Musica Nuove Uscite

Victoria Williams and The Loose Band – Town Hall 1995

Carmen Navarra

Victoria Williams, classe 1958, riporta in vita la musica folk e country degli anni passati, facendo riassaporare a un pubblico non necessariamente “dotto” le musiche che ha amato. Lei che ha sempre agito nelle retrovie, in realtà gravita nell’orbita di artisti di fama mondiale come Lou Reed, Vic Chesnutt, Pearl Jam e, grazie a un […]

Victoria Williams, classe 1958, riporta in vita la musica folk e country degli anni passati, facendo riassaporare a un pubblico non necessariamente “dotto” le musiche che ha amato. Lei che ha sempre agito nelle retrovie, in realtà gravita nell’orbita di artisti di fama mondiale come Lou Reed, Vic Chesnutt, Pearl Jam e, grazie a un timbro di voce vibrante e fragile, realizza cover di buona fattura (Don’t Let It Bring You Down di Neil Young, The Puppy Song di Harry Nilsson, Tomorrow the Green Grass dei The Jayhawks, per citarne qualcuna). Nel 1995 viene pubblicato il suo primo album live, This Moment: in Toronto with the Loose Band, la band con cui, appunto, andrà in tour e riceverà plausi da un pubblico più vasto, cantando della provincia americana in Summer of Drugs e duettando con Lou Reed.

A distanza di ventidue anni da quell’evento, il disco viene rimaneggiato e rimasterizzato. Nasce Town Hall 1995, che, curiosamente, inneggia a quello stesso municipio (town hall, appunto) che l’aveva acclamata tempo addietro. Questo lavoro, contenente 16 tracce, dà la sensazione di un viaggio in macchina con una sconosciuta, a cui si affida un po’ della propria vita, come Thelma aveva fatto con Louise e viceversa, restando, tuttavia, sempre sul chi va là per improvvise storture che arrivano di soppiatto. La Williams è vocalist, pianista e chitarrista di un team che le si fonde con varietà e validità strumentale (violini, mandolini, organi, batterie e percussioni). Si passa dalle note malinconiche di Century Tree (con cui si apre il disco) a quelle jazz di Harry Went to Heaven, passando per un pop più convenzionale e “spento” (You R Loved, Polish Those Shoes). La qualità del disco “stagiona” con il tempo: Lights è il pezzo in cui in poco più di un minuto si raggiungono due componenti rimaste finora in ombra: garbo ed intimità; Hitchhickers Smile – con voce in falsetto della Williams – è accompagnata da flauti e coralità crescente. Si crea un’originale distonia con Vieux Amis, pezzo country cantato in lingua francese (!). Tuttavia il cuore pulsante di questo lavoro viene affidato a Crazy Mary, divenuta (paradossalmente) celebre nella versione dei Pearl Jam (VS, 1993) e a due classici di nostalgica bellezza: Sweet Jane, cantata in duo con Lou Reed come nel 1995 e Over the Rainbow, in una rivisitazione non del tutto convincente (voce inutilmente stridula). Un buon disco, ma incostante e ondivago per i fieri passatisti.



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