In Sala. Magic Mike XXL
Un ultimo spogliarello per Channing Tatum e soci prova a restituire il sorriso a tutte le donne, nel sequel di Magic Mike diretto da Gregory Jacobs.
Nel 2012 Magic Mike aveva regalato al pubblico femminile e non di tutto il mondo lo spettacolo divertente ma affatto scontato dello spogliarellista Mike e dei suoi colleghi, consacrando al successo Channing Tatum e non soltanto per le sue doti fisiche. Cinque anni dopo, Gregory Jacobs raduna di nuovo i “re di Tampa” per un ultimo, memorabile show di fine carriera nel sequel Magic Mike XXL, nelle sale italiane in questi giorni.
Sono passati tre anni da quando Mike (Tatum) ha lasciato la vita delle esibizioni per sole donne, ma un giorno i suoi colleghi di palcoscenico tornano con una proposta che riaccende in lui il ricordo dei vecchi tempi: un ultimo spettacolo alla convention di spogliarellisti di Myrtle Beach. Mike si mette così in viaggio con gli amici verso la destinazione finale, provando a mettere in discussione abitudini e coreografie di ciascun membro del gruppo in modo da rendere quell’ultima performance davvero indimenticabile.
Tutto, in Magic Mike XXL, vuole inneggiare alla felicità e alla rinascita personale: in questo senso, l’invito a ritrovare il sorriso perduto e ad amare se stessi – invito rivolto soprattutto alle donne – è più che chiaro. Ma se nel primo film era il personaggio di Mike con la sua interiorità (per niente offuscata dalla sua bellezza esteriore) ad essere al centro della storia, qui non c’è un vero protagonista, e questo sequel si limita ad abbozzare appena i personaggi e a seguirli in situazioni poco o per niente interessanti. Il rinnovamento artistico diventa così vuota vetrina per altri uomini bellissimi, mentre l’unico personaggio femminile che dovrebbe avere un ruolo nella storia (quello di Amber Heard) è ridotto a mero strumento simbolico per il messaggio finale.
La vena ironica che caratterizzava Magic Mike diventa quasi auto-parodia che non diverte né affascina (si potrebbe salvare qualche momento di Richie/Joe Manganiello), e la scrittura di Reid Carolin non riesce a ricreare la tensione sessuale del primo episodio, con grande disappunto di chi aspetta l’esibizione finale come una prelibatezza.
La cura che Jacobs presta alla rappresentazione dei corpi viene così sprecata, e la sua attenzione a sottolineare i movimenti della danza non basta a incendiare il pubblico cinematografico, malgrado quello delle spettatrici degli spogliarelli nel film sembri invece apprezzare.


