Musica Nuove Uscite

Ryley Walker – Golden Sings That Have Been Sung

Carmen Navarra

Ryley Walker ha l’aria di essere un musicista potenzialmente promettente ma che oggi risulta imberbe, acerbo e refrattario all’autenticità, se non in alcuni sporadici momenti del suo terzo album Golden Sings That Have Been Sung. Fin dall’esordio (All kinds of you, 2014) il giovane americano, nato a Chicago nel 1989, non sorprende né per timbro […]

Ryley Walker ha l’aria di essere un musicista potenzialmente promettente ma che oggi risulta imberbe, acerbo e refrattario all’autenticità, se non in alcuni sporadici momenti del suo terzo album Golden Sings That Have Been Sung.

Fin dall’esordio (All kinds of you, 2014) il giovane americano, nato a Chicago nel 1989, non sorprende né per timbro di voce (standard e consueto) né per inventiva (sembra più un ottimo ascoltatore che un buon produttore di musica). Le otto tracce che compongono il disco manifestano l’intrinseca sensibilità dell’artista, evidentemente cresciuto a ‘pane e folk’ (Nick Drake, Tim Buckley, John Martin), inclinazione che, deficitaria della stessa impeccabile resa rispetto ai predecessori, si avverte in pezzi quali I Will Ask You Twice, The Roundabout e The Great And Undecided; artificioso e studiato è il sound del pezzo che apre l’album, The Halfwit In Me, di radioheadiana memoria (Paranoid Android?), anche se ingentilito da un piglio maggiormente indie; si può ritenerlo non del tutto distante da influenze più sperimentali nell’incipit tamburellante di A Choir Apart che rimanda alla prima Björk. Arrivando nel cuore del disco, non senza avvertire il fastidio per le troppo gridate emulazioni, si riescono a cogliere sfumature più personali e accuratezze foniche più originali: è il caso di Funny Thing She Said in cui sono egregiamente coniugati il suono morbido di una chitarra elettrica con quello soave di un pianoforte che si sposano, nel finale, con un violoncello nervoso. Tuttavia l’impressione è che anche in questo caso Walker abbia sbagliato qualcosa: il pezzo è inutilmente lungo. Non dispiace la ‘spruzzata’ psichedelica di Sullen Mind, scontrosa tanto quanto il nome che porta (‘sullen’, appunto), mentre gli xilofoni di Age Old Tale preannunciano graditissime atmosfere fiabesche. Eppure queste piacevoli uscite non ‘risollevano’ le aspettative del disco e non bastano a cancellarne le caratteristiche: irritante nella sua ostinazione didascalica, rischia di essere facilmente dimenticabile.

La speranza è che Ryley Walker maturi negli anni una vena creativa di cui Golden Sings That Have Been Sung è quasi totalmente sprovvisto.



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