In Sala. Party Girl
Ricominciare a sessant’anni, liberarsi dal ruolo di reginetta dei nightclub e godersi la tranquillità della maggiore età sono al fulcro della vera storia di Angélique Litzenburger.
Locali notturni, corpi femminili dalle forme più aggraziate che si concedono allo sguardo di clienti curiosi e in cerca di piaceri e distrazioni, una bottiglia ed una notte da vivere: è questa la vita che per anni ha condotto Angélique Litzenburger, non più giovane certo ma che a sessant’anni conserva il fascino della donna vissuta che ancora si sente una diva. I clienti però non ci sono più, le bottiglie da stappare sono sempre meno e comincia ad annoiarsi, quando all’improvviso, come un principe azzurro, il suo cliente di vecchia data Michel/Joseph Bour le propone la pazza idea di sposarlo. L’ex regina dei night tentenna, per poi infine decidere di darsi una possibilità e giocare rischiando, ma la strada da percorrere è più tortuosa del previsto.
Ai nostri tempi la vecchiaia è diventata un’età sempre più difficile da accettare e da comprendere. Il mito della gioventù, ben radicato e calzante nella società del prendo e consumo, schiaccia tutti prima o poi, e Angélique che fa del corpo il suo mestiere non può che esserne più vittima di altri. Party Girl è il film che ha incantato e convinto il 67° Festival di Cannes, aggiudicandosi il Camera d’Or e il Prix d’ensemble nella sezione Un Certain Regard, e che si muove sul filo della verità naturalmente interpretata e adattata alle esigenze del cinema con alcune modifiche: è infatti la storia vera di Angélique Litzenburger, hostess da nightclub tra Francia e Belgio, e porta la regia del figlio Samuel Theis, avvalendosi di Marie Amachoukeil e Claire Burger.
La storia cattura e incuriosisce, la macchina da presa più che raccontare si limita a filmare come fosse un documentario abbondando di primi piani e in alcuni casi appropriandosi del punto di vista della protagonista. Tuttavia a fine visione c’è qualcosa che non convince: Party Girl, che avrebbe tutte le carte nella storia per poter emozionare non si spinge fino in fondo e il limite forse è proprio quello di concentrarsi troppo – e in alcuni casi male – sulla figura della Litzenburger. La prima parte del film sembra procedere per inerzia, e quasi annoia, nella seconda invece l’attenzione al rapporto con i figli e il loro stesso protagonismo sembra ridare vigore alla storia. Nasce così per un pelo un’empatia con i personaggi e con la Party Girl, donna inafferrabile e nata per animare le vite di sconosciuti, incapace o forse troppo stanca per amare. Una materia quindi buonissima, ma plasmata in modo molto superficiale.
Dettagli
- Titolo originale: Id.
- Regia: Marie Amachoukeli, Samuel Theis, Claire Burger
- Fotografia: Julien Puopard
- Musiche: Alexandre Lier, Sylvain Ohrel, Nicolas Weil
- Cast: Angélique Litzenburger, Joseph Bour, Samuel Theis
- Sceneggiatura: Marie Amachoukeli, Samuel Theis, Claire Burger


