Cinema Festival Roma Film Festival 2013

Pronostici

Franco Cappuccio

I pronistici sul Festival del Cinema di Roma a poche ore dalla premiazione.

Mentre la sezione di Alice nella città ha già proclamato i vincitori in mattinata, ovvero entrambi i film finlandesi in sezione, The Disciple di Ulrika Bengts, candidato all’Oscar per la Finlandia, che ha vinto come miglior film, e Heart of a Lion di Dome Karukoski, uno dei registi finlandesi più apprezzati in patria, che ha ricevuto invece la menzione speciale, è arrivato il momento di tirare le somme ed indicare un po’ i favoriti a poche ore dalla premiazione, riservando invece un bilancio del festival complessivo immediatamente dopo la chiusura del festival. Non ci occuperemo di CinemaXXI, data la scarsità di film visti in questa sezione da parte nostra.

Concorso

Molteplici i premi destinati al concorso, che saranno svelati alle 19 dalla giuria presieduta da James Gray. Innanzitutto il premio principale, quello di miglior film, cui il sottoscritto probabilmente vorrebbe la vittoria di Her o di Dallas Buyers Club; tuttavia, conoscendo le dinamiche festivaliere che molto difficilmente premiano un film americano di un certo rilievo (che ha un po’ il compito di fare da passerella ed aggiungere glamour ad un festival) direi che il favorito è il film turco I Am Not Him, storia surreale fatta di reiterazioni e simmetrie che ha molto convinto noi e il pubblico in sala, sia per il suo ottimo comparto tecnico che per la splendida recitazione dei due protagonisti.

Miglior regia la assegniamo al giapponese Seventh Code, un colpo di genio del regista Kiyoshi Kurosawa, che in un arco temporale piuttosto inusuale (60 minuti, un mediometraggio) si è inventato un gioiellino che funziona sia dal punto di vista narrativo che della contaminazione dei generi, oltre che dello sviluppo registico, capace di tenere incollato e di mantenere alta la tensione per tutto il tempo.

Premio speciale della giuria va all’italiano Tir, di Alberto Fasulo, film che si avvicina molto alla forma documentaria pur essendo fiction (e d’altronde il regista viene da quel mondo) per esplorare il mondo dell’alienazione del lavoro di autotrasportatore o, più volgarmente, di camionista. Sviluppo narrativo convincente, scelte registiche che si focalizzano sul vissuto del protagonista, sottolineandone le difficoltà, per un ottimo film italiano.

Miglior interpretazione maschile la assegniamo a Matthew McCounaghey per Dallas Buyers Club, in cui l’attore interpreta il personaggio realmente esistito di Ron Wooldruff, malato di AIDS in lotta contro gli Stati Uniti che volevano vietare alcuni prodotti considerati più efficaci per interessi economici delle case farmaceutiche americane. McCounaghey, visibilmente dimagrito per interpretare questo ruolo, sfodera una recitazione iperconvincente, amplificata dalla presenza di un altrettanto eccellente Jared Leto a fargli da spalla.

Miglior interpretazione femminile va invece ad Atsuko Maeda per Seventh Code, interprete solidissima del film di Kurosawa, capace di tenere la presenza anche da sola, come capita in diversi tratti del film. Va però sottolineato come non ci sia stata una grande concorrenza, in quanto gran parte dei film presentati in concorso non ha espresso interpreti femminili con parti rilevanti. Questo senza nulla togliere all’interpretazione di Maeda, che comunque meriterebbe il riconoscimento.

Giovane attore o attrice emergente lo assegniamo a Jaouher Brahim, interprete ne I Corpi Estranei di Locatelli, non tanto per la sua interpretazione in se per se, comunque dignitosa, specie comparandola a quella del suo “antagonista” Filippo Timi, quanto per il trovare un premio dignitoso ad un film italiano, che all’interno delle premiazioni non manca mai.

Miglior contributo tecnico lo assegniamo a I Am Not Him, in quanto il film di Pirselimoglu è stato quello in grado di mostrarci la migliore fotografia, con alcune inquadrature da lasciare senza fiato, e un uso attento della macchina da presa e della regia.

Miglior sceneggiatura va a Sorrow and Joy di Nils Mamros, storia psicoanalitica del rapporto tra una moglie instabile mentalmente e un regista ossessionato dal suo lavoro. Una sceneggiatura fatta di strappi, flashback, metacinema, in grado però di trovare un equilibrio interno molto coinvolgente.

Premio del pubblico va ad Her di Spike Jonze, storia d’amore tra un uomo e il suo sistema operativo, che ha convinto pubblico e stampa grazie agli enormi meriti sia del regista, che si è occupato anche della sceneggiatura, che degli interpreti Joaquin Phoenix, Amy Adams, Scarlett Johansson (seppur solo in voce) e Rooney Mara.

Prospettive Doc Italia (a cura di Vincenzo De Divitiis)

La sezione Prospettive Doc Italia si caratterizza per una qualità di lavori nel complesso più che soddisfacente per contenuti e cifra stilistica, proseguendo sulla falsa riga della scorsa edizione. Il principale papabile alla vittoria del premio è senza alcun dubbio Capo e Croce – Le ragioni dei pastori del duo Marco Antonio e Paolo Carboni, un documentario di forte denuncia sociale che apre gli occhi sulle difficili condizioni dei pastori sardi e sulle ingiustizie subite negli ultimi anni durante le loro manifestazioni di protesta. Altri nomi da tenere d’occhio sono Valentina Zucco Pedicini con Dal profondo, anche quest’ultimo realizzato in Sardegna ma a centinaia di metri sotto terra per seguire la vita dei minatori sardi, e Elisa Amoruso con l’emozionante storia d’amore raccontata con grande delicatezza e una buona dose di ironia nel suo Fuoristrada. Più distaccati tutti gli altri con l’unica eccezione del buon Lettera al presidente di Marco Santarelli che si candida come possibile ousider.



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