Camere d’aria: un’officina dalla vocazione teatrale a Bologna
Mentre le istituzioni lasciano i teatri della capitale ad annaspare in un mare di problemi strutturali, procurando una dolorosa frattura al già fragile circuito off, e notizie poco rassicuranti ci raggiungono pure da Napoli, sembra quasi un miraggio incrociare, altrove, l’intraprendenza di chi persino sotto la luce di una decadenza ormai annunciata del teatro italiano (dal punto di vista della fruizione degli spazi, ma non della sua ricchezza di manifestazioni) ancora scommette, rischia, “fa”, ospita performance, e non solo.
A Bologna, per esempio, non manca la possibilità di imbattersi in luoghi gestiti da associazioni culturali che propongono eventi culturali musicali, teatrali, coreutici e laboratori di qualsiasi genere.
In zona Massarenti, sorge da una costola di un’officina Camere d’aria, uno spazio polivalente guidato dall’Associazione Culturale Oltre, dove un paio di anni fa si sono incontrate personalità diverse, che hanno deciso di mettere in comune i propri interessi per farne «collante […] con l’obiettivo di attivare sul territorio progetti inclusivi, partecipati ed eco-sostenibili di animazione urbana», così si legge sul sito web dello spazio. Difatti, esso accoglie oltre a spettacoli e performance, laboratori di artigianato, pittura e serigrafia, e, ovviamente, corsi di teatro; tra questi, ci fa piacere ricordare quello a cura del Teatro dei Gatti di Eloisa Gatto e Davide Fasulo, e dell’Associazione CONCOrDAnze, perché ha guidato un gruppo di rifugiati politici verso l’auto-espressione; persone che non solo del teatro non avevano mai scoperto la bellezza e i suoi benefici psicologici, ma neppure l’interesse, che di sicuro non avrebbe potuto essere incoraggiato dalla barriera linguistica vigente tra loro e la società in cui, lentamente e con fatica, provano a integrarsi. In questo senso, lode ai progetti che valorizzano, da un lato, il teatro come luogo di conversione del pregiudizio, e dall’altro come strumento utile al potenziamento delle capacità relazionali del soggetto, proprio perché adempie la sua funzione di specchio, comprensione e confronto con la realtà circostante.
È in questa vocazione politica, che, osservando l’etimo della parola e mettendo al centro il valore e l’identità del cittadino, si riconosce il lavoro svolto da Camere d’aria sul territorio. Non a caso, persone appassionate come l’attore e drammaturgo Pasquale Faraco, Silvia Cerpolini e Lydia Buchner (Associazione Oltre) qui ospitano spettacoli, e li producono anche, dando vita alla rassegna L’originale è politico (?) (e versavice).
Domenica 26 marzo, nell’ambito di questa rassegna è andato in scena #TRES di Nicolas Grimaldi Capitello e la sua compagnia proveniente da Napoli: uno spettacolo selezionato per il bando “RESIDANZA la nuova casa della coreografia”, progetto CUNAE per il ricambio generazionale di Movimento Danza, a Napoli, in cui convergono nell’idea del numero tre il concetto di pluralità, ma anche un ormai vacuo, slavato, ‘tricolore’, intorno ai quali sei performer (e autori: Eleonora Greco, Nicolas Grimaldi Capitello, Marianna Moccia, Fabiana Pellicoro, Francesco Russo, Luigi Sica) costruiscono una visione fortemente ironica, postmoderna e pop-olare dell’articolo 3 della Costituzione della Repubblica italiana.
La performance ha inizio da una polifonia di sguardi, ammiccamenti, di voci, di corpi in riga dietro un lenzuolo bianco usato alla maniera di Rezza/Mastrella, che passa attraverso l’apparenza dell’innocenza e di una purezza primordiali e sfocia nella coreografia tribale di un’umanità messa a nudo, ridotta allo stato brado, dentro un limbo preistorico da incipit di 2001: Odissea nello spazio. Prende così vita il gioco che letteralmente “scimmiotta” l’italiano medio: il volume della Costituzione è un oggetto spogliato della sua reale necessità di utilizzo, uno strumento di cui si ignora l’essenza, da violentare, mordere, mangiare, fare a brandelli, sotto gli occhi degli altri ignoranti e ignavi personaggi della nostra Repubblica delle banane. Alle “banane” seguono gli spaghetti, il cibo made in Italy per antonomasia, durante una coreografia che riprende alcuni atteggiamenti stereotipati del nostro Paese a tempo di Io non mi sento italiano di Giorgio Gaber, e che trasforma la scena in una discarica, in una post-apocalittica, grottesca, visione.
Definito dalla stessa compagnia uno dei primi esperimenti del coreografo Nicolas Grimaldi, di #TRES si percepisce la sua forma in progress, l’esigenza di amalgamare insieme i diversi elementi della scrittura scenica, di curarne l’esecuzione, e di rodare il tutto; però se ne riconosce anche, nella sua immediatezza comunicativa e nell’assenza di presunzione, l’esuberanza, l’efficacia del messaggio, nonché la capacità di far spuntare sul volto dello spettatore una smorfia di amaro riso.
Dettagli
- Titolo originale: #TRES
- Anno di Uscita: 2017
- Costumi: Nicolas Grimaldi Capitello; Luigi Sica; Eleonora Greco
- Produzione: Compagnia Körper
- Cast: Eleonora Greco; Nicolas Grimaldi Capitello; Marianna Moccia; Fabiana Pellicoro; Francesco Russo; Luigi Sica
- Altro: Selezionato per il bando “RESIDANZA la nuova casa della coreografia” , progetto CUNAE per il ricambio generazionale di Movimento Danza, Napoli; Debutta al Teatro “Piccolo Bellini” di Napoli.
Altro
- Ideazione: Eleonora Greco; Nicolas Grimaldi Capitello; Marianna Moccia; Fabiana Pellicoro; Francesco Russo; Luigi Sica
- Piano Luci: Nicolas Grimaldi Capitello
- Ingegneria Audio e Video : Gianluca Savarese; Alessia Cammarota.
- Visto il: Domenica, 26 Marzo 2017
- Visto al: Camere d'aria, Bologna


