In Sala. CUB – Piccole prede
Un lungometraggio all’apparenza banale si trasforma in un eccellente esordio alla regia nel campo dell’horror per il belga Jonas Govaerts
Esordio alla regia per il belga Jonas Govaerts che dopo un lungo percorso tra serie tv e corti decide di misurarsi nel lungometraggio con l’opera prima dal titolo CUB – Piccole prede. Il suo nome è solo l’ultimo in ordine di tempo di una schiera di registi appartenenti ad una scena horror europea che negli ultimi anni, in particolare in Francia e Spagna, sta sfornando una serie di prodotti per nulla inferiori, anzi in alcuni casi superiori, a quelli pluri-celebrati e sponsorizzati statunitensi molto spesso deludenti e privi di grandi spunti. Per presentarsi ai fan del genere Govaerts si affida al collaudato intreccio dei classici slasher, impreziosito però da trovate originali e una marcata estetica della violenza che lo rende un prodotto molto crudo, diretto e non consigliato a un pubblico sensibile e suggestionabile.
Un gruppo di boyscout, capitanati da Chris (Titus De Voogdt) e Peter (Stef Aerts), si appresta a partire per un campo estivo in un bosco sul quale incombono dicerie inquietanti e macabre. Il variegato gruppo comprende Sam (Maurice Luijten), un ragazzino con un passato difficile alla spalle e preso di mira di continuo dai suoi amici e dai capi scout. Un disagio che lo porta ad allearsi con Kai (Gill Eeckelaert), un altro ragazzino che la notte pare si trasformi in un lupo mannaro e giri per il bosco seminando morte e terrore. Ma dietro questo suo aspetto da mostro si nasconde una macchinazione più complessa e terrificante.
L’inizio di Cub non è dei più promettenti. Govaerts infatti mette in campo tutti gli elementi tipici del genere: un minaccia rappresentata da un’entità mascherata, un gruppo di persone in un bosco isolato e una serie di personaggi stereotipati, che vanno dal bambino pieno di problemi al capo scout spaccone al quale si contrappone uno più saggio, misurato passando per l’avvenente ragazza di turno da corteggiare. Insomma una struttura vista e rivista dalla quale, però, il regista riesce a ricavare una storia angosciante, tesa ed innovativa grazie ad ambientazioni azzeccatissime sia per quanto riguarda il bosco che la vecchia fabbrica di autobus dalla quale partono le trappole disseminate lungo il percorso. Sono proprio quest’ultime a rappresentare l’autentica svolta del film con il loro compito di dar vita a sequenze dall’alto tasso di suspense e sangue, nonché di smontare tutte le convinzioni e le aspettative del pubblico che rimane del tutto spiazzato dai continui colpi di scene ideati. La tensione si taglia a fette e tocca vette altissime nelle scene ambientate negli interni, in cui il sapore truce dell’opera si manifesta in tutta la sua potenza, in particolare nella spettacolare lotta nel fango fra Sam e Kai. Cub, in conlusione, si colloca come un prodotto destinato a diventare un punto di riferimento per tutti gli amanti di un cinema poco convenzionale e in grado di dar sfogo alla fantasia macabra dell’autore.
Dettagli
- Titolo originale: Welp
- Regia: Jonas Govaerts
- Fotografia: Nicolas Karakatsanis
- Musiche: Steve Moore
- Cast: Stef Aerts, Titus De Voogt, Maurice Luijten, Gill Eeckelaert
- Sceneggiatura: Jonas Govaerts, Roel Mondelaers


