In Sala. La ricostruzione
Un poetico incontro con la morte avvolge un ciclo di movimenti e spazi delicati ed espressivi nel film dell’argentino Juan Taratuto.
Demolire, costruire, ricostruire: questa è la danza drammatica su cui si muovono i personaggi de La ricostruzione, la pellicola del regista argentino Juan Taratuto presentata al Festival di Venezia 2013 nella sessione “Giornate degli autori”, che sorprende positivamente aleggiando tra asprezza e poesia.
Eduardo (Diego Peretti) è un uomo solo: le sue giornate sono scandite dal lavoro di operaio, dal motore della sua auto e da pochi gesti essenziali alla sua sopravvivenza. La sua esistenza manca della fede, dell’attesa e della speranza di poter accogliere l’alba di un nuovo giorno per vivere, più che per vegetare. La vita però scorre ingovernabile e prepotente, rifiutando di perdonare nel bene e nel male chi non coglie con amore il dono di poterla vivere, e così ad un tratto quella di Eduardo viene privata della sua consumata ripetitività. Un tragico evento irrompe nella sua vita sgretolando gli spessi muri che Eduardo da tempo si era costruito: sotto gli occhi increduli di chi lo circonda, il suo migliore amico Mario (Alfredo Casero) muore.
La ricostruzione è una ballata desolata, che se diventasse una canzone basterebbero dei leggeri tocchi di chitarra e un filo di voce a renderle giustizia: immagini, sensazioni e situazioni si oppongono per comporre i movimenti sospesi di chi per dovere, chi per caso, deve muoversi su un terreno duro e scuro che mette a dura prova anime dall’equilibrio instabile. Il film di Taratuto si serve del suo meraviglioso protagonista, Eduardo, per raccontare un incontro travagliato e inevitabile: quello con la morte, la cui forma è sempre mutabile ma la sua sostanza invariabile. La morte però non è solo quella che azzera le funzioni vitali, ma anche quella di chi continua a vivere cibandosi solo del suo gusto più amaro e per quanto concerne questo aspetto il paesaggio nella sua totalità è uno degli elementi più emblematici de La ricostruzione, che si serve dello sfondo naturale ricco di contrasti della Patagonia, tra il candore freddo della neve e i suoi anfratti stepposi.
Affascinante, poetico e magnetico La reconstrucción ha una materia meravigliosa e immensa da trattare, che però Taratuto non sfrutta fino in fondo. C’è una grandissima cura verso i dettagli, a cominciare dagli interni “parlanti” delle case, le sfumature del paesaggio, la fotografia (Nico Hardy), le musiche (Iván Wyszogrod), ma è l’amalgamarsi affrettato di questi elementi e i passaggi narrativi più significativi a finire per essere trascurati, impedendo alla forma di elaborarsi liscia e convincente.
Ad ogni modo il talento di Taratuto c’è e si vede, anche se al momento rimandato alla prossima prova cinematografica. Non ha bisogno invece di ulteriori verifiche lo straordinario Diego Peretti, il cui sguardo perso e corrucciato spicca su tutto e tutti.
Dettagli
- Titolo originale: La reconstrucción
- Regia: Juan Taratuto
- Fotografia: Nico Hardy
- Musiche: Iván Wyszogrod
- Cast: Diego Peretti, Claudia Fontan, Alfredo Casero, Maria Casali, Eugenia Aguilar
- Sceneggiatura: Juan Taratuto, Diego Peretti


