Cinema

In Sala. Yves Saint Laurent

Cristina Lucarelli

Jalil Lespert fallisce come ritrattista del guru della moda Yves Saint Laurent, proponendoci un modesto e melenso quadro della sua vita.

Patinatissimo biopic sulla vita e le gesta modaiole di un vero e proprio mito nell’ambito dell’haute couture, è arrivato in sala Yves Saint Laurent. Diretto da Jalil Lespert e sceneggiato da Lespert con Marie-Pierre Huster e Jacques FieschiYves Saint Laurent è un libero adattamento dell’omonimo libro di Laurence Benaïm.

Ci troviamo a Parigi nel 1957 e lo stilista franco-algerino è un enfant prodige chiamato a sostituire il defunto Christian Dior nella propria maison. Il successo non si fa attendere, così come quella pressione che spingerà il giovane disegnatore di moda sull’orlo della depressione. A salvarlo sarà Pierre Bergè,  suo grande estimatore nonché socio in affari, ma soprattutto fedele compagno di vita. E proprio sulla figura di Bergè si spiega la pellicola: illustrazione artificiosa ed edulcorata di quanto senza quest’ultimo, Yves Saint Laurent non ce l’avrebbe fatta ad emergere nel mondo dorato dell’alta moda. A lui, pigmalione e mentore capacissimo, lo stilista deve tutto: fama, amore, la vita stessa.

Un racconto che scade, quindi, in un melenso-patetico diretto da Lespert in maniera quasi anonima – più una pubblicità ben confezionata che un lungometraggio – con una sceneggiatura traballante. Il protagonista (uno sprecato Pierre Niney), edonista ma introverso e sofferente per tutta la durata dell’opera, non riesce mai a spiegarne i motivi. E mentre si strugge e si affligge, il resto della storia sfoca completamente in oblio senza senso, destinato ad annoiare i più. Tra una prima parte più “pragmatica”del lungometraggio si passa, senza rigor di logica, ad una seconda battitura decisamente scollegata e che affonda in un affresco anodino.

Si sperava in qualcosa di più da questo Yves Saint Laurent, si attendeva qualcosa in più di uno sterile racconto vissuto attraverso tableaux vivants ben abbigliati, estetizzazione assoluta di ogni elemento scenico ma a discapito di un cast che appare “fin troppo” per il risultato finale. Tra sfilate e isterismi generali, il biopic sulla vita dell’artista si risolve in una bella superficie che chiude in sé il vuoto: uno scrigno lucente ma senza gioiello. Di salvabile c’è ben poco, quindi, se non alcune piccole sequenze taglienti e chi ci ha messo la faccia davanti alla macchina da presa, non dietro. 


Dettagli

  • Titolo originale: Id.
  • Regia: Jalil Lespert
  • Fotografia: Thomas Hardmeier
  • Musiche: /
  • Cast: Pierre Niney, Guillame Gallienne, Charlotte Le Bon, Nikolai Kinski, Laura Smet
  • Sceneggiatura: Jacques Fieschi, Marie-Pierre Huster, Jalil Lespert

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