Musica

Gita al Faro

Nunzia Scala

I Beach House al Piper di Roma – 10/03

Prima volta dei Beach House al Piper di Roma. Prima volta della sottoscritta in un luogo storico, capace negli anni Sessanta di individuare e ospitare il meglio della musica italiana e straniera (Duke Ellington, Sly and The Family Stone, dei giovanissimi Who). Quella del Piper di oggi è certo un’altra storia, articolata tra difficoltà e tentativi di riportare il locale ai fasti di un tempo. Eppure in via Tagliamento, nell’angolo che affaccia sull’esotico quartiere Coppedè, l’attesa è quella tipica delle grandi occasioni. I Beach House meritano questo fermento. Al di là dei gusti personali, il merito del duo di Baltimora è di praticare il dream-pop senza trascinarlo in derive incontrollabili e pastiches sonori. Giunti in Italia per presentare la loro quarta fatica in studio, “Bloom”, Victoria Legrand e Alex Scally, accompagnati da Daniel Franz alle percussioni, mostrano sul palco di aver raggiunto fama internazionale per una salda padronanza musicale in grado di conquistare chi ascolta. Fin dal primo pezzo “Wild” la voce profonda di Victoria Legrand dissolve la materia di cui siamo composti per trascinarci in un universo etereo. Somiglia a Patti Smith, sul palco riprende le sinuosità di Anna Calvi,  ricorda la migliore Liz Fraser per intensità del cantato. Se l’interpretazione di “Other People” non verrà ricordata negli annali per qualche problema al suono, con “Norway”, tratta dal capolavoro acclamato del duo, “Teen Dream”, si ristabilisce la totale empatia. “Master of None” è un salto indietro nel 2006, quando il gruppo debuttò con un Album omonimo dalle atmosfere orientaleggianti e che ancora oggi stupiscono per la grazia con cui vengono rese. Subito dopo “Lazuli”, ovvero l’estetica della digitalizzazione del sonoro e “Equal Mind” B-side del singolo precedente, dove apprezziamo ancora di più Alex Scally e la sua chitarra. Ancora un brano da “Teen Dream”, “Silver Soul” e poi “The Hours”, che con la precedente compone un dittico perfetto. E’ il turno dei capolavori di oggi e del passato “Zebra”, “Wishes” “Hearth of Chambers” “Take Care” e “Myth”. ” Real Love” “10 Mile Stereo” e un’ intensissima “Irene” chiudono un concerto che ha sconfessato chi affermava che i Beach House fossero solamente suoni digitali e poco più. All’uscita tutti si chiedono come Victoria Legrand possa  muoversi così, cantare così, e contemporaneamente padroneggiare le tastiere senze cedere nemmeno per un attimo. Immersi in suggestioni vintage e immagini di mare, sabbia e libertà per circa un’ora e mezza abbiamo camminato verso quel faro che rappresenta la pacificazione sonora.



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