Cinema

In Sala. Oculus

Vincenzo De Divitiis

Mike Flanagan pesca a piene mani dagli albori della sua carriera per confezionare un teso horror psicologico sul classico tema degli specchi.

Lo specchio è un oggetto da sempre di grande presa sul genere fantastico ed horror per la sua capacità di creare angoscianti realtà parallele e racchiudere al proprio interno creature oscure e spiriti demoniaci. Una fonte così fertile di terrore non poteva non dare il via ad un vero e proprio sottofilone, i cui film più noti sono Mirror – Chi vive in quello specchio e il recente coreano Into the Mirror con relativo ed immancabile remake americano Riflessi di paura, dal quale ha voluto attingere con risultati più che soddisfacenti anche il giovane emergente Mike Flanagan. Il regista statunitense, infatti, con il suo ultimo lavoro, Oculus, ampliamento di un cortometraggio del 2006 dal titolo Oculus: Chapter 3 – The Man With the Plan, confeziona una pellicola spiazzante e capace di unire dinamiche da thriller psicologico ad altre più da tipica storia del terrore.

Kaylie (Karen Gillan) e Tim (Brenton Thwaites) da piccoli hanno visto i propri genitori morire a causa del potere di uno specchio maledetto. A distanza di undici anni Kaylie ricompra lo specchio e richiama il fratello, appena uscito dal manicomio dopo una lunga terapia per aver ucciso il padre, per tornare nella loro casa d’infanzia e ripercorrere ogni momento di quella tragica notte. Le verità che verranno fuori saranno a dir poco scioccanti.

Flangan ripercorre la falsa riga del precedente Absentia e, soprattutto nella prima parte, si focalizza con attenzione e cura dei dettagli sul rapporto contrastato ed aspro trai due fratelli le cui idee su quella tragica notte sono opposte impersonificando così l’irrisolvibile dialettica tra realtà e suggestione. I lunghi dialoghi tra i due diventano, in tal senso, uno strumento utile per comprendere le psicologie così ben delineate dei due personaggi (da sottolineare l’interpretazione di un’ottima Gillan) da fornire l’impressione di assistere più ad un dramma psicologico che ad un horror. Vena horror che, però, viene fuori in una seconda parte in cui il regista riesce a creare un costante crescendo di supsense, enfatizzata da una fotografia capace di creare atmosfere che man mano diventano sempre più tenebrose nelle quali giocano un ruolo fondamentale una Katee Sackhoff a suo agio nel ruolo di posseduta e i due bambini (Annalise Basso e Garrett Ryan) abili a trasmettere la giusta dose di tensione. Il vero merito di Flangan è quello di riuscire a snocciolare la vicende su due dimensioni temporali diverse per poi unirle con il passare dei minuti fino a non dare più punti di riferimento allo spettatore e lasciarlo sempre più col fiato sospeso.


Dettagli

  • Titolo originale: Id.
  • Regia: Mike Flanagan
  • Fotografia: Michael Fimognari
  • Musiche: The Newton Brothers
  • Cast: Karen Gillan, Brenton Thwaites, Katee Sackhoff, Rory Cochrane, Annalise Basso, Garrett Ryan
  • Sceneggiatura: Mike Flanagan, Jeff Howard

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