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“Il signor Puntila e il suo servo Matti”: una “farsa” brechtiana debutta al Campania Teatro Festival. Intervista al regista Massimo Venturiello

Simone Sormani

Debutta al Campania Teatro Festival il 17 giugno (ore 21.30), presso il magnifico scenario della Villa Floridiana di Napoli, Il signor Puntila e il suo servo Matti di Bertolt Brecht, nella produzione di Officina Teatrale e Scena Nuda con il contributo del Ministero della Cultura. Il testo racconta di Puntila, uno strambo personaggio, un ricco proprietario terriero avvezzo al bere, che si mostra generoso e affabile verso il prossimo quando è sotto l’effetto dell’alcool, mentre da sobrio si rivela cinico e calcolatore. Un’allegoria della condizione umana sotto il sistema capitalista, dunque, e della schizofrenia delle sue classi dirigenti.

Ne parliamo con Massimo Venturiello, regista e interprete, in scena con Biagio Musella, Marianita Carfora, Alessandra De Concilio, Stefano De Santis, Filippo Gessi, Franco Silvestri e Fabrizia Sorrentino – scenografie di Alessandro Chiti, costumi di Silvia Polidori, luci di Giuseppe Filipponio, musiche di Paul Dessau ed elaborazioni musicali di Mariano Bellopede.

Come e quando avete deciso di portare in scena quest’opera?

Sin da ragazzo, appena uscito dall’Accademia, avevo due sogni brechtiani: uno era l’Opera da tre soldi, l’altro era Il signor Puntila e il suo servo Matti. LOpera da tre soldi l’ho fatta, ho avuto la fortuna di poter interpretare Mackie Messer per il Teatro Stabile di Palermo, quasi due decadi fa, e quindi mi restava Puntila, che continuavo a coltivare come progetto interiore. Perché questa schizofrenia del protagonista, questa doppiezza, questo suo essere quasi bipolare – con due atteggiamenti completamente diversi, uno quando beve e l’altro quando è sobrio – dà molte chance ad un attore di giocarci dentro, ma è anche una fortissima metafora per rappresentare proprio la doppiezza del potere. Mi sembra un argomento sempre valido. Possiamo andare indietro anche di duemila anni e troveremo personaggi che somigliano ai nostri attuali governanti, il potere è sempre quello.

Un Brecht, dunque, ancora attuale.

L’attualità è soprattutto nella figura del protagonista, ma anche nei personaggi che gli girano attorno, i soliti galoppini, quelli che stanno con lui solo perché è miliardario, che abbozzano al suo cambio di stile da ubriaco a sobrio. Quanti galoppini abbiamo, che sostengono gli uomini di potere, per poi magari abbandonarli non appena vanno alla deriva? Le riflessioni sono ancora tutte possibili, l’importante è farle non in un contesto didattico: Brecht non ha mai voluto insegnare niente, per lui il teatro era quasi un luogo assembleare, si mostravano certe cose per suggerire riflessioni, senza insegnare nulla. Questo è il principale obiettivo di Brecht: sollecitare il pensiero, ma non inculcare una tesi.

Ironia, sarcasmo, musiche, libertà di generi e stili sono gli ingredienti di un testo che l’autore definì una “farsa popolare”. Cosa deve aspettarsi il pubblico dalla vostra messa in scena?

Ho preso proprio alla lettera la definizione di Brecht. Quindi, ho cercato di avere quella libertà tipica della farsa: non con l’obiettivo di realizzare una farsa alla Scarpetta, ovviamente è tutt’altra cosa, ma con un grande senso di gioco, di divertimento, proprio per soddisfare il progetto e il metodo brechtiano, che è quello di mostrare il personaggio, attraverso questa idea del gioco; mostrare il personaggio al pubblico, pur vivendolo, è in qualche modo ancora più forte, più potente. La leggerezza della farsa aiuta ancor di più, attraverso la piacevolezza della storia. Perché molti si aspettano un Brecht quasi sempre noioso, rigido, da guardare come qualcosa che abbia un imprinting politico così forte da essere serio, a volte serioso: secondo me è un errore. Brecht è soprattutto popolare, il pubblico si deve aspettare un grande gioco teatrale, di grande presa e divertimento.

Con quale spirito affrontate lesperienza del Campania Teatro Festival? Dopo il debutto c’è possibilità di vedere questo vostro lavoro nella prossima stagione teatrale invernale?

Ho scelto, proprio per fare arrivare la materia in maniera più immediata, di eliminare nell’adattamento qualsiasi riferimento logistico alla Finlandia (che era invece il luogo d’azione voluto da Brecht), ai nomi, e ho portato tutto un po’ a noi, dando un’ambientazione agreste meridionale, per avvicinarci di più ad una verità: l’ambientazione è agreste già nel testo e, avendolo trasportato in Italia, ho pensato ad una non precisata zona di campagna del Meridione. Quindi, debuttare al Meridione, in Campania, mi sembra il modo più adatto per capire se è stato raggiunto questo nostro obiettivo, che è quello di comunicare con piacevolezza un tema così importante.
Naturalmente ci sarà la possibilità di vedere lo spettacolo durante la stagione invernale: tra le altre date, molto importanti quelle al Teatro Trianon di Napoli, dove apriamo la stagione, e all’Auditorium Parco della Musica di Roma.

[Immagine di copertina: Massimo Venturiello (foto di Filippo Manzini) e Biagio Musella]



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