Arti Performative

In between spaces // arte performativa e rigenerazione urbana

Maria Ponticelli

Nell’ambito del Campania Teatro Festival, nelle serate del nove e dieci luglio, è andato in scena lo spettacolo In between spaces, figlio del progetto Foodistribution dell’associazione napoletana di promozione sociale Manovalanza .

Giunto alla sua quinta edizione, Foodistribution è un progetto artistico che lega il linguaggio del teatro, della fotografia e della illuminazione ad un lavoro di ricerca scientifica sulle comunità che abitano determinate aree urbane. Si tratta di contesti abitativi nati sotto la spinta dell’urgenza o di una provvisorietà dilatatasi poi nel tempo e che attraversano attualmente una fase di cambiamento, perché oggetto di interventi di riqualificazione.

Nelle ultime edizioni il progetto ha coinvolto gli abitanti di Ponticelli, quartiere della Periferia est di Napoli, concentrandosi per ben tre anni consecutivi nel rione De Gasperi. Per l’edizione 2022 il quartiere dell’area orientale della città è ancora protagonista, ma stavolta lo sguardo si dirige verso i Bipiani, nuclei abitativi costituiti da prefabbricati in amianto, edificati dopo il sisma degli anni ottanta.

Già da anni si prevede che gli alloggi che compongono il complesso dei bipiani in via Fuortes vengano abbattuti e sostituiti da nuove costruzioni, inserite in un più generale progetto di rigenerazione urbana. È quindi in questo luogo che convergono le energie degli artisti e quelle degli abitanti, questi ultimi interpreti dello spettacolo conclusivo.

In between spaces si riferisce agli spazi presenti tra i prefabbricati posti a ferro di cavallo, uno spazio di condivisione e di incontro tra i residenti, una sorta di cortile condominiale ma con un’apertura verso l’ esterno; esso è quindi un viaggio attraverso i varchi che lasciano intravedere  le dinamiche della vita di una comunità, ed è da queste aperture che comincia il percorso della rappresentazione finale, dalla natura itinerante.

Ispirato all’Iliade di Omero, lo spettacolo viene introdotto dal suono di un pianoforte che accoglie un numero di spettatori tale da lasciare che della superba interprete, seduta dietro alla tastiera, alcuni riescano a scorgerne solo l’ombra, proiettata dietro la scala di uno dei container. Alle note del piano si confondono poi le voci di alcuni ragazzi, immortalate durante i momenti  del laboratorio di teatro in cui il lavoro finale ha preso forma: “non voglio andarmene”, “ci vediamo alle cinque”, “vado a fare le trecce”…nel frattempo, sul fondo, alcuni residenti attraversano la scena, assorti nelle proprie pratiche quotidiane.

La musica continua e il pubblico lentamente scivola verso lo spazio successivo dove, seguita da un corteo di giovani interpreti, avanza rapidamente l’attrice Sara Missaglia a cui è affidata l’interpretazione di sette personaggi cruciali nella rivisitazione contemporanea del poema epico, curata da Adriana Follieri con la collaborazione alla drammaturgia di Carlo Galiero.

Va quindi in scena un monologo sulla paura. Così come Omero narra la paura e la debolezza dell’uomo, senza risparmiare nemmeno i guerrieri più valorosi, le parole dell’attrice sembrano richiamare alla mente un recente passato, vissuto tra preoccupazioni diventate col tempo paure e paure infine cristallizzate, fino a sostanziarsi in un insano stile di vita:  “restare chiusi in casa, compiere gli stessi movimenti, mangiare sempre lo stesso cibo, nessun sapore nuovo…nessuna nuova conoscenza”. L’interprete parla direttamente allo spettatore ponendolo di fronte a se stesso, per cui  il guardare dentro restituisce stavolta un’ immagine speculare.

“Ci avevano detto che sarebbero andati via, e invece…”: le  paure inducono lentamente al cedimento, come le gesta degli Achei che, guidati dall’astuto Ulisse, fingono la resa per cogliere il nemico alle spalle; così quando l’attrice lascia la scena per proseguire oltre, i ragazzi che le sono accanto piombano a terra, come vittime di una disfatta.

Una donna lava degli stracci in un lavatoio e mentre lo fa canta, e mentre canta pronuncia i nomi dei guerrieri e degli dèi dell’epos greco, ma anche nomi più contemporanei che suggeriscono  familiarità. Nell’acqua sembra voglia disperdere le virtù degli eroi: il coraggio, la fatica, ma anche i loro sentimenti più adombrati come lo scoramento e, più di tutto il resto, l’intima scoperta della mortalità. La finitezza dell’uomo e la sua vulnerabilità che lo separano necessariamente dagli dèi, emergono quindi prepotenti dal profondo della coscienza per essere portati in scena nell’atto finale.

“Non siamo dèi, possiamo fallire, possiamo morire…” Il richiamo ai valori dell’Iliade sono qui esplicitati dalla forza rivelatrice di queste parole, recitate nell’ultimo atto da una delle attrici partecipanti al laboratorio.  Nella narrazione delle vicende degli ultimi giorni della guerra di Troia, Omero porta infatti allo scoperto il lato umano dei guerrieri più valorosi, scoprendo loro il fianco e facendosi portatore di un messaggio semplice, ma dalla forza dirompente: non è sbagliato avere paura.

La consapevolezza del limite umano, la possibilità di cadere sconfitti, non impedisce però agli eroi di andare incontro alla guerra e di inseguire gli ideali del coraggio e della forza d’animo, così anche la drammaturgia di In between spaces volge in battaglia: una danza di colpi sferrati brandendo gli arti del cavallo, simbolo del grande inganno. Ben presto però la battaglia si risolve in un allineamento compatto che traduce lo scontro in uno spiegamento di persone pacificato e coeso e che pare voglia rivelare la propria identità nei movimenti lenti e sincroni delle arti marziali. Si completa a questo punto un percorso di consapevolezza e aggregazione che chiude il cerchio intorno a un lavoro fatto di relazione e di scoperta, di incontro e di fiducia, di coltura e di fioritura.

“(…) le nostre radici sono nei colli gonfi…siamo alberi dalla testa in su”

Le ultime battute dello spettacolo danno la misura di quello che è un processo di conoscenza totale, perché rivelatrice dell’identità di una comunità urbana che compie un percorso di propriocezione, attraverso l’ineludibile potere catartico dell’arte: una forza disorientante e al contempo salvifica.

Nel congedarsi dal pubblico la tensione si dissolve in un’apertura data da un vento nuovo, portato dall’arrivo in scena dei bambini con gli altri interpreti che li rincorrono scherzando. È un nuovo giorno, un’altra genesi, resa possibile da un viaggio condotto dentro una comunità che, vi si appartenga o meno, è la dimensione in cui l’individuo costruisce ed amplifica se stesso. Anche una volta concluso lo spettacolo, l’energia generata intorno continua ad invitare all’interazione ed allo scambio, così accade che un pezzo musicale degli anni ottanta spinga parte del pubblico ad entrare in scena e a ballare insieme agli attori; è la cifra dell’autenticità di un lavoro realizzato attraverso la gente, ed è un’ immagine che non lascia dubbi rispetto alla bellezza ed alla necessità di un progetto dove la performance è al tempo stesso ispirazione e genuina espressione di civiltà.

 

In between spaces/ Foodistribution

Progetto di Davide Scognamiglio e Daniele Ciprì per Manovalanza

Referente scientifico Rosario Sommella

Ideazione e attuazione Davide Scognamiglio

Regia Adriana Follieri

Con Sara Missaglia e la partecipazione degli abitanti dei Bipiani di Ponticelli

Coro: Immacolata Bisaccia, Carmela Barone, Sire Camara, Alvi Llupi, Gabriella Tushi, Emanuela Felicia

Tushi, Jessica Yaoua Atta, Gaetano Ruggiero, Pasquale Ruggiero, Klea Matodasciaj, Salvatore Tarantino,

Angela Abate, Salvatore La Rocca, Miriam Lanzini, Caterina Modafferi, Lucia Azzurro, Gennaro Lettieri,

Salvatore Cammisa, Noemi Lama, Martina Carpino, Mara Merullo, Silvia Cioni, Stefania Esposito.

Disegno luci Davide Scognamiglio, Sebastiano Cautiero

Musiche Francesca Diletta Iavarone in collaborazione con Pasquale Termini, Carla Pastore

Spazio scenico Emanuele Perelli

Assistente scene Giulio Pastore

Costumi Carmela Barone, Selvaggia Filippini

Collaborazione artistica Carlo Galiero, Xhesika Kolici

Assistenti Francesca Capasso, Lucia Ciruzzi, Federica Di Gianni, Raffaella Pennone

Foto e video Tommaso Vitiello

Tirocinante Accademia Belle Arti di Napoli Mariachiara Damiano

Social Media Emanuele Di Cesare – Sokan Communication

Organizzazione e curatela Carolina Scarpetta

Segreteria organizzativa Fabio Varriale

Amministrazione Pronos

Prodotto da Manovalanza nell’ambito del Campania Teatro Festival con il patrocinio del Comune di Napoli

 

 



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