Libri

Vetrina. “Morti di fama”

Francesca Fichera

Con Giovanni Arduino e Loredana Lipperini nella fitta rete della “microfama”, dove essere qualcuno conta molto più di essere qualcosa.

“Ho tanti ‘Mi piace’, dunque esisto” è la filosofia, spicciola ma portante, dei Morti di fama. Un fenomeno purtroppo non nuovo, un popolo vasto e in continuo aumento, ormai da più di qualche anno sotto la lente di sociologi e antropologi, che il libro scritto a quattro mani da Giovanni Arduino (scrittore e traduttore) e Loredana Lipperini (giornalista e scrittrice) per il Corbaccio fotografa con la leggerezza tipica dei saggi. Con una spigliatezza che cela un doppio fondo di sconforto.

Intrattiene e insieme agghiaccia seguire le vicende dei microfamosi, dalle star del web – di YouTube come di MySpace – agli haters – letteralmente, gli odiatori – che le bersagliano, dominati da quello che Ivano Porpora ha di recente definito sul suo blog “un dio geloso e vendicativo”. E poi ci sono i self-publishers, i pupi (e soprattutto i pupari) di Amazon, i fake, i casi di plagio. Dati che testimoniano una storia già sentita ma che non per questo lasciano indifferente chi li scorre – un poco come a suo tempo fece, in merito a ben altro tipo di realtà, Gomorra di Saviano; e questo per il modo con cui essi, i signori dati, sono stati composti, messi insieme.

Il fatto è che Morti di fama si presenta come un disinvolto curiosare tra i fenomeni da baraccone del web, fra quei freaks che “non vogliono abbandonare il tendone” nonostante sia diventata la loro gogna quotidiana; un curiosare che non fa esclusivo uso della parola stampata per aprire le sue porte (e finestre) su di un mondo così insidioso ma che, con splendida ironia, lo sfrutta in maniera diretta per creare, al suo interno, un ipertesto, un luogo – virtuale e multimediale – dove l’osservazione e la ricerca possano continuare. Un modo originale per lavorare ed apprendere sul campo, cui s’aggiungono l’accattivante impaginazione del volume, con una citazione illustre e davvero significativa in apertura d’ogni capitolo, e uno stile di scrittura che sa essere tecnico e convincente senza ammantarsi del sintomatico mistero tipico degli accademismi. Quest’ultimo punto in particolare, per alcuni recensori online (altra categoria pericolosamente microfamosa), è motore di critiche che additano, assieme al registro linguistico, proprio l’organizzazione dei dati, la messa in forma di fatti, storie e numeri: sommaria, semplicistica, “qualcuno l’ha detto meglio”. Sarà che in una dimensione dove il senso dell’ovvio si è del tutto perso è necessario sembrare ovvi per centrare il famoso nocciolo della questione? Che Morti di fama non gira intorno a niente e non risparmia nessuno, compiendo anche, sul finire, un primo passo (e un invito, neanche troppo implicito) verso l’auto-inclusione? Ammirevole – per la sua rarità – e che sarebbe pure un buon punto di partenza di tutti noi freaks/mi-piace-dipendenti intrappolati nel capannone – e nella contraddizione – dell’avere senza essere. 


  • Genere: Saggistica

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