2014. Un anno di arte ritrovata
Un anno fa abbiamo parlato di alcuni fra i più importanti recuperi e ritrovamenti di opere e oggetti d’arte avvenuti nel 2013. Rinnoviamo qui l’appuntamento con il racconto del 2014.
Sono incredibili i tesori d’arte recuperati ogni anno per caso o dopo lunghe indagini degli organi competenti dello Stato. Storie spesso menzionate solo da giornali locali o riviste specializzate che vengono dimenticate dopo qualche giorno. Ma cucire insieme questi eventi ci mette davanti a un affresco variegato e affascinante che si rinnova ogni anno.
Iniziamo da quello che è stato forse il caso più noto, apparso sulle pagine della stampa nazionale: l’attribuzione a Caravaggio della Maddalena in estasi, un dipinto custodito in collezione privata. Sebbene i presunti ritrovamenti di opere del grande pittore non siano mancati negli ultimi anni, questo è stato identificato da un esperto d’eccezione: Mina Gregori, la più grande studiosa di Caravaggio, che sull’autore del quadro non ha dubbi. Si tratta di un’opera nota da documenti seicenteschi ma eclissata per oltre quattro secoli e passata di mano in mano fino al clamoroso ritrovamento. Questa tela, che l’artista aveva con sé poco prima di morire, fu trasportata a Napoli e poi a Roma, per poi finire in una collezione privata europea dove è rimasta fino a oggi.
Molto fortunata può certo considerarsi un’altra famiglia che ha recentemente scoperto di possedere un Gaugin e un Bonnard nel salotto di casa. È la storia di un ex operaio delle ferrovie dello Stato che nel 1975 acquistò per poche lire due dipinti a un’asta di oggetti smarriti e non reclamati organizzata dalle Ferrovie. Solo alcuni mesi fa il figlio ha chiesto un parere alla Soprintendenza e al Nucleo di Tutela del Patrimonio culturale scoprendo che si trattava di opere autentiche trafugate da una collezione privata londinese nel 1970 e poi abbandonate su un treno italiano per motivi ignoti.
Come ogni anno però sono i rinvenimenti e recuperi di reperti archeologici quelli che superano di gran lunga gli altri per eccezionalità. A settembre in un bosco vicino a Cerveteri è stata ritrovata, dopo quattro mesi di indagini delle Fiamme Gialle, una sfinge sottratta a una necropoli etrusca della zona, mentre in Sicilia è stata identificata nel Parco archeologico di Selinunte la più grande industria di terracotta e ceramica del mondo antico, risalente al V secolo a. C. ed estesa su un’area di 1.250 metri quadrati. L’ultimo ritrovamento nell’isola risale a pochi giorni fa, quando sono stati riportati alla luce nel mare di Gela 39 lingotti del VI secolo a. C. realizzati in oricalco, una lega pregiata di rame e zinco.
Anche Palermo può vantare due ritrovamenti importanti: due tombe medievali scoperte durante i lavori di scavo per la linea tramviaria e il recupero del fonte battesimale sparito nel 1989 dalla chiesa Santa Maria La Nova, ritrovato dai carabinieri del Nucleo tutela patrimonio artistico a Forte dei Marminella residenza di un imprenditore coinvolto nello scandalo di Mani Pulite.
Concludiamo infine con un successo a metà: dieci dei dodici dipinti affidati nel 2002 dal Museo di San Matteo al restauratore di Lucca Marco Gazzi, e mai restituiti, sono stati recuperati. Chissà che l’anno prossimo non tornino a casa anche gli ultimi due, trafugati in Francia e ora oggetto di una rogatoria internazionale.


