una programmazione abita il territorio con uno sguardo nuovo.
Ne parliamo con il co-direttore artistico Vassilij Gianmaria Mangheras.

In foto, i direttori artistici Vassilij Mangheras e Daniela Nicosia

Parliamo un po’ dello spazio in cui si tiene il festival: la Casa delle Arti, presso lo Spazio EX di Belluno. Dove si trova, cosa era prima, che cosa rappresenta oggi per voi.

La Casa delle Arti nasce a Belluno quasi una decina di anni fa con un’identità precisa, quella di creare un luogo di cultura, dove si possa fare sia teatro sia musica, dedicato alle arti sceniche in generale, e quindi anche alla danza. Era un’ex caserma militare in disuso del 7° Reggimento Alpini, che è stata appunto riqualificata grazie alla vittoria di numerosi bandi europei e nazionali da TIB Teatro. Un luogo che noi stiamo portando avanti con delle attività specifiche. È una sorta una scuola di teatro, la prima scuola di teatro nella provincia di Belluno, Attozero; c’è una foresteria, ci sono due sale prove e una sala grande teatrale con ring, insonorizzata. Dovete immaginare la nostra sala grande come un ex parcheggio per autovetture pesanti (quindi carri armati), totalmente in disuso e abbandonato. Grazie al lavoro prima di numerosi volontari di TIB Teatro – quindi nostro – e poi bandi di riqualificazione urbana è diventato oggi un polo culturale particolarmente attrattivo fra le Dolomiti.

Il cielo sopra Belluno 2026 si aprirà con un interessante talk su “La fine dell’autofiction?”. Siamo davvero arrivati alla “fine” di un genere letterario che ha sua volta investito, soprattutto dall’inizio del Nuovo Millennio, anche il teatro e le arti performative in generale? O è più un “desiderio”, quello di fare un po’ – diciamo anche di “mettere” – un punto su questo genere? Come mai avete deciso di partire da questo tema, discutendone in apertura dell’edizione 2026 del festival?

Esatto, il festival di quest’anno apre proprio alle 16.30 venerdì 26 giugno con questo talk, facendoci appunto una domanda su questo genere che non è solo un genere teatrale ma anche un genere letterario. Non vogliamo dare per forza una risposta: l’idea di mettere un punto ci sembra eccessivo, ma vogliamo sicuramente interrogarci insieme agli artisti e ai critici su quella che è una forma molto usata, a volte abusata, della scena contemporanea e capire esattamente se abbiamo ancora bisogno di una narrazione che parta dall’”io” e che comprenda la biografia come un requisito per poter fare teatro contemporaneo oggi; oppure se si può andare avanti verso delle forme più nuove o addirittura prospettare un ritorno al passato. Questa è una domanda che nasce dall’incontro fra me e Graziano Graziani, durante una sera a cena a Bologna dopo la visione di uno spettacolo. Abbiamo iniziato proprio a discutere su quale senso avesse ancora l’autofiction come escamotage teatrale e da quell’incontro è partita da me l’idea di farla diventare una riflessione comune. Verrà moderata così da Graziano Graziani, ma interverranno anche artisti che la utilizzano, l’hanno utilizzata o che non la utilizzano: avremo Marco D’Agostin, Eliana Rotella, Francesco Alberici, Lorenza Guerrini, Niccolò Fettarappa ed Ermelinda Nasuto. Ad accompagnarci ci saranno anche Simone Pacini (fattiditeatro) e Lorenzo Donati (Altre Velocità).

Il programma si compone di nomi giovani (tutti Under35), sebbene già affermati. Come si affronta sul piano promozionale e di audience engagement una sfida del genere in una città come Belluno?

Sì, il programma si compone di nomi assolutamente giovani della scena teatrale nazionale contemporanea. Sono tutti Under35 perché quest’anno abbiamo vinto il bando SIAE – Per Chi Crea nella sezione Rassegne e festival e uno dei requisiti era avere spettacoli di artisti Under35. In realtà questa sfida Il cielo sopra Belluno la porta avanti da anni, indipendentemente dalla vittoria del bando. Abbiamo creato un contesto, per il teatro contemporaneo, dove la visione degli spettacoli viene accompagnata dagli aperitivi precedentemente, da un dj-set dopo, da una voglia di stare insieme, da una condivisione. Come si lavora su l’engagement del pubblico e sull’audience è una domanda molto interessante. Sicuramente prima di tutto attraverso delle scelte artistiche. Lo dico per gli spettatori che non sono abituati al teatro: chi viene a Il cielo sopra Belluno sceglie di venire il venerdì o il sabato per trascorrere un weekend diverso, in un luogo riqualificato, con spettacoli all’aperto e con un’atmosfera festivaliera. Non neghiamo quelli che sono i momenti di aggregazione quali possono essere l’aperitivo, la degustazione di vini, la musica, ma cerchiamo di creare un leitmotiv dove una persona che viene alle 19.30, ad apertura cancelli, inizia a vivere un’atmosfera urbana in uno spazio riqualificato, con un’impronta culturale però molto forte. Anche la visione dello spettacolo è sì un momento della serata, ma non è l’unico. Soprattutto, il fatto che ci sia la musica dopo, che si possa continuare a mangiare o a bere in questo clima totalmente orizzontale, permette allo spettatore anche di fare delle domande agli artisti che ha appena visto e quindi di continuare ad avere una fruizione senza una dimensione orizzontale ma, direi piuttosto, circolare.

C’è uno spettacolo che vi dà più soddisfazione portare in scena a Belluno tra quelli in programma?

Sicuramente siamo molto felici di avere l’anteprima di Scemi del villaggio di Niccolò Fettarappa e Lorenzo Guerrieri, il 26 giugno alle 21.00; sia perché i lavori di Niccolò Fettarappa e Lorenzo Guerrieri ormai sono stati molto apprezzati dal pubblico bellunese, e non solo, ma anche perché stiamo conducendo, pian pianino, un discorso sugli artisti più interessanti del panorama contemporaneo. Ci piace proprio l’idea che il nostro pubblico possa vedere diversi spettacoli di una stessa compagnia in maniera tale da capire anche la sua poetica, la modalità di scrittura, e la ricerca che stanno portando avanti nel corso degli anni. Altri spettacoli di cui siamo molto felici è Teatropostaggio da un milione di dollari (27 giugno, ore 21.00) di Pallaksch, vincitore del bando Residenze Digitali, perché presenta una maniera diversa di fare teatro, attraverso l’utilizzo di Telegram e non solo, e quindi permette al nostro pubblico di interrogarsi anche su altre forme di spettacolo teatrale. Direi in realtà che tutti gli spettacoli sono meritevoli: Quello che non c’è (venerdì 3 luglio alle 21.00) di Giulia Scotti, Pluto. O il dono della fine del mondo (venerdì 10 luglio alle 21.00) del Gruppo della Creta, S.P.33 con la premio Ubu 2025 come migliore attrice Under35 Francesca Astrei. È un programma esteso. Ci dà soddisfazione l’idea che il pubblico bellunese (e non solo, perché il festival è seguito bene anche a livello regionale) possa incontrare tutti questi artisti e poter vivere con loro delle serate differenti.



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