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“Va, va, va Van Beethoven”. Vita da eroe in tema e variazioni

Valentina Crosetto

Pochi sanno che Beethoven cambiò più di 80 case in 35 anni. Sul gusto per le variazioni, in musica e nella vita, del grande compositore tedesco, una “favola in forma sonata” di e con Pasquale Buonarota, Alessandro Pisci, Diego Mingolla, andata in scena alla Casa Teatro Ragazzi e Giovani di Torino.

Non è difficile capire la ragione per cui la variazione, fra tutti i procedimenti musicali, abbia catturato l’interesse di un tipo irrequieto come Beethoven. Osserva il suo più noto biografo moderno che «essa rispecchia la natura imprevedibile e casuale dell’esperienza umana; […] è la forma degli umori mutevoli, dell’alternanza di sentimenti, dei dislocamenti di prospettiva» (Maynard Solomon, Beethoven, Marsilio 1986).

Il tema resta dall’inizio alla fine l’àncora che impedisce alla fantasia di perdere il contatto col mondo esterno, eppure si dissolve in infiniti travestimenti di distorsione, in ripetuti ricordi di sogni interiorizzati. Analogamente, cuciti nelle pieghe della sua personalità, Beethoven portava inconfondibili tratti da Sturm und Drang, con abissi di depressione, capovolgimenti emotivi, stravaganze. Una delle sue manie più bizzarre consisteva nel cambiar casa quasi con la stessa rapidità con cui cambiava umore (si contano più di 80 traslochi in 35 anni, 30 soltanto a Vienna): «Si era appena stabilito in un nuovo appartamento – scriveva Ignaz von Seyfried – che già qualcosa non era di suo gradimento, e cominciava un’estenuante ricerca per trovarne un altro». Pretendeva che la casa fosse orientata a sud, che avesse una vista aperta, che gli permettesse di comporre senza essere sentito dai vicini, e a volte era difficile trovare un alloggio per un inquilino tanto esigente.

Può darsi che tanta incostanza nascondesse il desiderio di formare una vera famiglia – desiderio irrealizzabile, data la condizione di scapolo di Beethoven, alla quale non si rassegnò mai completamente. Ma è più probabile che ogni “cambio di scena”, che fosse andare dalla città alla campagna o semplicemente fare una passeggiata per strada, servisse a stimolare la sua creatività. Almeno è quanto suggerisce il curioso spettacolo Va, va, va Van Beethoven, interpretato e diretto da Pasquale Buonarota e Alessandro Pisci (da oltre 15 anni autori di testi e spettacoli teatrali rivolti alle nuove generazioni, fra cui Pinocchio Circus e Pigiami) con la partecipazione del pianista Diego Mingolla: una “favola in forma sonata”, commissionata dall’Unione Musicale e dalla Fondazione Teatro Ragazzi e Giovani, per avvicinare i più piccoli (ma non solo) al grande compositore renano attraverso il confronto fra forme musicali classiche e forme narrative teatrali. Con il grande pianoforte sempre dietro e un carretto carico di vecchi bauli adattabili a mobilio di fortuna grazie a ingegnosi scomparti pieghevoli (scene di Alice Delorenzi), il Beethoven di Buonarota esibisce il proverbiale caratteraccio senza sottrarsi alla macchietta caricaturale e romanzata: misantropo, collerico, goffo, incurante delle buone maniere e maniaco del proprio lavoro, passa le giornate – fra un trasloco e l’altro – componendo al suo scrittoio musica immortale e tiranneggiando i due docilissimi allievi factotum (Pisci e Mingolla, forse nei panni dei futuri biografi Ferdinand Ries e Anton Schindler?). Gli avanzi della cena del giorno prima, i fogli di musica gettati a terra, gli abiti ammucchiati sulle sedie, le pozze d’acqua che decorano il pavimento: il disordine in cui vivono i tre musicisti interpreta con fedeltà la sconfinata aneddotica sulla trascuratezza del maestro di Bonn. Ma dove la favola si spinge oltre il ritratto buffo, sottolineando la sproporzione fra la piccola quotidianità e il fluttuare di una grande anima inquieta, è nell’enorme forza passionale e al contempo nell’incredibile debolezza del suo temperamento d’artista. «La musica non mi vuole dividere con nessuno» borbotta per giustificare la causa invisibile dei propri tormenti, la sordità progressiva che lo consegnerà al regno del silenzio. Come Era azzoppò Efesto per renderlo inviso ad Afrodite e conservarlo all’arte della fucina, Beethoven diventò sordo perché non udisse altro che i demoni che cantavano nel suo spirito. In questo suo mondo di sordo, interrotto da dolori lancinanti come rintocchi di campana, poté però sperimentare, inventare e variare sul già noto, libero dai rigidi schemi del mondo materiale e dai suoni invadenti dell’ambiente circostante.

Ne contempliamo l’abilità nel combinare e ricombinare la sostanza della realtà (esilarante la scenetta ora in time-lapse ora in stop-motion che traduce in azione il metodo compositivo della variazione), la commozione nell’ascolto “guidato” (grazie ad amplificatori rudimentali) dei suoni della natura, ma soprattutto la genialità nell’atto di dar vita a un capolavoro: l’Eroica, abbozzata dal bravo Mingolla nell’esecuzione al pianoforte delle Variazioni e Fuga su un tema da Le creature di Prometeo op. 35, «composta per celebrare la memoria di un Grande». Quel grande, lo sappiamo, era il condottiero “illuminato”, Napoleone, ma vogliamo credere che l’autore abbia voluto dedicarla a se stesso, eroe sceso a patti col proprio destino.


Dettagli

  • Titolo originale: Va, va, va Van Beethoven
  • Regia: Pasquale Buonarota, Alessandro Pisci, Diego Mingolla
  • Anno di Uscita: 2017
  • Cast: Pasquale Buonarota, Alessandro Pisci, Diego Mingolla
  • Altro: Unione Musicale Onlus in collaborazione con Fondazione Teatro Ragazzi e Giovani Onlus e Associazione Culurale Tzimtzum


Altro

  • Testo: Pasquale Buonarota, Alessandro Pisci, Diego Mingolla
  • Scene: Alice Delorenzi
  • Costruzioni e Tecnico Audio e Luci: Agostino Nardella
  • Visto il: Mercoledì, 19 Aprile 2017
  • Visto al: Casa del Teatro Ragazzi e Giovani, Torino

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