In Sala. Ida
Alla vigilia della presa dei voti, la futura suora Anna incontrerà il passato della sua famiglia nel gioiello firmato da Pawel Pawlikowski.
Ida, timidamente distribuito nelle sale italiane e firmato dal regista polacco Pawel Pawlikowski è un piccolo gioiello, un succedersi di delicati quadri cinematografici in bianco e nero, che prendono vita lasciando raccontare ai colori delle inquadrature e agli occhi dei personaggi una storia senza tempo.
Pochi giorni separano Anna (Agata Trzebuchowska) dal momento in cui – presi i voti – diventerà una suora a tutti gli effetti, protetta da quelle mura del convento che l’hanno nutrita e cresciuta. Prima però del passo decisivo la ragazza viene a conoscenza della zia Wanda (Agata Kulesza), unica parente a lei rimasta di cui non conosce né storia né identità. L’incontro con Wanda sarà scottante, la porterà a conoscere le sue radici ebree e il racconto a lei ignoto della sua famiglia, ma soprattutto le aprirà gli ultimi e necessari dubbi prima di un passo importante che cambierà per sempre la sua vita.
Due mondi femminili, due facce diverse di essere donna, è questo uno dei fulcri tematici del film di Pawlikowski che decide di raccontare la storia di Anna e ciò che ne rimane, scegliendo una stile di regia che ricorda grandi nomi del cinema d’autore: in alcuni momenti sembra di rivedere la grazia e il mistero di Bergman o la solitudine dei personaggi di François Truffaut. Più di un breve racconto di formazione Ida, pur essendo chiaramente ambientato negli anni Sessanta, sembra fare il possibile per scardinare ogni connotazione spazio-temporale per portarci insieme alla protagonista alle origini. Se Anna scoprirà di essere molto più di ciò che crede, lo spettatore viene condotto ad una riflessione sull’individuo, sul valore della sua storia personale e di come questa possa influenzarne le scelte e i valori che ne guideranno l’esistenza.
Ida e Wanda fanno fatica ad incontrarsi: è il timore di sfiorarsi perché l’una può svelare all’altra la verità che non vuole sentirsi dire per paura di accoglierla e affrontarla. La loro complicità si esprime allora nel silenzio, che non si interrompe mai per parole di circostanza ma per scuotere le loro anime disperse. Sono le inquadrature a svelare i meccanismi segreti del loro rapporto, che oscilla tra una segreta complicità di sangue e una vuoto incolmabile che le allontana e avvicina allo stesso tempo.
Due interpreti carismatiche e una storia asciutta senza troppi intrighi sono i due motori di Pawlikowski, che abbandonandosi al piacere di raccontare e osservare attraverso la macchina da presa regala un film indimenticabile e una lezione di puro cinema. Gradevolissima e calzante anche la scelta delle musiche di Kristian Eidnes Andersen, dove il Jazz fa da grande e indiscusso protagonista.
Dettagli
- Titolo originale: Id.
- Regia: Pawel Pawlikowski
- Fotografia: Ryszard Lenczewski Lukasz Zal
- Musiche: Kristian Eidnes Andersen
- Cast: Agata Trzebuchowska, Agata Kulesza
- Sceneggiatura: Pawel Pawlikowski, Rebecca Lankiweicz


