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Segnali dall’era digitale – Letterature Festival

Roberta Iadevaia

Alla seconda serata di Letterature, Festival internazionale di Roma, i “Segnali dall’era digitale” degli scrittori Scott Hutchis, Jennifer Egan, Emanuele Trevi, più una startup di social gaming.

Si è svolta ieri 12 giugno, nella splendida cornice della Basilica di Massenzio a due passi dal Colosseo, Segnali dall’era digitale, seconda delle dieci serate in cui è articolato Letterature, Festival Internazionale di Roma. Il tema scelto per questa dodicesima edizione è “I had a dream. Storie di sogni diventati realtà”, chiaro riferimento al famoso discorso di Martin Luther King di cui quest’anno ricorre il 50° anniversario: ogni serata infatti – ha spiegato l’ideatrice e direttrice artistica del Festival Maria Ida Gaeta – è strutturata in due parti, “il dire e il fare, il narrare e il vivere”, in un gioco di specchi tra sogni che si traducono in realtà e realtà trasfigurata in narrazione.

Segnali dall’era digitale sì è pertanto aperta con un esempio di “sogno realizzato” raccontato da uno dei suoi protagonisti, Augusto Coppola, co-fondatore di InnovAction Lab, associazione no-profit nata nel 2011 con lo scopo di aiutare i giovani di tutte le università italiane ad analizzare il potenziale mercato di un progetto innovativo e ad individuarne le migliori modalità di promozione. Grazie alla sua formula, che prevede corsi gratuiti, abbattimento degli steccati tra atenei e dipartimenti, lezioni pratiche di problem solving e sfide motivazionali, il Lab è riuscito in due anni a realizzare oltre 25 startup, confermandosi come uno dei cinque casi di maggior successo mondiale nel campo della formazione imprenditoriale. “Ciò che ho imparato”, ha affermato Coppola, “è che l’innovazione non può essere insegnata: è rischiosa e richiede competizione, ma i giovani in gamba amano le sfide”.

Ed è stata una sfida vinta quella di Gamepix, la startup realizzata un anno fa da quattro ragazzi proprio all’interno dell’InnovAction Lab e successivamente selezionata dalla LUISS EnLabs e sviluppata per la Microsoft. Il progetto consiste in un social game network che consente ai suoi utenti di creare un avatar personalizzabile con cui giocare a centinaia di giochi diversi – tutti gratuiti – sfidando gli amici e condividendo il tutto sui social network; in palio, la conquista dei territori/pixel che ricalcano le mappe del mondo reale. Gamepix è anche uno strumento di marketing per le aziende nonché un palcoscenico per gli sviluppatori indipendenti che possono proporre le proprie app online direttamente ai giocatori eludendo i vincoli delle major.

E al mondo dei videogame si sono ispirati anche i De Klan la cui esibizione, divertentissima versione breakdance dell’idraulico più famoso del mondo Super Mario, ha introdotto la seconda parte della serata in un connubio intermediale davvero ben riuscito (a differenza forse dei successivi interventi degli artisti, apparsi un tantino fuori contesto).

Pienamente in tema invece il racconto inedito proposto dal giovane scrittore americano Scott Hutchins, autore del romanzo Teoria Imperfetta dell’Amore, pubblicato quest’anno da Einaudi. Nel brano, intitolato “La pagina dello swami” (dove “swami” sta per “guru”) la storia della crisi di una coppia californiana si intreccia con riferimenti tecnologici, dalle pagine di Facebook al computer intelligente che il protagonista tenta di creare seguendo le istruzioni lasciategli dal padre.

Il tempo di un applauso ed ecco apparire sul palco Jennifer Egan, Premio Pulitzer per la letteratura nel 2011 con Il tempo è un bastardo, pubblicato in Italia dalla Minimum Fax e autrice, tra gli altri, di Scatola nera, racconto concepito per la pubblicazione su Twitter, e Guardami, opera finalista al National Book Award 2001. Per il festival romano la scrittrice statunitense ha scelto La fortezza, brano estratto dal suo best seller The Keep, thriller gotico pubblicato in America nel 2006 ma ancora inedito in Italia, le cui tematiche in effetti ben si sposano con quelle della serata. “Al centro del libro”, ha spiegato la stessa autrice in conferenza stampa,  “ci sono la dimensione della realtà e quella del sogno e una riflessione su come queste due interagiscano”. Ovviamente, trattandosi della Egan, questa indagine viene affrontata da un punto di vista tecnologico, ambito che non cessa di affascinare – e inquietare – la brillante scrittrice, che nella tecnologia vede un simbolo dei tempi.

Al termine dei canonici dieci minuti a disposizione è salito sul palco l’ultimo ospite della serata, lo scrittore e critico letterario Emanuele Trevi, il cui ultimo  libro Qualcosa di scritto, pubblicato da Ponte alle Grazie, è arrivato secondo al Premio Strega 2012. L’autore ha presentato un racconto toccante e intelligente, intitolato L’ultimo sorriso e tratto dal libro Musica Distante (Ponte alle Grazie 2012) che affronta con delicatezza il tema della malattia, alternando l’amarezza alla narrazione di eventi divertenti, e finendo col generare un sorriso che altro non è che la seconda faccia del dolore.

Una serata, dunque, ricca di spunti,  anche se un po’ al di sotto delle (grandi) aspettative riposte in essa, a causa della scarsa  interazione tra pubblico e ospiti: si spera che questi segnali siano più vivi in un futuro prossimo.

 

foto: Roberta Iadevaia



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