Arti Performative

Dal 21 al 29 luglio torna il festival Drodesera: dai “live works” al SUPERCONTINENT, tra vocazione politica, attualità, scienza e “post-umano”

Renata Savo

Tra gli eventi festivalieri di punta dell’estate, Drodesera riparte da venerdì 21 al 29 luglio

Giunto alla trentasettesima edizione, il festival che da diciassette anni si svolge nella suggestiva cornice della Centrale Fies di Dro (TN) conferma anche quest’anno la sua natura di realtà multiforme con lo scopo di presentare «biodiversità artistiche e culturali».

Per l’edizione 2017, diretta da Barbara Boninsegna affiancata dal co-curatore Filippo Andreatta, Drodesera è SUPERCONTINENT, titolo che evoca il superamento dei limiti geografici e culturali, che rinvia a «un ecosistema da esplorare dove la complessità permette di trattare tematiche e necessità attuali senza dimenticare la potenza della ricerca che sta nel mezzo […] destinazione che chiede di essere conosciuta e scoperta palmo a palmo, terra ibridata e feconda, dalla natura inaspettata, ospitale perché priva di confini definiti, pericolosa perché capace di disorientare quando si crede di averla percorsa tutta».

La vocazione politica intrinseca al fare artistico, già viva nelle precedenti edizioni del festival, si riflette anche nel LIVE WORKS Performance Act Award (da venerdì 21 a domenica 23 luglio) che da cinque anni apre l’intera kermesse. La piattaforma dedicata unicamente alla Performance Art nella quale Centrale Fies continua a rinnovarsi dalla sua prima edizione (2013) e, sotto la curatela di Barbara Boninsegna, Daniel Blanga Gubbay e Simone Frangi, muta le sue regole trasformando i selezionati in vincitori e la giuria in «un board curatoriale per la costruzione di un network utile al lavoro dell’artista». Ricordiamo che ogni anno il gruppo di lavoro di LIVE WORKS si struttura grazie al lancio di un bando internazionale aperto ad azioni performative emergenti di diversa natura: «performance, sound and new media art, text-based performance, lecture performance, multimedia storytelling, pratiche coreografiche, pratiche relazionali, progetti workshop – based e altri progetti che mettono in discussione l’idea di performance al di là del corpo».

I 10 artisti vincitori di quest’anno – Alok Vaid-Menon, Claudia Pagès Rabal, Gaetano Cunsolo, Kent Chan, Lisa Vereetbrugghen, Madison Bycroft, Mercedes Azpilicueta, Mohamed Abdelkarim, Rodrigo Sobarzo de Larraechea, Urok Shirhan – vengono affiancati da guest performer d’eccezione tra cui Mykki Blanco (“Concert” | 21 luglio), Leandro Nerefuh/Ribidjunga Cardoso (“Orphic Exuberance Versus Solar Capitalism” | prima nazionale | 22 luglio), Philipp Gehmacher (“walk+talk no. 22” | prima nazionale | 23 luglio) e Sarah Vanhee (“The Making of Justice” | 23 luglio). A loro saranno offerti per la prima volta due periodi di residenza creativa a Centrale Fies: il primo nel mese di luglio, che vede l’intreccio di diverse tipologie di curatela, dallo sviluppo tecnico all’accompagnamento teorico, attraverso una Free School composta da studio visit, critical session e reading group, il successivo a scelta dell’artista nel corso dell’anno.

Il festival Drodesera conferma ancora una volta quel suo spiccato interesse verso le possibilità concrete di intervento dell’arte sulla realtà, e viceversa. Arte, dunque, come nutrimento profondo e atto reale di senso civico: ogni lavoro metterà in discussione e rinegozierà tematiche e modalità tra artista e pubblico così come tra arte e realtà. Così, si potranno fruire: un’opera da camera documentaristica sulla logica della classificazione sociale – Thomas Bellinck / ROBIN (“Simple as ABC #2: Keep Calm & Validate” | prima nazionale | 27 e 28 luglio); lo studio del movimento del corpo in aree di confine – Rima Najdi (“Think much. Cry much.” | prima nazionale | 27 luglio); il processo di scrittura di un romanzo che insegue le traiettorie tracciate dagli spettatori immersi nelle dimensioni del racconto – Raafat Majzoub (“The Perfumed Garden: Hekmat, xx” | prima nazionale | 26 luglio); il respiro delle persone ai margini della società, convogliato in strumenti che servirebbero a far sentire più forti le voci ma che consegnano invece corpi silenti – Francesca Grilli (“The Forgetting of Air” | 28 e 29 luglio); la paranoia legata alla globalizzazione, alla brama di sorveglianza – Michikazu Matsune (“Dance, if you want to enter my country!” | prima nazionale | 26 e 27 luglio) e i problemi socio-politici connessi alle frontiere (“Towards the other side of the world” | mostra collettiva di 7 artisti internazionali a cura di Michikazu Matsune | 26 e 27 luglio).

Centrale Fies, Festival Bolzano Danza e Museion – Museo d’arte moderna e contemporanea di Bolzano, presentano, inoltre, una raccolta di lavori firmati da Alessandro Sciarroni in un progetto speciale inaugurato a Centrale Fies con la prima mostra personale dell’artista intitolata 41 a cura di Barbara Boninsegna e Filippo Andreatta, in dialogo con Ettore Lombardi. E ancora, sabato 29 luglio, i curatori del libro Iperscene 3Matteo Antonaci e Sergio Lo Gatto – dialogano con gli artisti su cui si focalizza la recente pubblicazione. Tra i cinque gruppi scelti dagli autori per restituire una fotografia della ricerca teatrale italiana, due di questi fanno parte di Fies Factory, il primo incubatore per artisti italiani nato nel 2007, mentre altri due sono inseriti nel network europeo APAP, di cui Centrale Fies è partner.

SUPERCONTINENT amplia format teatrali e performativi che si sviluppano in momenti distinti attraverso pratiche differenti per poi essere ripresentati al pubblico nelle modalità più classiche ma con tutto il bagaglio di un percorso unico – Numero23.Prod / Massimo Furlan & Cie LagunArte / Kristof Hiriart (“Hospitalités” | prima nazionale | 25 e 26 luglio); miscela le musiche ascoltate dai rifugiati con le loro storie per creare composizioni originali – Stregoni_Johnny Mox + Above the  Tree (concerto | 29 luglio); rivisita il repertorio post punk e new wave per dar vita a performance dal sorriso scuro – Jean-Luc Verna (concerto | 29 luglio); consegna agli spettatori la possibilità di avvicinarsi a un artista aprendo loro una parte sconosciuta del suo lavoro – Alessandro Sciarroni (“41” | mostra fotografica | fino al 29 luglio), o presentando uno spettacolo nello stesso spazio nel quale ha visto la luce 10 anni prima – Alessandro Sciarroni feat. Chiara Bersani & Matteo Ramponi (“Your girl” | 25 luglio); accompagna il pubblico all’interno di un racconto proveniente dal sottosuolo siriano da ascoltare sdraiati su cumuli di terra – Tania El Khoury (“Gardens speak” | prima nazionale | 26 – 29 luglio).

Scienza, natura, sport sono alcuni importanti nuclei tematici attorno ai quali si sviluppano le opere performative che saranno presentate quest’anno: la coreografia di Eric Minh Cuong Castaing / Shonen* (“School of Moon” + “Lesson of Moon” | prima nazionale | 25 luglio), scritta per bambini e robot, interroga lo spettatore sul post-umano e sulle percezioni del corpo nella nostra epoca dominata dalle tecnologie. Un altro dialogo tra arte, scienza e sport è l’ultima creazione di Chiara Bersani | Marco D’Agostin (“Formazioni” | prima nazionale | 26 luglio), un lavoro pensato per un astronomo e una squadra sportiva di adolescenti. Altra fusione ancora, tra due artisti che lavorano nel performativo ma l’uno proveniente dalla danza, Jacopo Jenna, l’altro dalle arti visive, Jacopo Miliani, genera la decostruzione di una canzone – e di un’intera generazione – che cerca di ritornare al Come as you are del testo dei Nirvana (“Come as you are” | 28 luglio). Volta invece al recupero di un’opera che rischia di scomparire senza lasciare traccia è la collaborazione tra Riccardo Giacconi e Andrea Morbio con Giacomo Onofrio, ultimo burattinaio in grado di mettere in scena uno spettacolo concepito negli anni ’30 (“Il vendicatore” | 25 e 26 luglio). A tradurre invece in chiave surreale la tragedia shakespeariana Otello sono le marionette parlanti, metà uomini e metà pupazzi del film di Pier Paolo Pasolini (“Che cosa sono le nuvole?” | 25 e 26 luglio). Nelle opere di Marta Cuscunà (“Sorry, boys” | 26 luglio), Riccardo Giacconi e Carolina Valencia Caicedo (“Occhiacci di legno” | prima nazionale | 25 – 29 luglio), Pedro Reyes (“Baby Marx” | 25 e 26 luglio), creature antropomorfe si fanno corpo antico e robotico allo stesso tempo, divenendo non solo tramite del talento e delle visioni degli artisti, ma finendo per diventare altro, qualcosa di inaspettato.

Dall’azione del corpo che «ruota intorno al proprio asse e si sviluppa in un viaggio emozionale» di cui è protagonista Alessandro Sciarroni (“CHROMA_don’t be frightened of turning the page” | 29 luglio), all’autopsia del balletto tracciata attraverso un percorso che riflette sulla relazione tra narrazione e astrazione (“Sylphidarium”  | 28 luglio) e alla sfida ironica e virtuosa di candidati chiamati all’ultimo sulla scena e pronti a immergersi nella condizione amletica per eccellenza (“Amleto” | 27 luglio) entrambi lavori di CollettivO CineticO, così come il rapporto metaforico e misterioso fra magia e arte di Roberto Fassone (“Untitled II” | 25 luglio) e l’opera di OHT (“Project Mercury” | prima nazionale | 29 luglio), ispirata dalla ricerca scientifica di Richard Sennett, si mescolano senza soluzione di continuità le pratiche artistiche più classiche e conosciute a visioni tanto contemporanee, semplici e articolate al contempo, che testimoniano  i motivi per cui Drodesera resti sempre e comunque una delle mete privilegiate di un pubblico internazionale, nonché degli addetti ai lavori della nostra penisola, non soltanto di arti performative, ma del settore culturale e artistico in senso ampio.

Per ulteriori informazioni sulla 37esima edizione del festival, si rimanda al sito web: http://www.centralefies.it/supercontinent/



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