Cinema

In Sala. Lettere di uno sconosciuto

Cristina Lucarelli

Il ritorno di Zhang Yimou è un affaticato melò sugli anni della Rivoluzione Culturale con una Gong Li senza smalto.

 

Presentato fuori concorso al festival di Cannes 2014, l’ultima creatura del regista de La foresta dei pugnali volanti e Lanterne rosse appare sin dalle primissime battute come il più classicheggiante dei melò, nonostante il tema storico. Segna così il suo ritorno in scena uno dei cineasti che, tra gli anni ‘80 e ‘90, contribuì in maniera efficace e sostanziale all’esportazione del cinema cinese nel resto del mondo.

Lu Yanshi e Feng Wanyu sono una coppia molto unita, ma che sarà costretta a separarsi quando l’uomo – un professore ostracizzato – viene arrestato e mandato in un campo di lavoro come prigioniero politico, mentre la donna resta ferita in un incidente. Rilasciato durante gli ultimi giorni della Rivoluzione Culturale, Lu può finalmente tornare a casa: qui scoprirà che l’amata moglie soffre di amnesia e ricorda poco del suo passato. Feng è in attesa del devoto marito che, purtroppo, non sa riconoscere. Lu decide quindi di risvegliare i ricordi della coniuge e farle rivivere il passato attraverso le lettere del titolo…

Yimou filma un ritratto spietato della politica, interpretata come unguento corruttore dell’animo umano, come acido che scarnifica i sentimenti popolari per lasciare macerie di memoria e carne. Peccato che l’intimismo proposto sia alquanto calligrafico e imbalsamato e l’occasione di rivedere Gong Li in azione si sciolga all’interno di una struttura bolsa e caricaturale. Certamente non è coadiuvata e sorretta dal resto di un cast impegnato in una prova languida e dai toni bassi. Manca l’emozione, manca l’originalità, manca la ricerca di “magia”, manca la forza. La sceneggiatura appare pesante e si percepisce una sorta di impaccio, soprattutto correndo all’indietro nel tempo, ricordando il Zhang Yimou del “cappa e spade”. La star protagonista, ex musa del director asiatico, non mette mordente in quella che resta come un’interpretazione quasi annoiata. Anche la regia, dopo un incipit passionale – tra struggenti notti d’amore e inseguimenti in location umide e piovose – si accomoda tra gli interni, pacatamente. Tra sentimentalismo e codici da cinema americano anni ’40, si spiega una tragedia molto composta e convenzionale: sicuramente non irresistibile.


Dettagli

  • Titolo originale: Gui Lai
  • Regia: Zhang Yimou
  • Fotografia: Xiaoding Zhao
  • Musiche: /
  • Cast: Cast: Daoming Chen, Gong Li, Zhang Huiwen, Guo Tao, Peiqi Liu, Zu Feng, Ni Yan
  • Sceneggiatura: Jingshi Zou

Una selezione delle notizie, delle recensioni, degli eventi da scenecontemporanee, direttamente sulla tua email. Iscriviti alla newsletter.

Autorizzo il trattamento dei dati personali Iscriviti