In Sala. La ragazza del dipinto
Un elegante film in costume assicura alla britannica regista Amma Asante un posto tra i grandi del cinema ad aver affrontato il tema della discriminazione razziale.
Nel settecento l’Inghilterra detiene un ruolo cardine tra gli imperi coloniali: migliaia gli schiavi neri entrano nei meccanismi produttivi del loro commercio, ma tanti anche quelli che si insinuano nella loro società mettendo in discussione idee e leggi. La regista inglese di origine ghanese Amma Asante ne La ragazza del dipinto porta alla luce il curioso caso di Dido Elizabeth Belle, partendo da un dipinto.
1769. I Mansfield accolgono nella loro famiglia la piccola Belle, figlia del capitano Sir John Lindsay (Matthew Goode). Pur consapevoli del rischio di far entrare nella loro famiglia una mulatta, ma pur sempre sangue del loro sangue, rassicurano il padre che la ragazza avrà la normale vita di un’aristocratica inglese. A Belle, che diventa Dido Elizabeth Belle Lindsay (Gugu Mbatha-Raw), in effetti non mancherà nulla: servitù, amore, affetto della cugina Elizabeth (Sarah Gadon) con cui cresce come se fossero sorelle, e alla morte del padre erediterà anche una cospicua dote. Tuttavia, anche se nipote del potente giudice Lord Mansfield (Tom Wilkinson), deve fare i conti con la realtà sociale della sua epoca, che la guarda con disdegno perché nera e per tanto ritenuta inferiore, ma anche con ambiguo interesse per la sua dote che può far felice qualunque gentiluomo, tanto da “perdonarle” il suo peccato di pelle. L’incontro con il giovane avvocato Davinier (Sam Reid), le aprirà gli occhi sulla sua identità e sul suo posto all’interno della società inglese.
La regista britannica mostra di muoversi molto bene tra le rischiosa file del genere narrativo del film in costume: una scenografia (Simon Bowles) e una fotografia (Ben Smithard) incantevoli fanno da sfondo ad una storia dimenticata dal tempo, e che tuttavia è da ritenersi storicamente importante per il passo in avanti compiuto dalla legge verso la combattuta battaglia dell’abolizione della schiavitù. Il dipinto, tanto sottolineato nel titolo italiano, in realtà non è il centro della storia, costituito dal caso della nave Zong, ma è la vittoria di Belle e di coloro che si sforzano di rendere il mondo almeno un posto migliore, anche quando non si può cambiare.
La ragazza del dipinto, gioca sulle assurdità e sui paradossi di un’epoca, riflettendo sulle possibilità di manipolazione della realtà di cui gode chi occupa una posizione influente, sottolineandone l’alto compito di responsabilità, e come l’ideologia imperante spesso si regga su delle contraddizioni: Belle appare paradossalmente più libera della cugina pur portando il fardello di essere mulatta, che sprovvista di dote deve rassegnarsi a far dipendere la sua vita totalmente dall’incontro con un uomo.
La Asante riesce così a rendere interessante una materia che rischiava di essere noiosa, dato l’ampio numero di film in costume o di svariato genere che in tutte le salse possibili si sono soffermati sulla questione della schiavitù e del colore della pelle. Il tatto elegante con cui si concentra sui personaggi e l’intuizione di portare all’attenzione l’aspetto apparentemente più marginale della storia, contribuiscono a rendere la pellicola non dimenticabile.
Dettagli
- Titolo originale: Belle
- Regia: Amma Asante
- Fotografia: Ben Smithard
- Musiche: Rachel Portman
- Cast: Gugu Mbatha Raw, Tom Wilkinson, Sam Reid, Sarah Gadon, Miranda Richardson, Tom Felton, Matthew Goode, Emily Watson
- Sceneggiatura: Misan Sagay


