In Sala. Selma
In marcia per gli Oscar anche Martin Luther King col politico e aggressivo biopic di Ava DuVernay.
La tensione tra la comunità bianca e afro-americana nel cinema USA è palpabile, veniamo da un anno di forti critiche a partire dalla commedia Dear White People presentata nel 2014 al Sundance agli strali lanciati da Chris Rock sull’Hollywood Reporter contro la “bianca” industry dei sogni. L’arrivo di Selma, biopic su una delle prominenti figure del Novecento, Martin Luther King Jr., non fa altro che infiammare ancor di più la vicenda, già calda sulle strade a causa dei numerosi omicidi colposi di afro-americani che hanno occupato i telegiornali di oltreoceano per mesi.
Lo fa mettendo in discussione la storia: qual è stato il ruolo di Lyndon B. Johnson? Cosa si dissero lui ed Edgar Hoover nella stanza ovale della Casa Bianca in merito al premio Nobel per la pace? Proprio da questa “vittoria” in Svezia parte il biografico di Ava DuVernay, il Reverendo ha già acquisito notorietà, ma la sua battaglia non si è conclusa, il diritto di voto negli stati del sud degli Stati Uniti è negato agli afro-americani, contravvenendo alle norme, e il Presidente è sordo alle richieste della comunità. Scatta così la marcia a Selma, un paese dell’Alabama soggiogato dal razzismo.
Selma agisce solo in parte come un biopic tradizionale, non racconta vita, morte e miracoli del proprio protagonista, seleziona solo un momento preciso, uno dei fondamentali, evitando la retorica della crescita e della fatalità conclusiva, abbraccia invece un approccio artistico agli eventi. La regia non segue il suo centro come un cane il suo padrone, la DuVernay incornicia il suo David Oyelowo, così immerso nella parte di King da creare forte empatia e ammirazione, insieme con il resto del cast, in quadri artistici talvolta contrastanti con le norme cinematografiche standard.
Forma e narrazione non camminano di pari passo, imitano il passo di marcia e cercano di compenetrarsi con risultati a dir poco notevoli, sfiorano l’eccellenza nella prossimità col didascalico e la carrellata di attori di fama mondiale, presenti per logiche produttive purtroppo inevitabili, non fa altro che ridimensionare il mondo di Selma a pura finzione. Tim Roth e Tom Wilkinson gli unici a mantenere il tono drammatico, Cuba Gooding Jr. e Martin Short più comparse da Muppets che personaggi fisici diversi da se stessi. Il risultato complessivo però funziona, la DuVernay con Selma racconta una storia fortemente politicizzata e aggressiva, in una Hollywood troppo politically correct verso se stessa ci vuole, e solo questo basta, oltre a quanto già elencato in precedenza, a rendere il film una visione obbligatoria di questi primi mesi del 2015.
Dettagli
- Titolo originale: Selma
- Regia: Ava DuVernay
- Fotografia: Bradford Young
- Musiche: /
- Cast: David Oyelowo, Carmen Ejogo, Tom Wilkinson, Tim Roth, Oprah Winfrey, Cuba Gooding Jr., Martin Sheen, Colman Domingo, Common
- Sceneggiatura: Paul Webb


