Cinema

In Sala. Maicol Jecson

Cristina Lucarelli

Francesco Calabrese ed Enrico Audenino esordiscono alla regia con una commedia che strizza l’occhio al cinema indipendente statunitense.

Con una commedia indipendente, che strizza l’occhio ad un certo tipo di cinema americano, assistiamo all’esordio di Francesco Calabrese ed Enrico Audenino. Il lungometraggio girato a quattro mani è Maicol Jecson, nome italianizzato del defunto re della pop music e che lo tira ovviamente in ballo per tutto il minutaggio.

Siamo a fine giugno del 2009 e Andrea e Tommaso – rispettivamente 15 e 9 anni – lasciati a casa dai genitori andati in vacanza, dovrebbero partire per un campo estivo. Andrea ha però altri progetti: con la dimora libera vuole a tutti i costi perdere la verginità con Eva (qualche riferimento biblico?), la ragazza di cui è follemente innamorato. C’è però il “fattore rischio”, nonché catalizzatore delle vicende, Tommaso, piccolo fan di Michael Jackson (tanto da pensare di esserne il figlio) che decide di restare anch’egli a casa. Una serie di accadimenti porteranno i due fratellini ad avere a che fare con un ospizio e uno strambo anzianotto che risponde al nome di Cesare…

Sebbene ascrivibile al genere della commedia, Maicol Jecson è una commistione di sottogeneri che vanno dal road movie al filone di pellicole “adolescenziali”, con un sapore a volte surreale. Di chiara ispirazione indie d’oltreoceano, l’esordio di Calabrese e Audenino è sufficiente, soprattutto grazie alla narrazione intensa e ad una buona interpretazione (perlomeno di Remo Girone), ma non vola mai oltre il sei a causa della contingente non-originalità che permea le gesta dell’improbabile trio sin dalle prime battute.

Tre generazioni a confronto fotografate quasi con nostalgia, una serie di (dis)avventure esilaranti, la “missione sessuale dell’adolescente di turno” – un escamotage di imperitura fortuna – per un plot che alla lunga stanca. I personaggi sono delineati in maniera sommaria, in primis Andrea, mentre paradossalmente Tommaso è meglio definito, e la sceneggiatura palesa una certa superficialità, sebbene cerchi di esplorare (senza riuscirvi) terreni poco battuti dal cinema tricolore. Gli spunti migliori, persi a volte senza coerenza nella mischia del “chi più ne ha più ne metta”, una buona fotografia e una regia moderna – tutto sommato una confezione niente male – non riescono quindi a far decollare n progetto ricco di buona volontà che però presto perde di equilibrio e finisce male, risolto con una chiusura abbastanza scontata. 


Dettagli

  • Titolo originale: Id.
  • Regia: Francesco Calabrese, Enrico Audenino
  • Fotografia: Luca Chiarello, Mauro Esposito
  • Musiche: Amari
  • Cast: Remo Girone, Stefania Casini, Vittorio Gianotti, Tommaso Maria Neri
  • Sceneggiatura: Enrico Audenino, Francesco Calabrese

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