Libri

Più libri Più liberi. Anobii: la forza delle idee

Roberta Iadevaia

Un social network per gli amanti della letteratura, il giovane hongkonghese Greg Sung parla del suo Anobii di fronte alla community italiana di “Più libri Più liberi”

L’incontro con il fondatore di Anobii, Greg Sung, risulta interessante ancora prima di iniziare: verso  le 18 infatti il foltissimo pubblico di Camilleri, il cui intervento si era appena concluso defluiva lentamente (vista anche l’età avanzata di molti) dalla Sala Diamante per lasciare il posto a un gruppetto eterogeneo che ha ingannato l’attesa disquisendo di Kindle e tablet e rispondendo a domande come “chi c’è ora? ah… e cos’è Anobii?”.

Stupisce dunque che quella italiana sia invece una delle community più attive e numerose del social network di Hong Kong, come ricorda Carlotta Mismetti Capua, giornalista vincitrice del Premio Ischia del Giornalismo Social Media. Misteri della rete.

A stupire sicuramente è Greg Sung per la giovane età (33 anni) – caratteristica peraltro comune ad altri suoi “colleghi” come lo Zuckerberg di Facebook (28 anni) e il Dorsey di Twitter che di anni ne ha 36 – ma anche per quell’aria fresca  e spontanea da ragazzo che nel 2005, leggendo Gonzo Marketing di Christopher Locke, capì che la rete sarebbe stata prima di tutto “social” e che forse una community di amanti dei libri non era una cattiva idea. Nasce così Anobii, non solo un “luogo” dove si parla di libri ma una vera e propria comunità, appunto, che permette  di condividere letture preferite, recensioni, consigli ma anche di conoscere persone con interessi affini (calcolate da un algoritmo) e di scambiare o vendere libri. In più, osserva giustamente la giornalista, con Anobii è tornata la cara vecchia stroncatura di cui molto si sentiva la mancanza nel panorama letterario italiano.

A differenza di Facebook, osserva Sung, Anobii spinge a conoscere persone nuove mentre sul primo si tende a restare nel proprio “gruppo” di amici. Ad accomunarli però potrebbero essere, in un futuro non molto lontano, delle funzioni aggiuntive di carattere più commerciale (i cui esempi oggi abbondano su Facebook) andando a “sporcare” quella che potremmo definire, con Mismetti Capua, la “natura anarchica della rete”.

Di certo però, sottolinea ancora il suo fondatore, Anobii resterà fedele alla sua natura prettamente “sociale”, basata sul concetto di condivisione e partecipazione: come tutti i social network infatti, anche nel “tarlo della carta” i  contenuti sono user generated, il che comporta la possibilità di avvalersi di uno staff davvero ridottissimo, l’adesione spontanea a progetti di miglioramento della piattaforma (ad esempio il sito è stato tradotto dagli utenti stessi), l’opportunità di ricevere feedback immediati sui quali modellare e implementare i vari tools e quel senso di “fiducia” tra lettori affini che rende una recensione su Anobii autorevole quanto (e spesso anche più di) quella di una rivista specializzata.

Anobii, con le sue 800mila visualizzazioni al mese e gli oltre 30 milioni di libri classificati, guarda al futuro con serenità: sicuramente ci saranno un potenziamento dell’e-commerce e degli e-book (oltre 30mila quelli già presenti e scaricabili sul sito anche se solo in inglese), dichiara Sung, con la naturalezza di chi i libri li ama davvero.



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