Libri

Flipback: se questa è una rivoluzione

Roberta Iadevaia

Mondadori porta in Italia il formato flipback, che coniuga la carta al modo di lettura dell’e-book.

Non c’è verso di far leggere libri agli italiani? Cambiamo verso ai libri. Questa, in sostanza, la trovata alla base dei flipback, il nuovo formato  presentato dalla Mondadori lo scorso 8 Maggio al Salone del libro di Torino. I flipback dunque non sono altro che libri sei volte più piccoli dei tradizionali – dei palmari quindi – sfogliabili in verticale con un solo dito, dal basso verso l’alto, proprio come si scrolla lo schermo di uno smartphone.

Ora, vero è che il libro è di per sé un prodotto tecnologico e come tale è soggetto a continua evoluzione. Tuttavia è altrettanto vero, come nota Gino Roncaglia, che ciò che ha assicurato il successo del libro come “interfaccia di lettura” – ovvero come strumento di mediazione tra noi e il testo – è la sua usabilità; concetto peraltro ribadito da Umberto Eco quando che sostiene che, nel corso del tempo, il libro è diventato un supporto di lettura praticamente perfetto dal punto di vista ergonomico. Perché allora modificare qualcosa che è già perfetto?

Alla base del progetto flipback vi è la volontà di “innovare anche l’edizione cartacea dei libri per ridar loro nuovo valore”: oltre a vantare una carta sottilissima assemblata e rilegata con un sistema brevettato da un editore olandese specializzato (nientemeno) che in Bibbie, ai flipback spetta anche il merito di aver recuperato un formato realmente tascabile. Insomma, i lettori forti a cui la casa editrice sostiene di puntare potranno finalmente inserire il flipback di Fabio Volo – uno dei dieci titoli pubblicati con questa formula (altri quindici in uscita tra giugno e settembre) – nella borsetta e riuscire a sfogliarlo avendo al contempo una mano libera.

La vera rivoluzione, forse, sarebbe innanzitutto misurare la parola “rivoluzione”: in questa epoca di transizione, i flipback non sono di certo né il primo né l’ultimo esempio di “libridi”. D’altra parte, come preannunciato da David Bolter, la rimediazione è un concetto bilaterale: non solo i nuovi media, almeno inizialmente, si rifacevano alla stampa; ora è soprattutto questa che sta diventando ipermediata in consapevole imitazione, e concorrenza, dei media elettronici.

La vera rivoluzione allora, sarebbe anche e soprattutto puntare sui contenuti piuttosto che alla riproposizione – in formato ridotto e rovesciato – di volumi già esistenti e dalla vendita facile. Cambiando l’ordine degli addendi il risultato non cambia; cambiando il verso dei libri, nemmeno.



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