Cinema

ViaEmilia2014. Capulcu: Voices from Gezi

Vincenzo De Divitiis

 

Un talentuoso gruppo di registi unisce le proprie forze e arriva al Via Emilia Doc Fest con testimonianze dirette sulle rivolte in difesa di Gezi Park a Istanbul del 2013

 

 

Ogni giorno le televisioni e i quotidiani sono invase da notizie e reportage riguardanti rivolte, proteste e guerriglie da ogni parte del mondo, scatenate da problematiche socio-politiche difficili da risolvere e risalenti a secoli e decenni fa. Nonostante questo continuo bombardamento mediatico,tuttavia, non tutte le informazioni che ci arrivano sono esaustive o riescono a fornire un quadro completo di situazione che il più della volte racchiudono risvolti e retroscena a noi ignoti. Quest’ultimi rimarrebbero tali se non ci fosse internet con la sua informazione libera e indipendente da qualsiasi potere a relazionarci con contenuti ed immagini forti e dirette, oppure alcuni giornalisti e documentaristi pronti a scendere in campo nel vero senso della parola pur di raccogliere le testimonianze dei protagonisti.  Proprio di questa categoria fanno parte i registi Carlo Prevosti, Stefano Zoja, Duccio Servi, Bendetta Argentieri, Claudio Casazza che nel loro nuoco lavoro dal titolo Capulcu: Voices from Gezi decidono di raccontare le violenti manifestazioni di protesta avvenute in Turchia Maggio del 2013 in difesa del Gezi Park, parco storico di Instanbul.

 

L’opera si presenta fin da subito come un documentario d’inchiesta con la parola che viene lasciata alle immagini delle manifestazioni e ai testimoni che spiegano passo  dopo passo il clima di quei mesi, partendo dalle ragioni della rivolta fino all’atteggiamento dei media e del governo. Quello che emerge in maniera preponderante è la capacità del popolo turco di superare ogni differenza di classe e idee politiche per unirsi in una manifestazione solo in un primo mento volta alla difesa del Gezi Park, ma che ben presto si trasforma in uno sfogo contro la classe politica incapace di governare il paese e difendere i diritti dei cittadini. Un’autentica dimostrazione di coesione attraverso la quale anche le minoranze etniche hanno potuto far sentire la propria voce e farsi riconoscere dal resto del paese. I registi si dimostrano molto abili a catturare l’attenzione di un pubblico estreneo ai fatti grazie ad un montaggio serrato e alla quasi totale assenza di voci fuori campome didascalia che appaiono solo alla fine quando chi guarda ha ormai avuto un’idea chiara dei fatti avvenuti in quei mesi.



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