Tre Stelle. Il 2014 di Valentina Esposito.
Un bilancio del 2014: la redazione cinema di Scene Contemporanee seleziona i propri tre film preferiti dall’anno appena conclusosi
È sempre difficile tirare le somme quando ci si lascia alle spalle una stagione cinematografica intensa come quella del 2014, soprattutto se bisogna scegliere solo tre pellicole da premiare. Il mio pensiero naturalmente va per lo più al cinema italiano, all’amara constatazione che nonostante vi siano state discrete sorprese si manchi ancora di originalità, di film capaci di sconvolgere, emozionare e turbare. Il cinema dovrebbe essere prima di tutto questo, una sapiente e affascinante unione di tecnica e amore da godere sullo schermo: un film fatto molto bene ma poco convincente è capace di accendere il dialogo e il confronto, e anche se non riesce a scoccare in pieno centro la sua freccia, almeno ha fatto già metà del suo percorso. Penso a quell’amato e odiato giovane favoloso, film che ha diviso mezza Italia su come Mario Martone abbia raccontato Leopardi e anche un po’ di Napoli. Una pellicola discutibile, ma che è pur sempre buon cinema di cui si deve parlare.
Il punto è che si finisce per discutere sempre dei soliti noti, e molto poco si può dire di registi emergenti o di registi di genere anche noti che riescano a dare una boccata di aria fresca liberandosi dei soliti cliché che soffocano commedie o drammi. In Italia si finisce per vedere e promuovere sempre lo stesso tipo di film, e si presta poca attenzione a sorprese piacevoli. Dalla mia, voglio ricordare un film come Vinodentro, di Ferdinando Vicentini Orgnani, che forse non brillerà di originalità, ma che credo valga la pena vedere quanto meno perché il regista ricorda quell’esigenza cara all’uomo di riflettere, oggi purtroppo relegata a poche volte e magari post-lavoro senza troppi sforzi, su quel famoso chi sono e da dove provengo, e soprattutto cosa sto facendo, senza dover per forza cadere in scenari di natura sociale.
Sul versante straniero ce n’è stato davvero per tutti i gusti, tra film degni di nota come Interstellar di Christopher Nolan, trasformatosi in un’imperdibile appuntamento con il cinema, a film che si sono semplicemente limitati a riempire il cartellone. Nella mia top three ben due sono stranieri, quelli che come un ritornello mi sono risuonati alla mente per tutto l’anno senza mai cadere nel dimenticatoio.
3. Winter Sleep di Nuri Bilge Ceylan: indiscutibile vincitore della Palma d’oro a Cannes, questo regno d’inverno è il film delle sfide. Una pellicola infatti di circa tre ore che sfida lo spettatore, il cinema, il tempo ma soprattutto sfida la vita. Un cast elevatissimo su cui brilla lo sguardo imperturbabile e indimenticabile di Haluk Bilginer.
2. Alabama Monroe di Felix Van Groeningen: è la storia d’amore per eccellenza. Pulita, romantica in modo sublime, mai volgare e banale, così elevata da non bastarne una visione per coglierne l’originalità della sua forma. Il film di Groeningen guarda all’amore come lo specchio dinanzi al quale prima o poi tutti dobbiamo rifletterci, in un dissidio acceso tra chi siamo e chi saremo nel condividere una nuova vita con l’altro.
1. Torneranno i prati di Ermanno Olmi: raccontare la guerra partendo dall’attesa e dai sentimenti più intimi dei soldati al fronte. Olmi ricorda i cent’anni dalla Prima Guerra Mondiale, sulle musiche senza tempo del bravissimo Paolo Fresu, in un ritratto cinematografico dove la paura si trasforma in un sentimento primordiale raccontato dalle infinite possibilità narrative del cinema.


