Cinema

In Sala. Se chiudo gli occhi non sono più qui

Cristina Lucarelli

Le difficoltà di un’adolescenza difficile tra le complicate dinamiche più disparate assorbono la triste vita del giovane protagonista interpretato da Mark Manaloto.

Siamo al quarto lungometraggio, un’ultima fatica che sia aggiunge alla carriera come regista e sceneggiatore iniziata a 26 anni nel 1997, con il suo primo cortometraggio Eccesso di Zelo: parliamo  di Vittorio Moroni, tornato dietro la macchina da presa dopo uno stop di 4 anni, anni durante cui però non ha smesso di scrivere, scrivere per gli altri e poi nuovamente per sé. Nel 2013, il cineasta lombardo pensa e dirige la pellicola – presentata al Festival Internazionale del Film di Roma nello stesso anno –  Se chiudo gli occhi non sono più qui, un film sul tema dell’adolescenza, un film che si distingue dalla massa di prodotti sui teenagers, per lo più banali e triti, grazie ad uno sguardo spiazzante, un attimo prima crudo e potentemente realistico, l’attimo dopo malinconico e incantato.

Kiko (Mark Manaloto), di origine filippina, ha sedici anni e la passione per l’astronomia, trasmessagli dal padre deceduto due anni prima. Il ragazzo vive con la madre Marilou (Hazel Morillo) e il suo compagno Ennio (Beppe Fiorello), che gestisce e sfrutta manodopera clandestina all’interno di un cantiere. Kiko non riesce più a sopportare quella vita, prima la scuola, poi il lavoro con il patrigno, e così decide di costruirsi un suo rifugio all’interno di un autobus abbandonato. Un giorno il ragazzo incontra Ettore (Giorgio Colangeli), un insegnante in pensione che gli dice di essere un vecchio amico del padre e che lo vuole aiutare e che cambierà per sempre la sua vita.

Adolescenza come momento di disagio, ma anche di rinascita, tra malinconia e coraggio, tematiche che si incontrano tra loro a volte poco armoniosamente – troppe, forse, per essere concentrate in 110 minuti di pellicola – a volte camminando invece sotto braccio, tutto questo è Se chiudo gli occhi non sono più qui. Kiko (un credibilissimo Manaloto) sente profondamente la mancanza del padre defunto, sostituito da quel nuovo compagno della madre – il bravo Beppe Fiorello – che non può che essere una figura speculare a quella dell’amorevole genitore scomparso e tra inganni, scontri e solitudini, muove i passi in una sceneggiatura ben costruita dallo stesso Moroni e da Marco Piccarreda e che non pecca mai in credibilità. Paternità mancata, riscatto, bisogno di cultura, omosessualità accennata, immigrazione, adolescenza come momento cruciale: davvero tanti spunti, a volte trattati in maniera forse un po’ troppo auto compiaciuta. In sostanza un buon film, che si farà ricordare per la consapevolezza con cui si parla dei giovani e dei loro problemi, ma che se avesse fatto a meno di qualche virtuosismo e di qualche eccesso di buonismo e politically correct sarebbe risultato sicuramente meno pretenzioso e ancor più piacevole. 


Dettagli

  • Titolo originale: Id.
  • Regia: Vittorio Moroni
  • Fotografia: Massimo Schiavon, Andrea Caccia
  • Musiche: Mario Mariani
  • Cast: Giorgio Colangeli, Beppe Fiorello, Mark Manaloto, Hazel Morillo, Vladimir Doda, Anita Kravos, Elena Arvigo, Stefano Scherini, Ivan Franek, Ignazio Oliva
  • Sceneggiatura: Vittorio Moroni, Marco Piccaredda

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