Arti Performative

Roberto Andò // La tempesta

Carmen Navarra

Dal 14 al 26 maggio è andato in scena presso il Piccolo Teatro Strehler di Milano lo spettacolo La tempesta tratto dall’omonima opera di William Shakespeare. Sarà in scena durante la prossima Stagione del Teatro della Pergola di Firenze (3-8 dicembre 2019). Il regista Roberto Andò dirige un cast di grande rilievo, partendo da Renato Carpentieri che veste i panni del protagonista, il malefico ed arcigno Prospero, il vero Duca di Milano, esiliato in un’isola imprecisata del Mediterraneo da suo fratello Antonio (Fabrizio Falco) che gli ha usurpato il titolo. Prospero vive pertanto confinato in una terra altra – avveniristico Shakespeare! – di cui diventa re e, grazie all’uso della magia, padrone delle sorti – quasi sempre sciagurate – degli altri “esiliati”, in particolar modo di sua figlia Miranda (Giulia Andò), del suo servo, lo spirito “fatto di aria” Ariel (Filippo Luna) e dello schiavo barbaro e deforme Calibano (uno strepitoso Vincenzo Pirrotta). Appena gli si presenta l’occasione, ovvero il passaggio nei pressi dell’isola della nave di Antonio, Prospero organizza la sua vendetta: grazie alle sue arti magiche, scatena una tempesta che causa il naufragio della nave al grido di “Ero il re di me stesso. Mi avete insegnato a parlare; infatti ora so maledire”. Della ciurma fanno parte anche altri personaggi: i due ubriaconi e scanzonati Trinculo (Paride Benassai) e Stefano (Gaetano Bruno) nei quali si imbatte l’oppresso Calibano: i tre, usando esilaranti gag (buona parte delle quali in dialetto napoletano e/o siculo), proveranno invano a ribellarsi al potere di Prospero; nonché il giovane Ferdinando (Paolo Briguglia), figlio del re Alonso (a sua volta compagno di Antonio nella cospirazione contro Prospero). Quest’ultimo si innamorerà perdutamente di Miranda, dalla quale è ricambiato. L’amore tra i due, prima osteggiato, poi trionfante, non è l’unico elemento che prelude al lieto fine. Se così fosse stato, questa commedia (l’ultima della produzione shakespeariana) non avrebbe avuto quella profondità che Andò, coadiuvato dal suo cast d’eccezione, ha messo in luce. La re-visione della pièce comincia quando a ravvedersi è il suo stesso protagonista, Prospero, il quale, scoperto l’inganno di Calibano, Trinculo e Stefano, decide di privare il maldestro trio della ragione, riducendolo dunque alla pazzia.

Vincenzo Pirrotta (Califano), Renato Carpentieri (Prospero), “La tempesta”, regia di Roberto Andò

Quando Ariel, fedele servo del re, ma pur sempre “fatto d’aria” e dunque naturalmente privo di emozioni, appare indignato da questa punizione, lo spietato Prospero torna ad essere umano, anzi, forse scopre una nuova natura, quella che la tempesta, agitando le acque e sconquassando il suo animo, gli ha donato. Questo cambiamento è reso sulla scena da due significativi elementi: la metamorfosi del re in un uomo del nostro tempo (Prospero si sveste dei suoi abiti regali e indossa quelli eleganti di Renato Carpentieri); l’evoluzione dello spazio scenico fin qui scrupolosamente curato in ogni dettaglio, dalle poltrone intarsiate alla vasta collezione di libri, dalle finestre illuminate dalla luce della luna agli scrosci di pioggia a simulare la tempesta. Nella scena finale tutto diventa essenziale ed intensamente esistenziale: il protagonista, seduto su una poltrona sul lato sinistro del palco e illuminato da una flebile luce, si accende una sigaretta e riflette a voce alta. Con questa immagine nostalgica, Carpentieri rappresenta tutta la dolcezza del naufragio, per dirla con le parole di Leopardi, nonché la compiutezza di un’opera indimenticabile.

 



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