Cinema

La memoria dell’acqua

Valentina Esposito

L’acqua è la chiave da cui parte il regista Patricio Guzmàn per elogiare le bellezze e le crudezze del suo Cile.

Quello di Patricio Guzmàn è un cinema che nasce come uno sguardo attento, misurato, preciso per colpire e sconvolgere: è questa la sensazione che si ha alla visione del suo El botón de nácar, che parte dall’acqua, come principio essenziale della vita, ma va oltre gli spazi e gli elementi terrestri, arriva ad estendersi e riconoscersi come principio di tutto l’universo. L’acqua conserva al suo interno suoni, odori, voci, e da queste nascono inevitabilmente storie: tra le tante si dischiude anche quella del Cile, che inizia inaspettatamente da un bottone. Un bottone di madreperla incrostato nella ruggine di una rotaia nel fondo del mare è quanto resta dei desaparecidos di Villa Grimaldi a Santiago, centro cileno di detenzione e tortura sotto la dittatura di Pinochet. Sopravvissuti colti nelle rughe e nell’innocenza dei loro volti, studiosi e giornalisti cileni provano a raccontare tra magnifiche distese d’acqua e giochi di voce a raccontare l’amara parabola storica e politica del Cile.

Ciò che rende crudo e poetico allo stesso tempo La memoria dell’acqua è un particolare che non passa inosservato: il fascino, l’attenzione e la ricerca naturalistica che Guzmàn porta avanti attraverso la camera sono raccontate attraverso l’occhio di chi ha vissuto quei luoghi e sa, eppure non riesce a credere. Sulle spalle del regista cileno la Storia del suo paese pesa, e non è un caso che nella sua cinematografia ritorni prepotentemente per non dimenticare ma soprattutto per cercare di ricostruire e fare ordine. Sceglie inevitabilmente la forma del documentario, ma la pellicola è costruita quasi si trattasse di una fotografia che sul retro porti una poesia: mentre ci si sofferma a guardare la bellezza e la maestosità del paesaggio, d’improvviso si rivela allo spettatore che tutta quella natura con i suoi fiordi, le sue isole, scogli, isolotti, e tutta l’acqua, conservano il suono delle morti di quei nativi a cui l’avidità umana non ha lasciato respiro.

“…l’atto di pensare somiglia all’acqua per la sua capacità di adattarsi a ogni cosa. La legge del pensiero è la stessa che governa l’acqua, sempre pronta ad adattarsi ad ogni circostanza”. L’acqua più di tutte è la chiave che scopre i segreti del più  grande arcipelago esistente al mondo, la Patagonia Occidentale: perché è bastata l’acqua a dare la vita ad una stirpe indigena che non ha avuto bisogno di alcuna civilizzazione per scoprire, e forse sapere anche di più, di quei segreti del cosmo a cui la tecnologia oggi cerca disperatamente di arrivare.


Dettagli

  • Titolo originale: El botón de nácar
  • Regia: Patricio Guzmàn
  • Anno di Uscita: 2015
  • Genere: Documentario
  • Fotografia: Katell Djian
  • Musiche: Hughes Maréchal, Miguel Miranda, José Miguel Tobar
  • Produzione: Spagna
  • Cast: Patricio Guzmàn, Raúl Zurita
  • Sceneggiatura: Patricio Guzmàn

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