Cinema

ViaEmilia2014. Brera: un’altra storia

Valentina Esposito

Stefano Conca Bonizzoni guarda al futuro e al Via Emilia Doc Fest regala la visione dell’anima e dell’esperienza museale della Pinacoteca di Brera

 

Raccontare un quadro attraverso gli occhi della propria cultura, tradizione e storia personale: è questa la sfida lanciata dalla Pinacoteca di Brera con Brera: un’altra storia, affidata a guide antiordinarie provenienti da ogni parte del mondo per valorizzare l’arte italiana senza perderne però le coordinate storico artistiche. Un viaggio artistico-culturale che viene filmato da Stefano Conca Bonizzoni, per lanciare una nuova idea di museo, che guardi al futuro.

Biljana Dizdarevich, Dudù Kouate, Francesca Cambielli, Margaret Nagap e Almir SanMarti provengono tutti da paesi differenti: sono loro “le cavie” attraverso cui sperimentare come la collezione di quadri della Pinacoteca di Brera, che raccoglie il meglio del Rinascimento italiano, riescano a parlare anche ad un popolo estraneo alla cultura italiana. Così attraverso gli occhi di chi riesce a guardare l’arte oltre l’autore e l’occasione per cui è nata la Madonna diventa una madre o una giovane ragazza che si incontra per la prima volta con il suo sposo, un Cristo dolente si trasforma in un rivoluzionario che lotta per una società migliore oppure diventa l’emblema dell’umano che deve accettare l’ombra e la luce della vita. La Storia dell’Arte prende vita, i quadri parlano spogliandosi della noia e della pomposità dello sguardo esperto, ma non rifuggono la loro epoca e storia, anzi si arricchiscono di un significato molteplice e senza tempo.

Brera: un’altra storia non è un documentario alla cui visione se ne è immediatamente catturati, anzi l’idea di presentare prima i protagonisti poi i momenti in cui raccontano il quadro capace di richiamare alla loro memoria tradizioni, aneddoti e ricordi della vita personale e del proprio popolo, non aiuta a tenere alta l’attenzione. L’aspetto narrativo quindi rischia di essere troppo dispersivo e, dopo qualche minuto di disattenzione, l’assopimento viene debellato dalla messa in scena vera e propria dell’esperimento.

Allo sguardo perso e interrogativo di visitatori che passano da un quadro all’altro, quanto ben conosciamo quel modo di visitare i musei, si oppone l’emozione di un peruviano, di un egiziana e di un africano che guardano oltre i dati storici del quadro. Allora in quel momento l’arte prende vita, non è più morta e l’istituzione del museo trova un senso alla sua esistenza. In fondo basta solo creare una connessione magica tra sé e l’opera d’arte, e non c’è bisogno di venire da lontano ma basta anche essere italiani. Tutto sta nella percezione, nello sguardo e nel ritrovare una natura spirituale che a noi occidentali appartiene sempre meno. Del documentario di Bonizzoni non si può certo apprezzare molto l’aspetto filmico, è chiaro il suo fine didattico, però il messaggio arriva forte: ridiamo un senso e un’anima ai musei, ma soprattutto all’Arte.


Dettagli

  • Titolo originale: Id.
  • Regia: Stefano Conca Bonizzoni
  • Fotografia: Stefano Conca Bonizzoni
  • Musiche: Dudù Kouate
  • Cast: Biljana Dizdarevich, Dudù Kouate, Francesca Cambielli, Margaret Nagap, Almir SanMarti
  • Sceneggiatura: Stefano Conca Bonizzoni

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