In Sala. Leviathan
Il capolavoro candidato all’Oscar di Andrey Zvyagintsev narra la tragedia dei più deboli con occhio critico.
Non ha conquistato il pubblico, ma la stampa ne è stata entusiasta: Leviathan, di nome e di fatto (oltre 140 minuti), di Andrey Zvyagintsev, da giovedì nelle sale italiane, avrà perso l’Oscar contro le forme eleganti di Ida del polacco Pawel Pawlikowski, ma ha dato alla Russia un Golden Globes e tanta attenzione mediatica non troppo desiderata da Vladimir Putin e la sua cricca. Non stupisce essendo il tema centrale la corruzione della piccola politica russa – anche se l’ispirazione è una storia proveniente dal paese a stelle e strisce che l’ha poi deciso di premiare a una delle sue più importanti serate di gala.
Il protagonista è Kolya, un piccolo proprietario di una città di provincia in Russia, in lotta con il sindaco Vadim per lo sfruttamento del suo terreno. Lo scontro è paradossale, perso in partenza, nulla può anche l’amico avvocato Dmitri, venuto da Mosca di proposito con intenti non del tutto amichevoli. La sentenza sembra già decisa, recitata con la consueta fretta richiesta dai tribunali russi, una spada di Damocle sulla miserabile vita di un anti-eroe come Kolya, un uomo che in nessuna maniera rappresenta quelle che potremmo definire le convenzionali forze del bene del proletariato.
Niente scale di grigi e niente buoni per Zvyagintsev, Leviathan è un mostro che pesa sulle spalle della gente, lo scheletro di una enorme balena arenata su cui si infrangono le onde dell’ingiustizia, erodendo poco alla volta i più deboli, qualunque sia il loro schieramento morale. Nulla può la religione, la legge degli uomini o la volontà del singolo, il fatalismo di Zvyagintsev è cosmico, include in sé tutto il possibile come una sfera da cui non si può fuggire. È tutto giocato sui personaggi, sulla narrazione, la macchina da presa affronta la sceneggiatura con riverenza, la curiosità del bambino che osserva una formica correre terrorizzata tra le pieghe della sua mano.
Zvyagintsev mette su un capolavoro di distruzione, di estrema critica sociale alla Russia (la scena del falò acceso coi quadri dei massimi rappresentanti russi e sovietici è forse la più esplicita), ma cambiando nomi e location poteva essere un trattato su qualunque governo di questo mondo. La democrazia e il governo come la legge della giungla. Vincerà sempre il più forte, neanche il più furbo. E a vincere sono anche gli interpreti, in particolare Vladimir Vdovichenkov (Dmitri), la cui presenza statuaria fatta di imperfezioni e sguardi lontani ricordano il Bardem dei primi tempi. Non c’è alcun dubbio che Leviathan è un film da vedere assolutamente, nonostante le difficoltà imposte dalla scarsa distribuzione.
Dettagli
- Titolo originale: Leviathan
- Regia: Andrey Zvyagintsev
- Fotografia: Mikhail Krichman
- Musiche: Philip Glass
- Cast: Vladimir Vdovichenkov, Aleksey Serebryakov, Elena Lyadova, Roman Madyanov
- Sceneggiatura: Oleg Negin, Andrey Zvyagintsev


