Arti Performative

Andrea Cosentino – Primi passi sulla Luna

Renata Savo

“Divagazioni per uno spettacolo postumo” sulla spettacolarizzazione della realtà, “Primi passi sulla Luna” è una performance che indaga lo statuto finzionale del teatro ripercorrendo le fasi della sua creazione

Primi passi sulla Luna è uno spettacolo e un non-spettacolo, una critica e un’autocritica. E’ storico e antistorico, di testa e di pancia. E’ finzione e realtà. Frutto della mente (o, piuttosto, di “un vaso di Pandora”!) di Andrea Cosentino: un nome che rappresenta una garanzia di qualità nel panorama teatrale italiano. E non lo diciamo perché, ironicamente – ma forse neanche tanto ironicamente – se lo dice lui stesso. Andrea Cosentino è davvero uno di quei personaggi che meriterebbero di avere una folla di persone fuori dal teatro, in coda per i suoi spettacoli, le sale piene e plaudenti. Anche se lo spazio drammaturgico che costruisce ha sempre qualcosa di intimo e gli bastano pochi metri quadrati per andare in scena: un baule pieno di oggetti, una sedia, un mixer su una scrivania avvolta in una bandiera americana. Al resto ci pensano le sue parole, la sua voce, l’espressività del suo volto. La straordinaria capacità di passare da un argomento all’altro, da un personaggio all’altro, ne fanno una sorta di macchina attoriale, una presenza che gioca con se stessa e con la situazione teatrale.

Lo spettacolo si apre come una lectio magistralis, dove Cosentino veste i panni – e le “antennine” – di uno stravagante personaggio viterbese che prova a smontare gli eventi storici, una data sulla cui veridicità il dubbio esiste da sempre: il 20 luglio 1969 in cui l’uomo compì quei “primi passi” sul satellite che tanta letteratura e poesia ha ispirato e che simbolicamente rappresentarono un “grande passo per l’umanità”. Ad Andrea Cosentino, emblematica figura di attore e drammaturgo, l’allunaggio, in quanto episodio sospeso tra mito e realtà, non poteva non ispirare queste Divagazioni per uno spettacolo postumo, in uno spazio, quello teatrale, dove la luna non c’è, è solo «un dito», un indice rivolto verso il soffitto.  

«Spettacolo postumo» perché Cosentino prova a guardarsi da lontano, perché come “la Terra vista da lassù è più bella”, pure le cose del tempo presente, viste da una prospettiva remota, sembrano migliori. Il tempo del teatro, allora, diventa un “flashback”, qualcosa che torna indietro per riflettere su se stesso, che ragiona sulla propria impalcatura finzionale; nel presente, in scena, ora c’è lui nei panni di un critico, con gli occhiali dalla montatura spessa e nera, a studiare la sua stessa figura e opera postuma e a fantasticare sull’interpretabilità degli oggetti che ci ha lasciato dentro un baule, com’“era” solito fare nei suoi spettacoli.

E poi lo vediamo sotto ancora un’altra luce, come padre di Daria. Cosentino entra ed esce dal suo spettacolo per entrare nella vita; dice di averlo scritto per toccare con mano quell’attimo di felicità condiviso con suo padre a parlare di funghi mentre sedevano nella sala d’aspetto di un ospedale, attendendo il verdetto del medico sulla malattia oculare della figlia, a dimostrazione del fatto che tutto, nella vita, può avere una forma diversa a seconda delle prospettive.

Dal punto di vista di Cosentino, infatti, l’allunaggio non è che uno strumento per arrivare alla realtà, un modo delicato per affrontare argomenti difficili. “Sdrammatizzare” o «sdrammaturgizzare» (come dice, sdrammatizzando due volte) significa affrontare la vita osservandola attraverso la lente del teatro, guardando un evento drammatico “con un occhio solo”, cioè, perdendo cognizione della distanza impossibile tra le cose e aprendo la mente a un’illusione che consente, come per magia, alla luna e al dito di toccarsi.

“Non-spettacolo” sulla spettacolarizzazione della realtà – per molti l’allunaggio non sarebbe altro che un film diretto da KubrickPrimi passi sulla Luna è una performance che indaga se stessa ripercorrendo le tappe che dalla mente l’hanno portata sulla scena. Ancora una volta, Andrea Cosentino s’interroga sulle possibilità del teatro di riprodurre un tempo all’infinito. Definendo lo spettacolo opera “postuma”, Cosentino focalizza l’attenzione del pubblico non sulle possibilità del teatro di immedesimarsi con la vita, ma al contrario, sulla sua effettiva distanza dal reale, in cui – diversamente dal teatro – viviamo e agiamo con la consapevolezza di non poter tornare indietro. 


Dettagli

  • Titolo originale: Primi passi sulla Luna - Divagazioni per uno spettacolo postumo

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