Arti Performative Dialoghi

“L’Arlecchino Errante”: una festa internazionale del “teatro vivo” a Pordenone. Intervista a Ferruccio Merisi

Renata Savo

Si conclude domani 9 settembre a Pordenone la 29ª edizione de L’Arlecchino Errante – Festa internazionale del teatro vivo, che porta nelle piazze, per strada e in numerosi spazi della città performance che spaziano dal teatro contemporaneo alla danza, dal circo al teatro di figura. Con uno sguardo speciale sui “confini”, fisici e linguistici. L’edizione 2025 del festival L’Arlecchino Errante si è articolata quest’anno, nelle parole di Ferruccio Merisi, direttore artistico della rassegna, “in un percorso di spettacoli e workshop che attraversa confini linguistici, culturali e poetici, aprendo finestre sul silenzio, sulla parola tradotta, sull’immagine e sul non detto“.

Stasera è da non perdere lo spettacolo È colpa di Harms di Matija Solce, artista sloveno che viene insignito del premio La Stella de L’Arlecchino Errante 2025, il riconoscimento che ogni anno viene consegnato a una carriera di alto artigianato per la capacità di contagio e trasmissione, per il suo magico “teatro totale” per persone, oggetti e “marchingegni” musicali.

Matija Solce

Nei giorni scorsi segnialiamo che ci son son stati VADA di Klagenfurt, Associazione per la Stimolazione dell’Appetito Teatrale, con un cabaret postmoderno e insieme nostalgico che occhieggia agli anni ruggenti, e la Scuola Sperimentale dell’Attore che organizza il festival, che ha portato un medley pop ricavato da Goldoni in omaggio alle donne e costruito su una originale collezione di maschere che evidenziano le lingue diverse dei vari personaggi.

Dopo la cerimonia del Premio La Stella de L’Arlecchino Errante Confartigianato Imprese Pordenone, consegnato ieri presso l’Ex Convento San Francesco a Pordenone, domani, 9 settembre, ci sarà il gran finale in due appuntamenti spettacolari e un rito collettivo.
Alle 21, in Piazza della Motta (o all’Ex Convento San Francesco in caso di pioggia), Ahmed Kullab, coreografo e danzatore palestinese, residente a Lubiana, presenta The Bridge (Il Ponte), spettacolo di danza vincitore di Slovenia Got Talent 2024. Attraverso la breakdance, la danza contemporanea e la dabke, il racconto delle esperienze di attraversamento dei confini, della fatica e la forza dei sentimenti.
Alle 21.45, in Piazzetta Pescheria (o all’Ex Convento San Francesco in caso di pioggia), il Teatro Tascabile di Bergamo presenta La Luce del Nero, azione teatrale per spazi aperti che esplora il dolore condiviso e la speranza nel mondo di oggi. Figure d’ombra sui trampoli interagiscono con un uomo qualsiasi, danzando tra luce e buio sulle note del Bolero di Ravel, tra versi di poeti russi e citazioni suggestive.
Il festival si chiude con il pubblico accompagnato dal Quintetto Winds of Peace verso Piazza XX Settembre, un rito collettivo per salutare simbolicamente l’Aiola de L’Arlecchino Errante e dare “l’arrivederci nella speranza”.

Abbiamo conversato con Ferruccio Merisi sulla vision della rassegna internazionale, il rapporto con il territorio e tanto altro ancora.

L’Arlecchino errante è una «festa internazionale del teatro vivo». C’è anche molto territorio, è così? In che modo, anche nel corso degli ultimi anni, l’aspetto territoriale, diciamo più locale, ha sposato quello internazionale?

Un organismo è vivo se interagisce con l’ambiente e se percepisce ed elabora i propri bisogni. In questo senso c’è da dire che fin dall’inizio la mission de “L’Arlecchino Errante” è dichiarata come connessione culturale a due sensi tra il mondo intero e la propria residenza e cittadinanza. Nel tempo, il cosiddetto “locale” ha via via acquisito sempre maggior dignità in questo dialogo. Come diceva Gramsci, a volte si tratta di scendere un pochino, ma per rialzare il più basso, non per abbassare il più alto. E dove sia l’alto e il basso, oggi come oggi, nello sforzo di portare il particolare nel globale, è utile non saperlo. Ogni territorio rappresenta tutti i territori. Nel programma abbiamo per esempio uno spettacolo in friulano – Ce crodistu di fa? (che cosa pensi di poter fare?) – che in realtà è stato scritto in frisone, lingua minoritaria olandese, su un argomento condiviso, la crisi dell’agricoltura e degli agricoltori… Questa geniale produzione è del Teatri Stabil Furlan, un’impresa culturale nata per la valorizzazione della lingua minoritaria. E nota bene: Pordenone linguisticamente e culturalmente non è Friuli, è ancora Venezia. Ospitiamo i friulani così come ospitiamo altri “forestieri” vicini…    

Gli “opposti” si trovano anche all’interno del claim della rassegna di quest’anno, che è “Lingue e silenzi”. “Lingue” e “silenzi” sono davvero “opposti” oppure anche il silenzio è lingua, all’interno del programma di questa edizione?

Sì, è proprio così. Al plurale poi. I silenzi sono lingue. E forse possono insegnare, per così dire, alle lingue sonore la via per tornare ad esprimere. Il Teatro è un’arte particolare. Può fermarsi al “dire”, o può cercare di comunicare, di travasare, di creare empatie. Oggi che i sofismi, anche prezzolati, sono tornati in auge, abbiamo tutti bisogno di esorcizzare Babilonia attraverso esperienze di condivisione al di là dei significati e dei loro simulacri. L’Arlecchino Errante 2025 incomincia con due “muti” di eccellenza, la danza di Balletto Civile e il circo essenziale della compagnia catalana Alta Gama. E si conclude con altrettanti “muti” sublimi, la danza del palestinese Ahmed Kullab e la drammaturgia per trampoli dello storico Teatro Tascabile di Bergamo. In mezzo sentiremo risuonare, oltre al friulano e certamente all’italiano, lo sloveno, il tedesco/carinziano e l’inglese. Tutti in una situazione oggettiva di sfida alla comunicazione, con il nostro pubblico a scoprirsi straniero per tutti loro;  e tutti insieme, artisti e pubblico, in qualche modo invitati ad intendersi “oltre”, al di là dei confini delle lingue. Certo ci saranno sottotitoli e altri accorgimenti, ma saranno destinati più ad addolcire lo shock della differenza che a consegnare il vero messaggio.

È possibile scattare una fotografia dei linguaggi del circo contemporaneo attraverso L’Arlecchino errante: se sì, potrebbe descrivercela? Secondo Lei quello del circo è un settore sottovalutato nel nostro Paese?

Be’, L’Arlecchino Errante non può pretendere di realizzare una tale fotografia; esistono, anche in Italia, contenitori più qualificati e dedicati. E’ vero però che nelle ultime edizioni quello del circo contemporaneo è un ingrediente di cui il festival non riesce a fare a meno. Se per “circo contemporaneo” intendiamo il superamento del classico numero di bravura nella direzione di  drammaturgie “altre” (per temi, argomenti, personaggi), L’Arlecchino Errante ne accoglie sempre volentieri le migliori espressioni, nella prospettiva di una sfida al teatro di diventare altrettanto contemporaneo. Eccellenza tecnica, tensione artistica verso la poesia, responsabilità di scelta di drammaturgie d’attualità… Sono solo alcune delle caratteristiche potenzialmente contagiose del circo che ci piace. Non so se sia sottovalutato. Forse lo è da parte della critica ufficiale e dell’approfondimento teorico e universitario. Di sicuro non lo è da parte del pubblico, di ogni tipo, che premia senza riserve questo nuovo tipo di esperienza, riconoscendole una necessità veramente attuale e contemporanea, in quanto esorcismo vittorioso contro le difficoltà del vivere e concreto esempio, replica per replica, di calorosa e gioiosa comunità.

Pordenone sarà Capitale italiana della Cultura nel 2027: ci sta già pensando?

Ci abbiamo pensato parecchio contribuendo come tantissimi altri al dossier che ha convinto la commissione ministeriale. Ci abbiamo messo anche un progetto speciale innovativo che contiamo di realizzare in sinergia con altre forze non solo culturali della città. Inoltre nel progetto triennale del Festival approvato e finanziato dallo stesso MIC, l’edizione 2027 ha previsto uno sviluppo speciale. Quello che ci impegniamo a sostenere e a realizzare è che l’esperienza di Capitale della Cultura lasci un “dopo” utile, non solo e non tanto in termini di strutture, come giustamente anche qui si tenderà a fare, ma anche e soprattutto in termini di buone pratiche volte ad una nuova era di partecipazione.



Una selezione delle notizie, delle recensioni, degli eventi da scenecontemporanee, direttamente sulla tua email. Iscriviti alla newsletter.

Autorizzo il trattamento dei dati personali Iscriviti