Cinema

In Sala. La storia della Principessa Splendente

Fausto Vernazzani

Isao Takahata rompe il silenzio durato 15 anni e chiude la produzione filmica dello Studio Ghibli con la storia della Principessa Splendente

Solo tre giorni per dire addio allo Studio Ghibli sono pochi. Solo tre giorni la Lucky Red ha concesso agli ultimi due film prodotti dallo studio giapponese, una conseguenza dell’altalenante attenzione ricevuta nelle sale dai precedenti, un modo per massimizzare i guadagni e ridurre le spese, un “evento” da pagare a prezzo pieno. Alla società di distribuzione si può dare ragione, distribuire non è beneficienza, ma all’uscita dalle sale dove La storia della Principessa Splendente è stato proiettato la sensazione è che per salutare lo Studio Ghibli ci vorrebbe più tempo: d’ora in avanti la saracinesca è scesa e lo Studio Ghibli fondato da Hayao Miyazaki, Isao Takahata e Toshio Suzuki non produrrà film per chissà quanto tempo.

Miyazaki ha concluso con Si alza il vento, non solo con la Ghibli, ma con la regia cinematografica in generale, Takahata invece è tornato a 15 anni di distanza da I miei vicini Yamada con l’adattamento di uno dei racconti folkloristici più antichi della letteratura giapponese, La storia della Principessa Splendente. La chiusura si è riallacciata al passato e Kaguya Hime è piovuto dal cielo, la storia di una principessa “nata” da una gemma di bambù e affidata a un’anziana coppia di umili contadini, a cui è dato di crescerla rispettandone il rango elevato, anche contro le stesse intenzioni della ragazza che cresce a vista d’occhio e sogna di vivere nei boschi libera dalle costrizioni sociali.

Un racconto difficile per gli Occidentali lontani dalle antiche leggende giapponesi (con radici nella Cina continentale), i cui passaggi conclusivi possono addirittura sembrare assurdi seppur coerenti all’interno della narrazione, in pieno rispetto dei canoni classici della fiaba. La ricchezza non attrae la principessa, sradicare la sua umanità e la sua unicità per divenire una delle concubine del Mikado non sono nella sua agenda personale, i sogni sono altro, nella memoria irraggiungibile chiusa dentro la sua testa. Takahata non edulcora gli aspetti più duri, la malinconia e la tristezza di Principessa Splendente (la versione italiana di Kaguya) sono evidenti anche se i tratti più espliciti nascono sotto forma di metafora, proprio come in una fiaba per i più giovani.

Ma i 137 minuti de La storia della Principessa Splendente difficilmente possono essere definiti per bambini, i più piccoli avrebbero grandi difficoltà a trovare un senso a molte delle evoluzioni e così come gli adulti potrebbero rimanere spiazzati dal poetico finale che tanto funziona, ma che inevitabilmente pone una distanza tra lo spettatore e la pellicola. Sono i tratti universali a unire sottilmente il pubblico all’ultima opera di Takahata e questi sono sufficienti, insieme al fascino dei disegni – con una sequenza onirica splendida oltre la metà del film – a reggere l’intera opera, a renderla una magia indimenticabile destinata purtroppo a esser l’ultima di una fucina di artisti di grande calibro.


Dettagli

  • Titolo originale: Kaguya-hime no monogatari
  • Regia: Isao Takahata
  • Fotografia: /
  • Musiche: Joe Hisaishi
  • Cast: Aki Asakura, Yukiji Asaoka, Kengo Kora
  • Sceneggiatura: Isao Takahata, Riko Sakaguchi

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