Arti Performative Mutaverso Teatro

Itaca/La bottega dei ritorni: talenti erranti per un teatro a venire

Bernardo Tafuri

«L’antichità che mi sta dentro, la consapevolezza che sulla scena non basti l’orpello della tecnica. La pratica teatrale è la ricerca dell’origine, di ciò che noi siamo e può generare qualcosa di unico».

Ex abrupto, così Maurizio Lupinelli ai lobi già sgranati degli astanti: gli attori convocati nel centro storico di Salerno, nella piccola ed umida cornice della chiesetta di Sant’Apollonia, per sei giorni tempio profano della nobile arte della scena. Il primo forte segnale che a Salerno l’utopia è possibile risiede nel tentativo d’una convivenza proficua e foriera di successive e ormai prossime imprese. Così il cuore di Salerno accoglie i suoi talenti erranti, così si apre la seconda stagione di Mutaverso Teatro.

ITACA / LA BOTTEGA DEI RITORNI – DAY 1: «Ci siamo!», è il patron Vincenzo Albano ad aprire le danze. Si rompe il ghiaccio, l’apnea del Natale e del Capodanno, per ripartire da questo primo atto, l’incontro di un gruppo eterogeneo e ben assortito; «qui difatti si appiattiscono le età, i percorsi diversi, si attutisce l’imbarazzo, e soprattutto: ci si conosce».

Marta Chiara Amabile, Andrea Avagliano, Damiano Camarda, Alessandra Crocco, Cesare D’Arco, Alessandro Gioia, Francesca Golia, Eloisa Gatto, Antonio Grimaldi, Francesco Petti, Eduardo Ricciardelli, Maria Scorza, Victor Stasi, Luca Trezza, Annamaria Troisi, Antonella Valitutti: gli attori che partecipano al laboratorio “La Germania che ho in testa” a cura di Maurizio Lupinelli, singolare attore e regista che ha iniziato il suo percorso nella seconda metà degli anni Ottanta con il Teatro delle Albe, e ha poi proseguito la sua esperienza fondando nel 2006 Nerval Teatro insieme a Elsa Pol. In comune, essi hanno la devozione per l’arte scenica assurta a professione, oltre che la provenienza: Salerno, la città che adesso li riaccoglie, li vuole uniti nel nobile progetto di una rinascita teatrale, che fonda la scena cittadina a partire dalle risorse locali.

Vincenzo Albano ha da subito avuto chiaro il quadro delle risorse da impiegare, e soprattutto, l’uomo giusto cui affidare la conduzione artistica del suo progetto, dal nome Itaca – La bottega dei ritorni: un preciso richiamo alla terra di Ulisse, protagonista del poema omerico che vede al centro il tema del nostos in patria. Maurizio Lupinelli, infatti, è stato da Albano personalmente cercato e convinto a ritornare nella città dove tra l’altro in passato si era già esibito da attore. E nella pratica, l’esperienza ed il carisma innato di Lupinelli sono determinati nel fare breccia, guadagnandosi da subito la fiducia di attori certo non a digiuno di esperienze importanti (e di cui senz’altro si proverà a parlare nelle prossime giornate).

Così, la pratica è da subito fattore coesivo determinante: senza indugi, gli attori si ritrovano fiato a fiato nella schiera disposta da Lupinelli, una linea retta di “pulsionalità” emergenti, individualità, e non maschere, di un teatro a venire.

Le eccellenze coinvolte sperimentano, nella ricerca di una lingua comune, il “fare” teatro come  pratica di conoscenza reciproca; forse, per alcuni di loro, il primo assoluto tentativo di riconoscimento ed aggregazione in terra natia, nel tentativo loro, di chi li ha voluti e di chi li sostiene, di farsi voce, carne e cuore d’un teatro che in città ha ancora da dimostrarsi pensabile ed attuabile; non da riesumare ma da far risorgere, attraverso la guida sapiente ed audace di un Lupinelli che ha l’arduo compito di convogliare le energie creative in un percorso coerente e, nello specifico, orientato alla messa in scena di un estratto della “poetica del limite” di R.W. Fassbinder.

Il resto – stay tuned – è una pagina a venire.



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