Arti Performative

Macelleria Ettore – Elektrika

Cristina Lucarelli

Una delle compagnie giovani più interessanti del panorama del teatro italiano contemporaneo è sicuramente Macelleria Ettore, che si muove sull’asse Milano-Trento producendo spettacolo molto interessanti

Una delle compagnie giovani più interessanti del panorama del teatro italiano contemporaneo è sicuramente Macelleria Ettore, che si muove sull’asse Milano-Trento producendo spettacolo molto interessanti; le loro produzioni muovono, nella quasi totalità dei casi, da una base letteraria di partenza che viene progressivamente scomposta, demolita e ricostruita dalla regista Carmen Giordano. La loro ultima produzione, Elektrika, prende le mosse da uno dei miti che più hanno affascinato scrittori ed artisti, ovvero quello di Elettra, portato prima da Sofocle e poi da molte altre personalità come Euripide, Hugo von Hofmanstahl e Richard Strauss, che ne ha fatto un’opera musicale; è proprio quest’ultima a rappresentare un motivo d’interesse per il gruppo, che decide così di muoversi sulla falsariga del teatro musicale e di inscenare un’opera contemporanea, avvalendosi dell’apporto della compositrice Mariastella Calconi, che ha costruito sulla partitura testuale della Giordano un tappeto musicale techno.

La scena è un enorme carillon, che risente un po’ dell’immaginario anni ’80: i due personaggi in scena (più la stessa Calconi, nei panni di dj-narratrice esterna), Oreste ed Elettra, sono coperti di strass e strizzano un po’ l’occhio, scenicamente, a un certo abbigliamento kitsch tipico della discomusic di quegli anni. I due protagonisti cantano il dramma, muovendosi con movimenti coreografati di grande interesse in questo spazio circolare; la loro danza è speculare ed è tenuta insieme dal fil rouge della loro parentela (fratello e sorella), qui esplicitata da un nastro che li tiene legati insieme e che Elettra cercherà di rompere durante il finale dello spettacolo. Una delle idee che la compagnia mette insieme è la creazione di due piani di realtà, quello della musica, che corrisponde al mondo onirico, e quello, evidente soprattutto nel finale, del silenzio, per certi versi più onirico ma di fatto più reale, del vero incontro tra i due; ciò crea una sensazione di straniamento che contribuisce però a creare un maggior feeling comunicativo tra quel che accade in scena e il pubblico.

Uno spettacolo che finalmente sfrutta un mito visto in tutte le salse con un’idea e una costruzione, sia scenica sia testuale che attoriale, molto interessanti, in grado di parlare alla contemporaneità con i suoi linguaggi.


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