In Sala. Non sposate le mie figlie!
La tolleranza nell’Europa multietnica è fonte di scenette grottesche e comicità nel film di Philippe de Chauveron.
Che il cinema francese goda di ottima salute è un dato di fatto assodato da tempo, e i nostri cugini transalpini non perdono occasione di ribadirlo grazie ad una positiva tendenza che anno dopo anno vede un sensibile aumento dei prodotti sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo, con tanti film che abbinano grandi incassi ai botteghini a valori artistici nel complesso notevoli. Uno dei protagonisti di questo periodo positivo è Philippe de Chauveron il quale con la sua ultima commedia, Non sposate le mie figlie!, torna nelle sale pronto a far ridere il pubblico con il suo stile pungente ed intriso di uno humour nero più di stampo inglese che francese vero e proprio.
Claude (Christian Clavier) e Marie (Chantal Lauby) sono una coppia di mezz’età vecchio stampo, cresciuta con valori cattolici e gollisti. Per uno strano scherzo del destino, però, le loro prime tre figlie si sono sposate con un ebreo, un cinese e un arabo creando un notevole imbarazzo nei rapporti con il padre. Il peggio per i due coniugi deve ancora venire e si materializza quando l’ultima delle sorelle decide di sposarsi un ivoriano. La cerimonia delle nozze sarà un susseguirsi di eventi grotteschi, anche per colpa dello scontroso padre dello sposo.
Du Chauveron dimostra di non ignorare la realtà che lo circonda e così, traendo spunto da un paese multietnico e pervaso di diverse culture come la Francia, riesce nell’intento di realizzare una commedia che ha come obiettivo non solo quello di divertire e creare occasione di svago, ma anche quello di fornire spunti di riflessioni su temi non facili come la tolleranza razziale, l’integrazione e il rinnovamento di un’istituzione antica e tradizionale quale la famiglia. La strada scelta, come detto, è quella della risata suscitata attraverso una sfilza interminabile di luoghi comuni, situazioni grottesche che, come da buona tradizione comica, trovano il suo terreno preferito nella tavola; le cene, infatti, rappresentano i momenti più riusciti dal momento che dai lunghi dialoghi tra i protagonisti emergono antipatie e battute sui diversi tipi di alimentazioni, appartenenti ad una visione retrograda che in realtà è insita in tutti i commensali. Il regista vuole dimostrare quindi che i pregiudizi non sono un’esclusiva di un popolo piuttosto che di un altro e che per superarli occorre conoscersi meglio ed imparare a rispettarsi. De Chauveron, infine, può contare su un cast di ottimo livello in cui spicca in maniera prepotente il veterano Clavier, bravissimo nel tirar fuori tutta la vena ironica e caricaturale del suo personaggio.


