Cinema

Aquarela

Franco Cappuccio

Nell’imperioso film essay di Viktor Kossakovsky Aquarela, l’acqua in tutte le sue forme fornisce la scala contro cui dev’essere misurata la vita umana. Guardiamo la metamorfosi da ghiaccio a liquido, neve a pioggia a nebbia. All’inizio, ci sono coste rocciose, isole aride e insenature riparate da cui discernere le acque circostanti. È da un affioramento che vediamo per prima la vasta distesa del Lago Baikal, il più antico lago d’acqua dolce del mondo, come una languida padella. Ci muoviamo sulla sua superficie congelata, dove degli uomini stanno cercando qualcosa in basso – auto che hanno sfondato il ghiaccio. Col proseguire del film, ci muoviamo ad ovest attraverso Groenlandia, Florida e Venezuela. Ci sono sempre meno persone e più ghiacciai appena formati, onde viscose, tempeste incessanti e cascate da brivido. L’elemento ambiguo e muta forma è mostrato da sopra e da sotto; viene anche presentato dalla prospettiva intima degli occhi. L’acqua si prende lo schermo, e noi prendiamo la prospettiva di un uomo annegato.

L’acqua ha sempre evocato esposizione e soccorso; sin dall’antichità, ha fornito il seme per concepire la vita politica. Per il grande pensatore tedesco Hans Blumenberg, la perdita della vita in mare è un tema ricorrente nel pensiero filosofico: non esistono Orazio o Leibniz, Zenone o Aristippo, senza un naufragio. Non ci si può fidare di un filosofo che non ha mai avuto un’esperienza di quasi-morte sull’acqua, scrive Blumenberg. Chi può insegnare delle cose ultime e delle cose vicine alle ultime se non è stato esposto a loro, se non ha intrapreso il fatidico passo dalla sicurezza alle acque smodate e senza confini?

La squadra del regista Kossakovsky, filmando principalmente da moto d’acqua, ritraccia il viaggio filosofico per eccellenza – e il suo relitto vicino. Nel segmento centrale di Aquarela su una barca a vela, il film ci mette alla deriva per ispirarci soggezione, evocare terrore, e – a 48 frames al secondo – per indurci vertigini. In un giorno tranquillo, una nave scivola nell’immagine in piano lungo, le sue vele bianche che imitano le silhouette dei ghiacciai circostanti. I venti cambiano, e due marinai provano a raddrizzare l’imbarcazione nella risultante burrasca. L’audio registra i grugniti della donna mentre si getta nel suo lavoro, l’acqua che si infrange su di lei. La mancanza di dialogo e la posizione della camera rendono chiara quanto seria sia la situazione. La troupe di Aquarela, invisibile ma nascosta tra la gente di mare, ci porta in questa straziante situazione per farci meditare sulla nostra totale esposizione. Non c’è bisogno che ci sia detto che le forze scatenate dal riscaldamento globale ci troveranno quando il ghiaccio si sarà sciolto – e il film fortunatamente evita qualsiasi tipo di commento, astenendosi persino dalle didascalie esplicative. Nonostante il film finisca con un arcobaleno dietro le acque mozzafiato di Angel Falls, ci sentiamo come se fossimo scappati a stento. E non dobbiamo ritenerci troppo al sicuro: dopo questo film, la terra ferma non sembra più come una cosa acquisita. Invertire la direzionalità (perché l’arcobaleno è al di sotto dell’acqua?) e ritirarsi per porci faccia a faccia con le cascate più alte del mondo non da nessun conforto o sicurezza.

Il film di Kossakovsky è dedicato al collega filmmaker russo Alekander Sokurov. Nel tentativo di sperimentare con nuove forme di rappresentazione, anche Kossakovsky lascia la camera libera. Se Arca Russa portò Sokurov all’attenzione globale con un unico piano sequenza ininterrotto, allo stesso modo Aquarela vola attorno al mondo. La mobilità della camera permette a Kossakovsky di astrarsi dall’acqua, creando percorsi suggestivi sia da lontano che da vicino. L’acqua ha avuto un posto privilegiato nella sua opera fin dal principio: il suo primo film, Belovy (1992), è ambientato alla foce di un fiume in un piccolo villaggio tra Mosca e San Pietroburgo; la camera è piazzata su una piccola imbarcazione e percorre 1000 chilometri fino al Mare del Nord. Bornholm, una piccola isola della Danimarca al largo della costa sud della Svezia, fornisce l’ambientazione per il film del 2000 di Kossakovsky I Loved You. In questo caso, una finestra sul Baltico gioca un ruolo importante. In Aquarela, il regista cerca di spingere l’elemento cinematografico ancora più in là. Zig-zag frastagliati sul ghiaccio creano una griglia; l’acqua sembra come olio viscoso e nero; un pattern intrecciato di giallo e marrone evoca tappezzeria spiegata. Aquarela in modo artistico evoca l’eredità dell’avanguardia – come Pioggia di Joris Ivens del 1929 – per realizzare un lavoro contemporaneo sperimentale, uno che abbraccia l’immersione totale.

La colonna sonora in Dolby Atmos aggiunge all’esperienza totalizzante del film. Passa attentamente tra la band finlandese di “cello metal” Apocalyptica, il suono dell’acqua e i segnali umani del disastro. Ogni discussione comprensibile del film deve fare i conti con i ritmi sincopati, i ponti sonori e le sirene; verso l’inizio, la rottura del ghiaccio sul lago Baikal sottolinea le immagini filmiche come piccole esplosioni, offrendo un commento ambiguo. Le conflagrazioni che seguono, quando il livello del mare si alza, possono muovere questo suono fuori dal registro della natura per tornare a quello dell’uomo.  In momenti come la rottura del ghiaccio, il film, in tutta la sua grandezza e il suo svolgimento attento, diventa a suo modo apocalittico. In chiederci di contemplare il potere dell’acqua e la sua natura densamente metaforica, realizziamo la nostra totale dipendenza da essa in più di un senso


  • Diretto da: Victor Kossakovsky
  • Prodotto da: Aimara Reques, Heino Deckert, Sigrid Jonsson Dyekjær
  • Musiche di: Apocalyptica
  • Fotografia di: Victor Kossakovsky, Ben Bernhard
  • Montato da: Victor Kossakovsky, Molly Malene Stensgaard, Ainara Vera
  • Distribuito da: Sony Pictures Classic (USA)
  • Casa di Produzione: ma.ja.de Filmproduktions, Aconite Productions, Danish Documentary Production, Ánorâk Film
  • Data di uscita: 01/09/2018 (Venezia), 16/08/2019 (USA)
  • Durata: 89 minuti
  • Paese: Regno Unito, Germania
  • Lingua: Russo, inglese, spagnolo

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