Musica

Daughter – If You Leave

Mario Esposito

Sonorità intense targate 4AD

Il nome dei Daughter aveva iniziato a circolare in rete già da un po’ di tempo. Progetto dapprima solista della cantautrice Elena Tonra, successivamente trasformatosi in un trio con l’ingresso in pianta stabile del chitarrista Igor Haefeli e del batterista Remi Aguilella, quello della band londinese rappresenta l’ennesimo colpo messo a segno dalla sempre attenta 4AD Records, colpo che probabilmente si rivelerà una delle uscite più calde dell’anno in corso.

Una voce suadente, sonorità sospese e trasognanti che si muovono nell’ampio universo dell’indie pop più ricercato, quello dei Daughter è un mondo musicale ricco di fascino, capace di elevarsi al di sopra degli schemi preconfezionati per assumere forme assolutamente personali e coinvolgenti. Lo spazio di riferimento è sì quello del dream pop più in voga negli ultimi tempi (The XX, per fare un nome su tutti), ma Elena e soci dimostrano di avere un talento che esula dalla sterile riproposizione di formule di successo.

Il viaggio tra i meandri di “If you leave” si rivela, infatti, un’esperienza in grado di toccare le corde più nascoste dell’animo di chi ascolta: le ritmiche serrate di “Winter”, di “Youth” o di “Human”, ad esempio, rapiscono i sensi per trasportarli in una dimensione altra, lontana anni luce da questo mondo. 

Questione di pochi passaggi e si resta piacevolmente intrappolati nelle trame del terzetto londinese, tanto nei momenti più ritmati quanto nelle pieghe più riflessive dell’album, come i crescendo di “Smother” e “Tomorrow”, in cui i suoni si arricchiscono via via di sfumature sempre più complesse per poi diradarsi nuovamente come nebbia, o i delicati intrecci di “Still”, che mettono in mostra tutta l’espressività vocale di Elena Tonra.

Il livello delle composizioni e degli arrangiamenti rimane pressoché costante per tutte le dieci tracce dell’album e, nonostante la durata dilatata di gran parte dei brani, non si rischiano praticamente mai fasi di stanca o pericolosi trascinamenti. Gli oltre nove minuti di “Lifeforms”, così come le fasi finali di “Amsterdam”, raggiungono elevati livelli di intensità, e la stessa traccia di chiusura “Shallows”, che addolcisce i toni in una sorta di lunga carezza di addio, non è che il degno sigillo di un lavoro quanto mai curato e prezioso.

Si parla di un esordio, è vero, ma il risultato va ben oltre la semplice comparsata dell’ennesima nuova band indie: c’è poco da obiettare, i Daughter hanno talento e non ci sarà da meravigliarsi se di loro se ne parlerà ancora parecchio.



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