Libri

Vetrina. “Visioni proibite”

Valentina Nencini

Roberto Curti ed Alessio Di Rocco ci guidano nel tortuoso percorso della censura nel cinema italiano e ci aiutano a scoprire quello che un film doveva passare prima di arrivare in sala.

 

Il primo volume di Visioni proibite, uscito nel 2014 per la casa editrice Lindau, ci racconta quella che fu la pratica burocratica della censura in Italia tra il 1947 e il 1968. Il libro è sicuramente un testo imprescindibile per gli studiosi della materia ma anche per colui che, da semplice appassionato, fosse interessato a conoscere più a fondo i meccanismi che governavano la distribuzione delle pellicole nelle sale cinematografiche in quegli anni.

Va detto subito che non è un saggio di facile lettura. Le informazioni fornite sono molteplici e dettagliatissime, a dimostrazione che i due autori hanno sicuramente svolto ricerche accurate ed approfondite prima di procedere alla stesura del testo. Manca, però, quella piacevolezza di lettura a cui certa saggistica (soprattutto di lingua anglosassone) ci ha abituati.

Il grande merito del volume, oltre a far conoscere il meccanismo della censura e a riportare dati sistematici sulle pellicole censurate e sul tipo di taglio applicato, è quello di descrivere in maniera accurata il contesto sociale e politico nel quale questo strumento è nato e cresciuto. In questo senso la figura di Giulio Andreotti, in veste di sottosegretario allo spettacolo, diviene subito centrale nel testo perché tale centralità è quella che ricopriva effettivamente in virtù del suo ruolo preciso. Andreotti stesso svolgeva molto del lavoro che era destinato ai suoi sottoposti all’interno delle Commissioni di censura, visionando le pellicole in prima persona e operando tagli o vietandone direttamente la distribuzione.

Il testo approfondisce anche altri interessanti collegamenti tra le varie Commissioni di censura e la scena politica sottolineando come, in pratica, le Commissioni fossero una specie di “braccio armato” del Vaticano e dovessero portare avanti e promulgare quelli che erano i principi dettati dalla dottrina cattolica anche in ambito cinematografico. Dall’altra parte, invece, diventano strumento di lotta anticomunista, dato che censurano quasi totalmente la cinematografia sovietica che, proprio in questi anni, conosceva il suo apice.

Resta assolutamente impressionante, come già osservato, la mole di dati riportati da Curti e Di Rocco. Dati che fanno percepire il grandissimo lavoro di archivio che sta dietro all’elaborazione di un testo così ambizioso. E, in effetti, Visioni proibite vale la pena di averlo sempre a portata di mano sulla propria libreria per consultarlo ogni volta che se ne senta il bisogno. Sicuramente le risposte alle nostre domande le contiene tutte.


  • Genere: Saggistica

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