Cinema

In Sala. Hannah Arendt

Cristina Lucarelli

In occasione della giornata della memoria Margarethe Von Trotta arriva in Italia con La banalità del male di Hannah Arendt.

Una donna per una donna. Chi, meglio di un’artista femminile potrebbe rappresentare la vita sensazionale di una donna “fra tante” ma non “come tante”? Perché la Hannah Arendt del titolo, quella portata sul grande schermo dalla regista tedesca Margarethe von Trotta, è esistita sul serio e sempre sul serio ha vissuto sulla propria pelle le discriminazioni razziali antisemite. Prodotto nel 2012, l’ultima fatica della von Trotta è uscita nelle nostre sale solo quest’anno, in concomitanza della “Giornata della Memoria”.

Hannah Arendt è una filosofa e una scrittrice tedesca, poi naturalizzata statunitense, che tenta di indagare il Male che ella stessa ha conosciuto. Nel 1963 da alle stampe un libro: Eichmann in Jerusalem – A Report on the Banality of Evil, edito in Italia come La banalità del male – Eichmann a Gerusalemme. Una lettura controversa che cerca di dare una spiegazione ad un dramma mondiale come fu l’Olocausto.

Nonostante la protagonista sia ebrea è tacciata di antisemitismo, accusa dovuta alla “normalità” con cui descrive la capacità di compiere un atto orribile come lo sterminio di 6 milioni di individui. La teoria della donna è che colui che è capace di prendere parte a tali gesti efferati, non è sempre assimilabile ad un essere diabolico, ma a volte è una persona qualunque, a cui è stata tolta la capacità di giudizio e scelta, e che come Eichmann e molti suoi colleghi, “eseguiva solo ordini superiori”: meri esecutori di azioni decise da terzi.

Lo sguardo razionale della Harendt è messo in contrasto con il desiderio di rivalsa e vendetta del popolo ebraico in un “dopo la tragedia” che però non è giusto congelare in una sterile riflessione storico-politica. Il coraggio e la determinazione dell’intellettuale raccontata collabora poi dialetticamente con il piano intimo-sentimentale  attraverso il rapporto con il marito, ripresi con una regia molto classica. Significativo l’apporto dell’attrice protagonista, Barbara Sukova, musa di Rainer Werner Fassbinder  e già vista, per la von Trotta, nel film Rosa Luxemburg.

Rigoroso ed onesto, Hannah Arendt si propone come uno stimolante biopic, contente una riflessione non solo sul periodo più oscuro che l’umanità abbia conosciuto, ma anche sul concetto stesso di pensiero, di scelta, di libero arbitrio.


Dettagli

  • Titolo originale: Id.
  • Regia: Margarethe Von Trotta
  • Fotografia: Caroline Champetier
  • Musiche: André Mergenthaler
  • Cast: Barbara Sukowa, Axel Milberg, Janet McTeer, Julia Jentsch, Ulrich Noethen, Freiderike Becht, Klaus Pohl, Michael Degen, Megan Gay
  • Sceneggiatura: Margarethe Von Trotta, Pam Katz

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