In Sala. Gabrielle
Un film delicato e leggero su una gioiosa giovane donna affetta da una malattia rara, che chiede solo di poter vivere e amare come tutti gli altri.
Gabrielle/Gabrielle Marion-Rivard ha ventidue anni, è una ragazza socievole con una spiccata passione per la musica, lavora in un ufficio e canta in un coro a Montréal; quasi sembra normale, se non fosse che è affetta dalla sindrome di Williams, una rara malattia genetica che comporta forme di ritardo cognitivo e motorio più o meno gravi.
Forse proprio perché conduce una vita quasi normale, nel centro dove vive con altri ragazzi con disagi, Gabrielle vorrebbe essere ancor di più autonoma, facendo a meno dell’assistenza della sorella Sophie/Mélissa Désormeaux-Poulin e dei tutori del centro. Nonostante questo, Gabrielle è sempre allegra, soprattutto perché è innamorata di un suo compagno del centro, Martin/Alexandre Landrin. I due ragazzi entrano velocemente in intimità, manifestando pubblicamente il loro amore a dispetto delle convenzioni e dei pregiudizi; ma l’iperprotettiva madre di Martin decide di allontanare il figlio dal centro per impedire la continuazione della storia tra i due ragazzi.
È questa la storia di Gabrielle, film del 2013 di Louise Archambault arrivato solo ora nelle sale italiane, un ritratto semplice e diretto di una giovane donna, della sua storia d’amore e del desiderio di essere “normale” e di vivere come tutti gli altri.
Non ci sono fronzoli nella progressione della storia, che segue a distanza ravvicinata e con movimenti di camera piuttosto veloci e istintivi gli eventi quotidiani della vita di Gabrielle, dalle prove con il coro per una esibizione in programma con il famoso cantante Robert Charlebois alle giornate trascorse con Sophie (incerta se partire per l’India per ricongiungersi col fidanzato); eppure ogni gesto di Gabrielle rivela la sua dolcezza, la sua gioia e la sua bontà d’animo, che fa sperare per tutto il tempo che, nonostante la presenza di ostacoli che saranno sempre insuperabili, riuscirà a coronare il suo sogno d’amore con Martin e ad essere felice della sua vita.
Visto sotto questa luce, Gabrielle non si distingue poi tanto da altri film di formazione, motivo per cui non si può dire che sia una storia veramente originale o “particolare”; se l’esito della manifestazione canore e della relazione con Martin costituiscono le due linee trainanti della trama, lo stesso non si può dire per il contorno narrativo di Sophie, con le sue lecite preoccupazioni per la sorella minore, e tantomeno per il rapporto con la madre, personaggio appena abbozzato e dalla dinamica non ben chiarita.
Un film delicato e leggero, forse fin troppo poco conflittuale, ma sicuramente consono ad una protagonista che ha la leggerezza come sua essenza di vita.
Dettagli
- Titolo originale: Id.
- Regia: Louise Archambault
- Fotografia: Mathieu Lavardière
- Musiche: Françoise Lafontaine
- Cast: Gabrielle Marion-Rivard, Alexandre Landry, Mélissa Désormeaux-Poulin, Vincent-Guillaume Otis, Robert Charlebois
- Sceneggiatura: Louise Archambault


