Cinema

Happy Days Motel

Valentina Esposito

Il teatro sperimentale sfocia in un cinema grottesco e pop per mano della esordiente Francesca Staasch, decisa a trasmettere una moltitudine di sentimenti e sensazioni.

Per la rassegna Web Movies realizzata da Cubovision e Rai Cinema, sarà visibile fino al 30 Aprile Happy Days Motel, opera prima di Francesca Staasch che esplora la realtà di anime perdute e sospese, attraverso uno sguardo sperimentale, grottesco e pop.

Balti (Lino Guanciale), è giovane divorziato in attesa dello stipendio per saldare i suoi debiti con la moglie, Laura (Valeria Cavalli) porta in valigia il dolore della perdita di una figlia dopo sette anni di coma, Dustin (Luigi Iacuzio) è un gigolò che ama definirsi “terapeuta sessuale”, Candy (Valeria Belardelli) e Lupo (Luciano Curreli) sono due improbabili innamorati distanti per età e per testa. Si incontrano tutti all’Happy Days Motel: un albergo abbandonato e sconsacrato dal mondo, dove ci si ritrova per caso e dove si finisce per concedersi una vacanza dalla vita ma non da se stessi.

Concentrandosi sui soli personaggi e le loro “malattie” si potrebbe pensare di assistere ad un dramma, che c’è senz’altro ma finisce per non vedersi: la giovane regista si serve del registro visivo del grottesco quasi per invitarci a guardare i protagonisti da una prospettiva diversa, così che il dramma si trasforma in una commedia dai risvolti comici e inaspettati.

Francesca Staasch viene dal teatro sperimentale, un percorso che si riversa inevitabilmente anche nella sua prima regia con risultati più che positivi: mescola il noir, la commedia e l’on the road servendosi di colori pop, che ci immergono in una realtà animata da personaggi “classici”, che vivono in luoghi e spazi borderline presentati attraverso un linguaggio visivo surreale. In ognuna delle loro storie c’è un progresso: guardare al destino non più come qualcosa di dato e irrimediabilmente segnato, ma come a quel flusso vitale incessante e sfuggente nel quale trovare un’alternativa alla propria condizione di spaesati.

Balti e Co. appaiono come personaggi sempre in attesa, ma in realtà non perdono mai l’iniziativa di guardare avanti. Basta un incontro, una parola o una visione a mettere in discussione la loro condizione esistenziale. Così, alla Pirandello, si liberano della loro forma, della loro parte da recitare e continuano a cercare non il loro posto, ma i loro posti nel mondo: ad ogni tempo corrisponde uno spazio, ad ogni spazio un frammento diverso di se stessi così da trasformare la vita in combinazioni di eventi sempre diversi.

Impossibile non menzionare e ricordare l’immagine simbolica e ricorrente del distributore di snack, a cui basta ricevere una moneta per svuotarsi di tutto il suo contenuto, persino delle monete. Una sottile metafora di come a volte anche il più piccolo gesto o intenzione compiuti ingenuamente, può rivelarsi vincente o significativa anche nella sua inspiegabilità.


Dettagli

  • Titolo originale: Id.
  • Regia: Francesca Staasch
  • Fotografia: Luca Coassin
  • Musiche: Toni Virgillito
  • Cast: Lino Guanciale, Valeria Cavalli, Luigi Iacuzio, Luciano Curreli, Valeria Belardelli
  • Sceneggiatura: Francesca Staasch, Daniele Malavolta

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