Musica Nuove Uscite

Ty Segall – Freedom’s Goblin

Carmen Navarra

Freedom’s Goblin è un disco mordace ma sconnesso. Mordace perché, sull’onta di un atteggiamento sempre più diffuso tra i musicisti degli anni 2.0, si appropria dello strumento del fantasy e del folklore per marcare la barbarie e la violenza dell’uomo contemporaneo. Questa caratteristica è immediatamente ravvisabile dal titolo del disco, il decimo del giovane (non più giovanissimo) Ty Segall che ha cominciato il suo percorso artistico nel 2008, dando prova di essere un ottimo chitarrista e batterista. Sconnesso perché i pezzi si susseguono senza logiche percettive, anche quando si prova a scavare più a fondo nei testi che appaiono strutturalmente semplici e volti a raccontare l’eterno dilemma umano (un lui, una lei, dei loro) con evasività e (azzardo!) apatia.

Dov’è quel Goblin la cui libertà viene evocata sin dal titolo del disco? Presumibilmente nella patinatissima Despoiler of Cadaver, un pezzo che profuma di disco dance anni ’80 ma con la raffinatezza di un riff di chitarra piovuto dal cielo. “Posso sparare il disertore del cadavere” ripete Segall ad infinitum. Quello stesso Goblin probabilmente torna in Shoot You Up (ti mangeranno/ti spareranno) e, prima di diventare il “bad boy” di una rumorosissima She, si riveste di influssi rock di stampo generazionale (Garbage). Dopodiché tutto si disgrega e si frammenta in modo casuale e caotico: dal gran rispolvero dei Beach Boys, con Fanny Dog (il pezzo di apertura), Every 1’s a Winner e You Say All the Nice Things, corale ed encomiastica; ai virtuosismi invero spassosissimi di Meaning e Prison con un assaggio di country (The Last Waltz, smaccatamente citazionista). Delle diciannove tracce (troppe!), poche restano le note di merito: Rain dove appare (fin troppo) chiara la lezione di un Yorke d’annata e le ballate My Lady’s On Fire, Alta e – in chiusura – And Goodnight: l’indefinita lady degli inizi acquisisce un’identità certa con Alta, appunto; qui si sente l’influsso del sound gioioso dell’assolata California (Ty Segall è infatti originario di Laguna Beach), complice l’inaspettata inserzione dei fiati. Tuttavia questi (seppur piacevolissimi) momenti restano circostanziati, poiché a farla da padrona è una “improvvisazione” musicale che non convince.



Una selezione delle notizie, delle recensioni, degli eventi da scenecontemporanee, direttamente sulla tua email. Iscriviti alla newsletter.

Autorizzo il trattamento dei dati personali Iscriviti